scritto da Simone Lanciotti in Storie il 24 Mag 2016

Con una e-bike in montagna: fatica, libertà e piacere… cambia tutto

Con una e-bike in montagna: fatica, libertà e piacere… cambia tutto
        
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Ecco il piano di sabato scorso: fare un giro lungo in montagna facendo meno fatica possibile.
Come? Con una e-bike, portando con me il caricabatteria e approfittando della pausa pranzo in quota per ricaricare le batterie e ripartire.
Un sacrilegio?
Suvvia, siate un po’ elastici: l’obiettivo finale delle nostre uscite in bici è divertirsi e con una e-bike in montagna si riduce la percentuale di fatica e aumenta l’effetto passeggiata di piacere.
Che poi, tanto per essere onesti, con una Haibike Xduro Nduro Pro così ben equipaggiata, tanto passeggiata quando si va in discesa proprio non è…
Comunque, l’obiettivo è quello di portare a compimento un giro di circa 70 km con oltre 1800 metri di dislivello.
Nulla di impossibile, quindi, però non proprio alla portata di tutti.

e-bike in montagna

La Haibike Xduro Nduro Pro usata per questo giro


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Il piano
Il caricabatterie Bosch pesa, cavi compresi, 720 gr, quindi è ancora trasportabile nello zaino senza grossi problemi.
Non voglio portare una batteria di scorta (il cui peso è di 2,7 Kg) perché penalizzerebbe molto la guida oltre a stancare più del dovuto la schiena e le braccia.
Meglio approfittare dello stop al ristorante per mettere in carica la batteria e poi proseguire.
Il percorso però prevede una salita iniziale di 20 km per coprire un dislivello di 1287 m, cioè ben oltre la metà del dislivello del giro intero.
Mi aspetto che quando arriverò al ristorante di Maurizio avrò fra il 20 e il 40% di carica residua.
Metto nello zaino una maglia intima di scorta, il caricabatterie Bosch, il necessario per l’uscita e parto verso le 12,45, in modo da arrivare su che è ancora ora di pranzo.
La salita da Subiaco a Monta Livata è impegnativa solo nella prima parte.
Decido di salire in Tour e solo quando la pendenza migliora scendo in Eco.
L’obiettivo oggi è concentrarsi sul piacere della pedalata e sul panorama, riducendo il più possibile la fatica.
Cioè voglio usare questa e-bike per quello per cui è stata concepita.
Nonostante i 23,00 Kg di bici, la Haibike Xduro Nduro Pro è un bel giocattolone e il nuovo cambio Sram Ex1 è davvero piacevole da utilizzare: sto imparando sempre più a capirlo e a sfruttare gli 8 rapporti.

e-bike in montagna

Arrivato al ristorante. La batteria è già in ricarica

La ricarica in quota
Arrivo a Monte Livata e continuo a salire per Campo dell’Osso verso il ristorante Il Cristallo di Neve dove mi attende Maurizio.
Scendo dalla bici, cambio la maglia intima, stacco la batteria ed entro nel locale.
Chiedo una presa di corrente dopo di che ordino il mio pranzo.
Il caricabatteria entra in azione alle 14:08 con un livello di batteria pari al 20%.
Per inciso sto usando una batteria da 500 Wh, quindi la più capace di casa Bosch.

e-bike in montagna

Mangio il mio piatto di strozzapreti al “sugo finto”, un bicchiere di vino bianco (da Maurizio c’è l’imbarazzo della scelta), un’insalata e intanto controllo il caricabatterie.
Entrano diverse persone e incuriosite mi chiedono sulla bici elettrica: quanto costa? quanto pesa? quanto vai veloce? dove stai andando?
Insomma, sono attratti da questo mezzo e anche se conoscono poco la Mtb e la bici in generale sanno che esiste questa categoria di bici.
“Ecco – mi dico – la e-bike sta centrando il suo obiettivo: portare sulla bici persone che non conoscono questo sport. Bene”
E’ passata un’ora e mi dico che dovrei rimettermi in marcia.
Il caricabatterie però non ha ancora completato il suo lavoro: vorrei ripartire da qui con un 80% di carica e qui vedo che ha appena raggiunto il 60%.
Meglio aspettare, allora, tanto qui non mi sto annoiando di certo…

e-bike in montagna

La batteria è in ricarica…


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Si riparte
Sono le 15:35 quando stacco la spina del caricabatterie: la carica ora è all’80%.
Decido di ripartire, anche perché di strada ne devo fare un bel po’.
Il dislivello l’ho quasi completato tutto, ma di km, davanti, ne ho ancora una cinquantina.
E’ ora di andare, saluto Maurizio e torno a salire.
Abbandono l’asfalto finalmente ed entro nella parte più selvaggia e meno frequentata del Parco dei Monti Simbruini.
Qui ci sono sentieri e strade sterrate e il mio obiettivo è arrivare a Monna della Forcina, cioè dove inizia la lunga discesa verso casa, con un 60% di batteria residua.

e-bike in montagna

Una foto di rito: ogni volta che passo qui, poggio la bici su questo cippo (che risale al 1850) e scatto una foto.

e-bike in montagna

La batteria è al 60%: non credo di riuscire ad arrivare a Monna della Forcina con questo stato di carica.

A dire il vero credo che potrei cavarmela anche con un 40%, visto che davanti avrei solo saliscendi, ma… non si sa mai.
Il paesaggio qui è maestoso e ogni volta che passo qui mi dico che ci vengo troppo poco spesso.
Continuo a guardare i led della batteria sul display: mi sto facendo assillare dalla carica della batteria.
A un certo punto il led diventano 3: sono al 60% di carica ed è ancora presto.
Avrei dovuto lasciare il caricabatterie in funzione più a lungo?
No, non potevo: si sarebbe fatto troppo tardi.
Che faccio allora?
Passo dalla modalità Tour alla Eco.
Rallento e cerco di non consumare troppe energie, soprattutto mentali.
Sono qui per godermi la passeggiata.
Ammetto che avere sotto gli occhi il display con le informazioni sullo stato di carica della batteria è molto utile, a patto di non farsi assillare.
Oh-oh: la batteria scende al 40%.
Ho fatto 10 km e quasi 300 metri di dislivello, consumando circa un 40% di batteria.
In realtà anche di meno, perché la batteria non era completamente carica quando sono ripartito da Campo dell’Osso e quindi le indicazione che dà il display non possono essere molto precise.
Monna della Forcina e l’inizio del lungo single track in discesa, però, stanno per arrivare.
Il cambio Sram Ex1 è davvero notevole: ho imparato a non smettere di pedalare durante la cambiata e tutto funziona ancora meglio!
Dalla Haibike ho tolto le gomme Maxxis High Roller Dhf 3C DD (meravigliose quando servono grip e confidenza) in luogo delle Vittoria E-Goma da 2,4”, specifiche per e-bike.
Si sente che hanno una mescola più dura, ma il grip è comunque buono.
Sono curioso di vedere come reggeranno con il passare dei km.

e-bike in montagna

La batteria scende al 40% proprio a ridosso di Monna del Forcina, ovvero quando la salita è praticamente finita.

Ma è libertà vera?
Voglio confidarvi alcuni dei pensieri che mi sono passati per la mente mentre pedalavo verso Monna della Forcina.
Per capirci, qui siamo in un posto dove i cellulari non prendono, il traffico veicolare è praticamente inesistente e il centro abitato più vicino è distante 10-15 km (di strade offroad e sentieri).
Ovvero, qualunque problema al motore elettrico o alla batteria ti mette nei casini.
Anche soltanto perdere il magnete del sensore di velocità (è bene portarne uno di scorta?) può essere un guaio.
Certo, la bici continuerebbe a funzionare, ma con molta più fatica.
E se fosse necessaria una deviazione che ti fa allungare la strada?
Quando sei in montagna è qualcosa che devi mettere in conto e questo mi fa pensare che dal ristorante sarei dovuto ripartire comunque con la batteria completamente carica.
Allora mi chiedo: in queste condizioni una bici a pedalata assistita diventa una limitazione alla propria libertà?
Intesa come libertà di cambiare rotta o, talvolta, necessità di cambiare rotta.
Di sicuro è qualcosa con il quale non avevo fatto i conti prima d’ora, perché i miei giri con una e-bike non avevano mai previsto uno stop intermedio per la ricarica.
Cioè non mi ero mai allontanato così tanto.
Quindi, da un lato il motore elettrico permette di andare lontano, anche molto lontano, e con molta meno fatica, ma dall’altro richiede una pianificazione attenta della rotta e del consumo della batteria e questo interferisce con il senso più puro di libertà.
Forse, alla luce di questi pensieri, io non sono l’utente ideale per una e-bike, ma devo anche ammettere che le trovo molto divertenti per i giri più brevi e intensi.
A giudicare da come questi mezzi si stanno evolvendo è probabile che un giorno riderò (e riderete) di queste mie considerazioni.
Però, un passo alla volta e intanto torniamo a pedalare verso Monna della Forcina.

e-bike in montagna

Il motore Bosch Performance Cx spinge bene anche in Eco e la pedalata sembra più “umana”. In Tour la spinta è nettamente maggiore e quando si sale offroad non è sempre l’opzione migliore.


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Inizia la discesa
Con i 180 mm di corsa della Haibike Xduro Nduro Pro uniti a un movimento centrale più alto passi sopra a tutto.
E’ una bici da freeride, certamente molto pesante, ma che tollera tanti abusi.
La mia unica preoccupazione è di non esporre il motore a impatti troppo violenti.
Ogni tanto sento rumori poco piacevoli quando capita un sasso in traiettoria, ma la struttura della bici è molto solida.
Vado avanti, continuo a scendere verso Fiumata, arrivo alle sorgenti (da qui sgorga l’acqua che alimenta la rete idrica di Roma) e proseguo.
Il sentiero invita a mollare i freni e quando c’è da saltare le sospensioni hanno tantissimo margine.
Sono un cuscino ad aria (ma nella RockShox Lyrik ho messo due token… ???? ).
Torno su asfalto e da qui in poi il giro diventa meno entusiasmante: in pratica è un lungo trasferimento fino a casa, metà su strade battute e metà su sterrato.
Tengo la modalità Eco, quindi la velocità non è elevatissima, ma è superiore rispetto a una bici normale.
Ogni tanto torno in Tour, proprio per sfruttare al meglio le potenzialità di questa e-bike.
L’obiettivo di questa uscita era ridurre il più possibile la fatica, no?

e-bike in montagna

La batteria in discesa non si consuma ovviamente e il led mostra un 40% di carica residua per quasi 30 km.

Arrivato!
Ritorno a casa in un attimo.
Quel lungo tratta di strada (20 km circa) che di solito mi costa tempo ed energie è volato via in un baleno.
Quasi mi sento meno stanco di stamattina quando sono partito, ma so che questo è l’effetto dell’adrenalina.
Il display, quando arresto il Garmin, mi indica un 20% di carica residua, ma la tacca del 40% si era appena spenta.
Avrei potuto sfruttare ancora di più e meglio la carica di questa batteria, ma ho preferito restare cauto.
A quando una gestione personalizzata del motore anche da parte di Bosch?
Comunque, sono a casa e rispetto allo scorso anno (qui la storia), quando ho fatto il medesimo giro pedalando, ho impiegato circa un’ora di meno (in termini di tempo in movimento effettivo) e mi sono stancato molto meno.
3 ore e 38 contro 4 ore e 45.


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Ok, sono due cose diverse: la fatica fa parte del gioco e ammetto che essa amplifica enormemente la sensazione di successo e soddisfazione quando si riesce a fare dei tour un po’ più impegnativi.
Però, rifletteteci un attimo: se non abbiamo il tempo di allenarci questi tour rimangono proibitivi.
Oppure, anche se siamo allenati (e io mi ritengo allenato), quante volte avremmo voluto fare dei giri epici ma ci siamo fatti “spaventare” dal dislivello, dalla fatica, dalla montagna e dal timore di non farcela, soprattutto se siamo da soli?
Una e-bike, a patto di avere il cervello acceso, può servire anche a questo: diventa una valida compagna di pedalata quando le condizioni al contorno ci sono un po’ avverse.
Però, attenzione: con la montagna e i sentieri ripidi non si scherza.
Se è vero che questa tipologia di bici aiuta a raggiungere quote elevate, è anche vero che poi, da lì, bisogna saper scendere.
E con la montagna, appunto, non si scherza.
Se siete dei principianti le e-bike non vi trasformano in biker esperti.
Ecco perché per usarle, oltre al motore, serve di avere il cervello acceso.

        
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