SPYSHOT – Specialized Turbo Levo Fsr: arriva la 29 ST

Prime indiscrezioni-spyshot sulla gamma Specialized Turbo Levo Fsr 2017.
Iniziamo da un nuovo modello che entra nella gamma delle e-bike di Specialized, ovvero la Specialized Turbo Levo Fsr ST 29.
La sigla ST sta per short travel, cioè escursione ridotta: parliamo di 120 mm abbinati a ruote da 29 pollici (da 2,3” di sezione) e quindi non 650b Plus, pardon, 6Fattie.
Il telaio è sempre in lega come per le altre Turbo Levo e stesso discorso vale per il motore, che è Brose.
Le immagini che vi mostriamo si riferiscono alla versione Comp, ma che in Italia verrà commercializzata con un allestimento differente e soprattutto sarà di colore rosso anziché nero.

Specialized turbo levo fsr 29 St

Specialized turbo levo fsr 29 St


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Specialized turbo levo fsr 29 St

Specialized turbo levo fsr 29 St

La bici delle immagini utilizza una forcella Fox 34 Performance, ma quella che arriverà nei negozi avrà una RockShox Revelation da 120 mm.
Il gruppo sarà Sram Nx anziché Sram Gx e la batteria è da 460 Wh.
Per quanto riguarda il prezzo, la Specialized Turbo Levo Fsr ST 29 sarà il modello di accesso alla gamma a doppia sospensione con un costo di 3990€ al pubblico.
Il resto della gamma Turbo Levo non subisce modifiche significative, a parte, da quanto ci risulta in questo momento, la colorazione Orange della Turbo Levo Fsr Expert 6Fattie.

Specialized turbo levo fsr 29 St

Specialized turbo levo fsr 29 St
La nuova colorazione orange della Specialized Turbo Levo Fsr Expert 6Fattie

Specialized turbo levo fsr 29 St


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Specialized turbo levo fsr 29 St

A brevissimo arriveranno altre informazioni (questa volta ufficiali) da Specialized Italia.
Stay tuned…

Qui il test della Specialized Turbo Levo Fsr Comp 6Fattie 2016

Display Bosch Nyon: le e-bike diventano più smart

Dopo avervi parlato qualche settimana fa del display-commander Purion e di altre novità, torniamo a parlarvi di altre novità Bosch relative al settore delle e-bike.
Il display Bosch Nyon (che stiamo tuttora provando) rappresenta un netto passo in avanti rispetto al classico Intuvia perché permette, fra l’altro, di personalizzare i 4 livelli di assistenza del motore Bosch tramite l’app eBike Connect (qui la versione iOS e qui quella Android) oppure tramite il portale Bosch eBike Connect. Ecco gli ultimi aggiornamenti da Bosch.
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La schermata Fitness (personalizzabile) del Bosch Nyon

COMUNICATO STAMPA

Con i nuovi modelli della stagione 2016/17, gli e-biker che utilizzano un sistema di propulsione Bosch avranno ancora più vantaggi grazie ai perfezionamenti apportati alla linea di prodotti. Aggiornamento software per il computer di bordo all-in-one Nyon, ampliamento della funzione eShift e nuove opzioni per gli amanti della mountain bike elettrica: Bosch si impegna costantemente per ottimizzare i propri prodotti e svilupparne di nuovi.

Le nuove funzioni di Nyon
Il computer di bordo all-in-one Nyon è in grado di gestire, in un solo apparecchio, la navigazione, il controllo della bicicletta elettrica e i dati di viaggio. A partire dalla primavera 2016, gli e-biker che utilizzano Nyon hanno a disposizione nuove funzioni che aumentano il comfort e il piacere di guida.

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Per esempio, la rappresentazione geografica dell’autonomia restante (foto sopra), ovvero della distanza che è possibile coprire con la propulsione elettrica. Nel calcolo del percorso vengono inclusi fattori come la topografia locale, la carica della batteria e il livello di sostegno selezionato.
I dati topografici comprendono anche i dislivelli e le caratteristiche dei percorsi.
Questa funzione premium a pagamento (acquistabile su Apple App Store a 5,99 euro e su Google Play Store a 5,95 euro) consente agli appassionati della bici elettrica di pianificare in modo ancora più preciso ogni escursione.
Anche il dashboard è stato rivisto e presenta nuove funzionalità. Per esempio, si possono vedere contemporaneamente lo stato di sincronizzazione e le attività del mese precedente.
Con il successivo aggiornamento sarà possibile per la prima volta esportare nel portale i dati GPX. In questo modo, si possono rivivere i percorsi affrontati e condividerli con altri utenti.

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Il commander dedicato al Bosch Nyon prevede un piccolo joystick per la gestione del display senza togliere la mano dal manubrio.
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L’ingombro sul manubrio aumenta rispetto all’Intuvia, ma le informazioni e le potenzialità sono nettamente maggiori con il Nyon.

Cambio marcia più efficiente con eShift
L’eShift, la soluzione Bosch per un sistema di cambio automatico e integrato, dal 2017 potrà essere utilizzato in combinazione con Nyon. Per rendere le escursioni con la bicicletta elettrica ancora più efficienti, durante il cammino il display visualizza suggerimenti sulle marce da utilizzare.
E c’è anche un’ulteriore novità: dal 2017 il sistema di cambio automatico e integrato eShift può essere utilizzato anche sulle Speed-Pedelec, in combinazione con il cambio automatico a variazione continua Harmony H-Sync di NuVinci Cycling.

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La schermata Ride con i dati principali della pedalata.

Nuova assistenza alla spinta
La nuova assistenza alla spinta, ora attivabile attraverso una doppia pressione, aumenta la sicurezza per gli e-biker e l’ambiente circostante.
Dopo aver selezionato il tasto Walk, all’e-biker verrà richiesto di confermare l’attivazione dell’assistenza alla spinta premendo il tasto Plus. A quel punto il ciclista riceve una spinta elettrica di notevole potenza. L’assistenza alla spinta è disponibile con i sistemi di propulsione Bosch di ultima generazione e può essere utilizzata in combinazione con i computer di bordo Nyon, Intuvia e Purion.

Una luce più potente per una maggiore sicurezza
A partire dal 2017 anche la luce sarà più potente, fino a 18 Watt, con una tensione di 6 o 12 Volt, aumentando quindi la sicurezza alla guida. Le impostazioni di luce sono configurate dal produttore.

Ancora più sportivi con SRAM EX1
Per e-biker con ambizioni sportive, SRAM EX1 (qui il test in anteprima) è il primo sistema di cambio pensato espressamente per le mountain bike elettriche.
SRAM EX1 offre una possibilità di cambio sincronizzato, anche per un ritmo serrato di pedalata. La cassetta 11-48 con 8 velocità si integra perfettamente con il sistema Bosch Performance Line CX e permette di affrontare al meglio ogni pendenza.

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Il cambio Sram Ex1: qui i dettagli tecnici.
bosch nyon
Il pacco pignoni 11-48 dello Sram Ex1

Il computer di bordo all-in-one Nyon gestisce, in un solo apparecchio, la navigazione, il controllo della bicicletta elettrica e i dati di viaggio.

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La schermata della modalità Ride tramite la quale è possibile modificare sia la visualizzazione dei dati, sia la modalità di assistenza personalizzata.

Dalla primavera 2016, con Nyon l’autonomia residua viene rappresentata geograficamente, includendo nel calcolo fattori quali la topografia locale, la carica della batteria e il livello di sostegno selezionato.

Per quanto riguarda il prezzo, Bosch ha comunicato il prezzo di listino solo per il mercato tedesco, 549€, specificando che dovrebbe differire di poco per il mercato italiano.

Per informazioni www.bosch-ebike.com

Lapierre Overvolt Am Carbon: più bassa, agile e leggera

Per spiegarvi la nuova Lapierre Overvolt Am Carbon e le sue potenzialità occorre partire da cosa rappresentano le e-bike in territorio francese.
La loro diffusione, sia in campo agonistico nell’enduro, sia in campo escursionistico, è davvero notevole e in casa Lapierre due leggende della Mtb come Claude Vergier e Jean Pierre Bruni sono stati fra i primi a credere nelle e-bike in campo agonistico. E ne sono sempre più convinti.
“Le e-bike sono per le persone anziane” verrebbe da dire, ma a smentire questo pregiudizio sono altri rider, più giovani, nell’orbita Lapierre come Maxime Folco e Florian Golay che sono stati coinvolti anche nello sviluppo della nuova Lapierre Overvolt Am Carbon.

lapierre overvolt am carbon
La Lapierre Overvolt Am 900 Carbon

Su questa bici Lapierre ha riversato un impegno notevole, perché la sfida che doveva affrontare era molto difficile.
La nuova Lapierre Overvolt Am Carbon porta in dotazione le seguenti caratteristiche tecniche:

– ha il telaio in fibra di carbonio
– è una e-bike a doppia sospensione: 140 mm di travel (con forcella da 150 mm)
– baricentro il più basso possibile
– convertibile da 27,5” a 27,5” Plus con rapidità
– ammortizzatori con sistema metrico
– utilizza ruote Lapierre eAM

Lapierre con la Overvolt Am Carbon vuole dimostrare che progettare una e-bike non significa soltanto aggiungere un motore a una buona Mtb a doppia sospensione.
L’obiettivo è più ambizioso: integrare al meglio la parte elettrica in una geometria capace di far divertire, sia in salita che in discesa.
A tale scopo Lapierre ha studiato, oltre al telaio in carbonio, un posizionamento ottimale sia del motore che della batteria, secondo le linee guida del Glp, ovvero Gravity Logic Project.
Il motore è nella posizione classica, ma leggermente ruotato verso l’alto, mentre la batteria si trova subito sopra di esso, centralizzando le masse e abbassandole il più possibile.

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Per quanto riguarda il motore, parliamo di un Bosch Performance Cx con batterie da 500Wh.

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La batteria nella versione Carbon si trova subito sopra il motore.

Per migliorare il piacere di guida, la nuova Lapierre Overvolt Am Carbon avrà un travel posteriore di 140 mm (abbinato a una forcella da 150 mm), battute dei mozzi Boost (che permettono benefici alla geometria della bici oltre che da un punto di vista dinamico) e pedivelle da 170 mm.
Le pedivelle più corte sono state scelte per due motivi: per ridurre il rischio di impatti con il terreno e perché con l’assistenza di un motore non c’è bisogno di pedivelle più lunghe.

lapierre overvolt am carbon
Spostando in avanti o indietro l’asse posteriore è possibile montare ruote 27,5″ oppure 27,5″ Plus

lapierre overvolt am carbon

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Le versioni di punta della gamma Overvolt Am utilizzano la trasmissione Sram Ex1 (qui il test), specifica per e-bike.
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La Lapierre Overvolt Am 900 Carbon

Le misure della Overvolt Am Carbon
Per quanto riguarda la geometria, la Overvolt Am Carbon avrà un angolo di sterzo da 66° e un tubo piantone da 73°, mentre i foderi bassi avranno una lunghezza di 47,5-48,5 cm, a seconda della ruota montata.

lapierre overvolt am carbon
La geometria della Lapierre Overvolt Am Carbon

Sulla nuova Overvolt figurerà anche un ammortizzatore RockShox Monarch Rt in linea con lo standard metrico, dotato di maggiore rigidità torsionale e soprattutto capace di prestazioni migliori (ne abbiamo parlato qui).
Arriva anche un reggisella telescopico Lapierre, realizzato in lega leggera serie 7000 anodizzata e dotato di guarnizioni a 4 O-ring per la massima affidabilità.
Il controllo è di tipo meccanico, è dotato di passaggio interno del cavo ed è disponibile con travel di 100, 125 e 150 mm.

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La Lapierre Overvolt Am 800 Carbon
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La Lapierre Overvolt Am 700 Carbon

lapierre overvolt am carbon

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lapierre overvolt am carbon

La gamma Lapierre Overvolt Am Carbon sarà disponibile in tre taglie (S, M e L) e in tre allestimenti.

Anche una versione in alluminio
Ci sarà anche la Lapierre Overvolt Am Alloy con caratteristiche solo in parte ereditate dalla versione Carbon.
Il disegno del telaio sarà più classico, con la batteria posizionata sul tubo obliquo, sospensione posteriore di tipo Ost+ (cioè un disegno a pivot virtuale ideato da Lapierre) da 140 mm, telaio in lega Supreme 5, mozzi con battute Boost e doppia compatibilità 27,5” e 27,5” Plus.

La Lapierre Overvolt Am Carbon
Il telaio in lega leggera Supreme 5

Anche nel caso della gamma in lega Supreme 5 il motore sarà Bosch Performance Cx con batteria da 500Wh e le pedivelle saranno da 170 mm di lunghezza.

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La geometria delle Lapierre Overvolt Am Alloy

La geometria ricalca quella della versione Carbon con un angolo di sterzo da 66°, un piantone da 73° e un carro la cui lunghezza oscilla fra 46,5-47,5 cm, a seconda che la bici sia montata con ruote 27,5” oppure 27,5” Plus.

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La Lapierre Overvolt Am 500 Alloy

La Lapierre Overvolt Am Carbon

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La protezione sul motore Bosch

4 gli allestimenti disponibili per la Lapierre Overvolt Am Alloy che prevedono motori Bosch Performance Cx e batteria da 500Wh sui tre allestimenti migliori e un motore Yamaha con batteria da 400Wh sull’allestimento più economico.

Nuova Lapierre Overvolt Xc
Per chi non vuole impegnarsi su sentieri di una certa difficoltà tecnica, Lapierre ha ridisegnato la Overvolt Xc che, con 120 mm di travel sulla ruota posteriore, si segnala come un mezzo per le escursioni di lunga durata.
Anche qui abbiamo la doppia compatibilità con ruote 27,5” e 27,5” Plus (con sezione fino a 3,0”), sospensione posteriore Ost+, nuova geometria e compatibilità Boost.

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La Lapierre Overvolt Xc 500

Il telaio è realizzato in lega Supreme 5 e la geometria prevede un angolo di sterzo da 67° e un tubo piantone da 73°. Al pari della Overvolt Am, le pedivelle saranno da 170 mm di lunghezza, mentre il motore sarà il Bosch Performance Cx (con batteria da 500Wh e display Purion) solo sull’allestimento top.

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La geometria della Lapierre Overvolt Xc

Gli altri modelli di Lapierre Overvolt Xc utilizzeranno sistemi Yamaha con batteria sia da 500Wh che da 400Wh.

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La Lapierre Overvolt Xc 300 Woman

La Lapierre Overvolt Am Carbon

La Lapierre Overvolt Am Carbon

La Lapierre Overvolt Am Carbon

La Lapierre Overvolt Am Carbon

La Lapierre Overvolt Am Carbon

La Lapierre Overvolt Am Carbon
La Lapierre Overvolt Xc 400
La Lapierre Overvolt Am Carbon
Il display del sistema Yamaha

I prezzi al pubblico e i pesi delle bici al momento non sono ancora stati dichiarati, ma vi terremo informati non appena lo saranno.
Qui tutti gli articoli di MtbCult relativi al mondo e-bike.

Per informazioni Lapierrebikes.it

SHORT TEST – Cannondale Moterra 1: il peso in più spaventa meno

KIRCHBERG – Nei giorni dedicati agli Eurobike Media Days ho avuto la possibilità di provare una delle novità più interessanti, ossia la Cannondale Moterra (qui l’articolo di presentazione).
Allo stand del marchio americano (uno dei più grandi di tutto l’evento) c’era a disposizione un’intera flotta di bici riservata ai test, fra le quali spiccava la nuova Cannondale Moterra.
La nuova nata ha, nelle intenzioni del produttore, il compito di proporre agli appassionati del marchio Cannondale una bici da trail o da all mountain a pedalata assistita di nuova concezione.

Pur avendo un motore Bosch Performance Cx e batterie da 500 Wh (quindi una dotazione in comune con la maggior parte delle e-bike a doppia sospensione), la Moterra sfoggia una geometria molto raffinata in quanto ad angoli e baricentro.
Sono molto curioso di metterla alla prova…

Il setup
A Kirchberg ho avuto modo di provare brevemente la Cannondale Moterra 1, cioè la versione con 130 mm di escursione e formato ruota 650b Plus.
La bici che ho provato io aveva una colorazione del telaio non-series, cioè era un modello solo per test, ma il montaggio era quello della Moterra 1.

Il motore Bosch Performance Cx è montato in posizione leggermente angolata verso l’alto, per contenere gli ingombri.
Il pignone è realizzato da Cannondale secondo le specifiche dell’Asymmetric Integration, ovvero tutti accorgimenti che hanno permesso di accorciare tantissimo la lunghezza dei foderi bassi.

Le gomme Schwalbe Nobby Nic da 2,8” le ho gonfiate a 1,1 bar (davanti) e 1,3 bar (dietro) e ho scelto una taglia M, quella più indicata alla mia statura.
La bici da me utilizzata aveva freni Shimano Deore Xt con dischi da 200 mm di diametro davanti e da 180 mm dietro e anche la trasmissione era Shimano Xt di ultima generazione.

La batteria è una Bosch Powerpack 500Wh classica, ma montata “a testa in giù” e protetta dal BatStrap.

Le sospensioni erano Fox: 34 Float Factory da 130 mm davanti e Float Dps Evol Factory dietro, con un travel alla ruota di 130 mm.
E passiamo al test, che si è svolto su un percorso di circa 17 Km che comprendeva tratti di pianura e salita con terreno misto asfalto-sterrato, anche con radici, e per concludere una bella discesa in stile enduristico, fluida con sponde, appoggi e pedane.
Regolata la bici a mio uso e consumo in termini di altezza sella, sag ammortizzatore-forcella e pressione pneumatici
sono pronto per il sentiero di prova.
Le prime pedalate sono su asfalto, in pianura, in modalità Eco: il limite di legge dei 25 Km/h oltre i quali l’intervento del motore si interrompe si raggiunge sin troppo presto, ma, si sa, le e-bike a doppia sospensione non sono pensate per andare in pianura su asfalto…

Paolo Guerrieri in azione sulle salite di Kirchberg

E arriva la salita
Il motore Bosch Performance Line Cx ha le prestazioni che ben conosciamo già.
La Moterra 1 è dotata di serie di display Intuvia (oppure Purion, a seconda dei modelli).
Passo dalla modalità Eco alla Tour che reputo molto valida per la salita.
In assenza del display Nyon, che consente di personalizzare il livello di assistenza (e molte altre cose), mi attengo alle impostazioni di default.
Insieme a me c’è anche il personale di Cannondale Italia e riusciamo a parlare agevolmente anche su pendenze ripide.
Sia io che gli altri rider siamo ben allenati e pedalare con una e-bike ci porta a pensare a quanto utile può essere per chi, invece, non ha un allenamento adeguato.
Ma torniamo al nostro test: imposto la modalità Turbo per affrontare un breve segmento in salita sterrata con tratti di radici e fondo smosso: fatta!
L’unica cosa importante da fare è mantenere una pedalata fluida e costante: al resto pensa il motore.
In offroad il grip offerto dalla sospensione da 130 mm e dalle gomme 650b Plus è imbattibile: con un minimo di tecnica si riesce a salire ovunque.
Il baricentro basso, più basso effettivamente di altre e-bike di pari livello, aiuta anche la maneggevolezza e fare curve piuttosto strette non è un problema, nonostante la massa della bici.
Si può giocare con il livello di assistenza del motore per evitare che alla ruota posteriore venga dato uno spunto eccessivo.
La Cannondale Moterra 1, quindi, è anche una bici per andare su, in offroad, dove magari non viene istintivo andare con una bici tradizionale.
Se vuoi salire, lei va, basta saperla guidare.
E adesso tocca alla discesa…

In discesa
Affronto la discesa su fondo smosso, con sponde ma senza particolari difficoltà tecniche come rocce o gradoni.
Cambio la modalità di assistenza in Eco per evitare che la mezza pedalata in uscita di curva mi sbilanci facendo “scappare” la bici in avanti.
Superare le sconnessioni provocate dalle frenate (braking bumps) non comporta grandi problemi grazie agli pneumatici dalla gommatura generosa e da volumi d’aria abbondanti.
Nelle curve però occorre più decisione rispetto ad un mezzo tradizionale: devo anticipare il punto di frenata e il movimento con il corpo per impostare la curva.
Il maggior peso genera una inerzia notevole ed è facile farsi guidare dal mezzo piuttosto che il contrario.
Però qui la geometria della Moterra viene un po’ in aiuto: non fa miracoli, perché il peso maggiore c’è, ma rispetto ad altre trail bike a pedalata assistita è più piacevole da guidare.
Ovvero si riesce a guidarla quasi come una bici tradizionale.

I sentieri di Kirchberg si sono rivelati un terreno ottimo per i test

Il carro compatto, il peso concentrato verso il basso e gli angoli corretti ti permettono di saltare sopra gli ostacoli con un po’ di facilità in più, mentre con altre e-bike verrebbe più spontaneo passarci sopra, lasciando fare il lavoro sporco alle sospensioni e alle gomme.
Gli pneumatici Schwalbe Nobby Nic da 2,8” (con fianchi SnakeSkin) di sezione garantiscono grip e tenuta in curva, tanto che per lasciarla derapare servirebbe una confidenza con il mezzo che un breve test non riesce a garantirmi.
Nelle parti del tracciato più guidate il carro molto corto aiuta tanto a far girare la bici, ma, come detto, non può fare miracoli con una massa di circa 23 Kg totali.
Di certo, con la Cannondale Moterra le e-bike a doppia sospensione fanno un passo in avanti sulla guidabilità.

La Cannondale Moterra 1 Lt con travel di 160 mm.

In conclusione…
Pur essendosi trattato di un test veloce, mi sento di dire che la nuova e-bike di Cannondale è un mezzo valido dal punto di vista tecnico ed è molto polivalente, forse più bilanciato per fruibilità nella versione con 130mm di escursione rispetto alla versione Lt (foto sopra) con travel “maggiorato” a 160 mm.
A Cannondale va anche riconosciuto il merito di aver tentato una strada estetica fuori dal coro che ha permesso alla Moterra di avere componenti Bosch standard, ma con una collocazione più ragionata per la dinamica di guida.
Il motore e la batteria, infatti, ci sono, ma la loro presenza, se da un lato aumenta il peso della bici, dall’altro, grazie al loro posizionamento attento, è sfruttata per creare una sorta di vantaggio dinamico (abbassare il baricentro e migliorare la guidabilità).

Perciò, la rapidità nei cambi di direzione non sarà quella di una trail bike tradizionale, ma è comunque molto buona per una e-bike.
Un fondamentale aiuto in questo senso lo forniscono i cerchi Dt Swiss Xm 551 con un canale interno adeguato (da 40 mm): la gomma è più sostenuta lateralmente e meno cedevole in curva.

La Cannondale Moterra può aiutare ad andare più veloci in salita (grazie al motore Bosch), ma in discesa, per fare cose del genere, serve di saper guidare e la Moterra non si tira indietro…

Tutti questi accorgimenti abbreviano il periodo di adattamento, soprattutto in discesa, per prendere confidenza con masse importanti.
Un ultimo ragionamento sulle gomme 650b Plus: in abbinamento a un motore elettrico sono una goduria, per trazione, comfort e confidenza, ma in discesa in curva richiedono attenzione, almeno se state cercando le prestazioni di una trail bike classica.
Riuscire a far derapare una e-bike può non risultare immediato, perché quei 10 Kg in più sono difficili da gestire e l’ingresso in curva in derapata potrebbe non risultare così efficace rispetto a quello a cui siamo abituati… ????
Per il resto non vediamo l’ora di provare la Cannondale Moterra per bene, sui nostri sentieri e per più tempo.
Stay tuned…

Qui le altre novità viste ai Media Days di Kirchberg.
Tutte le foto dell’articolo sono di Ale Di Lullo.

Per informazioni Cannondale.com



Trek Powerfly 2017: batterie da 500Wh e più divertimento

La popolarità e la richiesta di Mtb a pedalata assistita aumenta e la gamma e-bike di Trek cambia completamente approccio, per meglio soddisfare le esigenze di un mercato in costanza crescita.

Trek Powerfly

La linea Trek Powerfly 2017, quindi, sarà composta da vari modelli, hardtail e a doppia sospensione, rivolti a un pubblico di biker molto diverso.
Nelle intenzioni di Trek ecco a chi si rivolgono le sue e-bike a doppia sospensione:

– Powerfly Fs da 130 mm: sport rider (cioè persone che tornano a praticare la Mtb o che vogliono aumentare la frequenza delle uscite) e avventurieri (cioè coloro che vorrebbero aumentare la lunghezza delle proprie uscite per scoprire nuove destinazioni)

– Powerfly Lt da 150 mm: per chi è già un biker (e ha compreso le potenzialità di questa tipologia di bici) e per chi è focalizzato sulle prestazioni.

La dicitura Lt inaugura una nuova serie di Powerfly, cioè quelle a corsa lunga (long travel), ovvero da 150 mm, che si spinge ben oltre rispetto alla Trek Powerfly+ Fs 7 che avevamo provato qualche mese fa.
Il resto della gamma Powerfly Fs avrà un travel di 130 mm e anche le ruote 650b Plus.
Nel riprogettare la linea Powerfly Trek è partita dalla nuova Fuel Ex, cioè da una bici capace di andare ovunque e di mettere il biker sempre a proprio agio.

Trek Powerfly
La Trek Powerfly Lt 9 a corsa maggiorata con forcella da 150 mm e gomme 650b Plus.

Se guardate le specifiche tecniche delle nuove e-bike Trek e soprattutto gli allestimenti disponibili (forcelle con steli da 35 mm su tutti i modelli a partire dalle Powerfly 8), noterete che il marchio di Waterloo ha fatto un passo in avanti molto importante.

Trek Powerfly
Il Motor Armor per proteggere la drive unit Bosch.
Trek Powerfly
Il Mino Link compare anche sulle Powerfly
Trek Powerfly
Il sistema Knock Block
Trek Powerfly
Ammortizzatori RockShox e Fox con Re:Aktiv

Della Fuel Ex riprende il disegno dritto del tubo obliquo, il sistema Knock Block, la sospensione posteriore con Abp, ammortizzatori con Re:Aktiv (anche per RockShox), battute Boost e altre caratteristiche importanti che vedete riassunte nell’immagine in basso:

Trek Powerfly

Insomma, a tutti gli effetti le Powerfly sono diventate delle trail bike che si vanno ad affiancare alle Trek Fuel Ex appena presentate.
Essendo delle e-bike, però, richiedono qualche accorgimento particolare in termini di allestimento:
– tutte le Powerfly Fs e Lt 8 e 9 avranno gomme 650b Plus;
– tutti i modelli, a partire dalla Powerfly 7, avranno dischi da 200 o 203 mm;
– tutti i modelli, a partire dalla Powerfly 8, avranno forcelle con steli da 35 mm;
– tutti i modelli avranno il motore Bosch Performance Lince Cx;
– tutti i modelli avranno le batterie Bosch Powerpack 500Wh, cioè le batterie più capaci;
– tutti i modelli saranno dotati del Motor Armor, ovvero una protezione per il motore realizzata in alluminio dello spessore di 3 mm;
– le Trek Powerfly 9 Fs, Lt e hardtail avranno la trasmissione Sram Ex1 (qui il primo test) che rappresenta una miglioria netta rispetto alle trasmissioni convenzionali.

Trek Powerfly
Tutti i modelli con batteria Bosch Powerpack 500Wh

Per quanto riguarda la geometria, la scheda seguente riassume le caratteristiche salienti delle nuove e-bike di Trek (cliccate per ingrandire):

Trek Powerfly

mentre in questo documento trovate tutti i dettagli della geometria di tutta la gamma Trek Powerfly.
Infine, parliamo della gamma che è costituita da 11 elementi, sia hardtail che a doppia sospensione, con due varianti dedicate al pubblico femminile, le Powerfly 7 e 5 Wsd:

Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 9 Lt: 5749€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 9 Lt: 5749€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 8 Lt: 5249€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 8 Lt: 5249€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 7: 4649€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 7: 4649€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 5: 3899€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 5: 3899€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 8: 5149€
Trek Powerfly
Trek Powerfly Fs 8: 5149€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 7 Wsd: 3599€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 7 Wsd: 3599€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 5 Wsd: 2769€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 5 Wsd: 2769€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 9: 4099€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 9 4099€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 7: 3599€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 7: 3599€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 7: 3599€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 5: 2769€
Trek Powerfly
Trek Powerfly 5: 2769€

Per quanto riguarda le altre novità Trek, qui trovate la nuova Fuel Ex 29 e qui la nuova Remedy.

Per informazioni Trekbikes.com

Giant Full-E+: il motore Yamaha non infastidisce il Maestro

KIRCHBERG – Le novità 2017 di Giant continuano: dopo avervi svelato le nuove Trance e Anthem, il brand taiwanese ha apportato consistenti aggiornamenti alla sua gamma e-bike a doppia sospensione, ovvero alla Giant Full-E+.
Il telaio è ancora in lega leggera, ma le migliorie riguardano sia il motore (inteso come software di gestione e batterie), sia la geometria.

giant full-e+
La batteria è alloggiata sul tubo obliquo ed è al riparo da impatti con i detriti sollevati dalla ruota anteriore.

La parte “elettrica” è caratterizzata da un pacco batteria che è stato realizzato da Giant insieme a Sanyo e Panasonic con l’obiettivo di raggiungere le caratteristiche tecniche richieste da Giant. Questa batteria è caratterizzata da un’elevata densità di energia per singola cella e trova un posizionamento sul tubo obliquo, ma a riparo da detriti sollevati dalla ruota anteriore.

giant full-e+
La Giant Full-E+ 0 Sx

Il motore è fornito da Yamaha (leggi più in basso i dettagli) e il sistema di controllo è stato creato appositamente per la Giant Full-E+: il comando di controllo sul manubrio prevede pulsanti in gomma che permettono la gestione del supporto del motore, delle informazioni del computer, delle eventuali luci e dell’assistenza alla camminata.

giant full-e+
Sul manubrio della Giant Full-E+ trovano posto il commander (a sinistra) e il display.

L’ingombro è piuttosto compatto e questo ne facilita il posizionamento sul manubrio anche in presenza di un comando del reggisella telescopico.
Il display di serie consente di visualizzare un gran numero di informazioni, fra le quali il livello di supporto richiesto al motore, la velocità, la carica rimanente della batteria espressa in % e in Km.

giant full-e+
Inoltre è prevista anche la connettività Bluetooth e una porta Usb.
Per quanto riguarda il motore Yamaha, la Giant Full-E+ di nuova generazione può contare su un’unità capace di 80 Nm e di tre livelli di assistenza: Eco (80%), Normal (180%) e Power (300%).
Inoltre la compatibilità con il protocollo CANbus facilita le operazioni di aggiornamenti e gestione del software.
Il supporto alla pedalata, stando a quanto dichiara Giant, segue una logica ben precisa: la maggiore coppia erogata consente un feeling con la pedalata più naturale, soprattutto alle basse velocità.

giant full-e+
Alla sospensione Maestro sono state apportate piccole modifiche per adeguarsi alle necessità di ingombro del motore Yamaha.

Per quanto riguarda il telaio, la Giant Full-E+ si fregia di una delle sospensioni posteriori più raffinate sul mercato, ovvero il sistema Giant Maestro che nel caso della Full-E+ ha una corsa di 140 mm e ha la compatibilità con il deragliatore anteriore (prerogativa dei motori Yamaha).
La presenza del motore e della batteria non alterano più di tanto il corretto posizionamento dei pivot (come si può vedere nel disegno in basso) e quindi il funzionamento della sospensione.

giant full-e+

 

La Giant Full-E+ è dotata di mozzi con battuta maggiorata Boost e, soprattutto, di gomme con standard 650b Plus con una sezione di 2,6” (inaugurata proprio su questa bici).
Giant, però, dichiara che è possibile montare gomme fino a 3,0” sulla Full-E+ grazie all’adozione di cerchi con canale sufficientemente largo.
Infine, tutti gli allestimenti della Giant Full-E+ prevedono di serie dischi (sia anteriore che posteriore) da 200 mm.

giant full-e+
Nonostante le gomme da 2,6″ di sezione, lo spazio fra tasselli e telaio è ancora più che sufficiente per ospitare gomme fino a 3,0″.

Sul fronte della geometria, la Giant Full-E+ è caratterizzata da un angolo di sterzo da 67°, un tubo piantone da 73,5° e foderi bassi da 46,3 cm di lunghezza.
4 le taglie previste da Giant, come potete vedere nello schema in basso:

giant full-e+
La geometria della Giant Full-E+ (cliccate per ingrandire).

Di seguito invece le immagini dei modelli Giant Full-E+ 2017:

giant full-e+
La Giant Full-E+ 0 Sx
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La Giant Full-E+ 1
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La Giant Full-E+ 1
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La Giant Full-E+ 2
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La Giant Full-E+ 2

A breve altre novità 2017 dai Media Days.
Qui tutti gli articoli pubblicati finora.



ANTEPRIMA – Cannondale Moterra, e-bike full super compatta

KIRCHBERG – Cannondale entra nel settore delle e-bike a doppia sospensione e lo fa presentando ai Media Days un’intera nuova gamma di bici chiamata Cannondale Moterra.
La piattaforma si suddivide in due varianti:

Cannondale Moterra AM: travel posteriore di 130 mm e ruote 27,5 Plus
– Cannondale Moterra LT: travel posteriore di 160 e ruote da 27,5”

La gamma Cannondale Moterra AM con gomme 650b Plus e travel da 130 mm.
La Cannondale Moterra LT 1 è equipaggiata con forcella Fox 36 Float Factory da 160 mm, trasmissione Shimano Xt M8000, motore Bosch Performance Cx con display-commander Purion e batteria da 500Wh ed è destinata all’uso enduro-all mountain. Il peso complessivo dichiarato è di 23,4 Kg.

Il disegno del telaio, in lega leggera hydroformed, è decisamente originale consentendo alla Moterra di ospitare un portaborraccia sul tubo obliquo (l’unica e-bike con motore Bosch ad averlo) che integra anche la sede per la batteria Bosch.
Cannondale ha ideato anche una specifica protezione per la batteria (chiamata BatStrap) e per il batticatena, un guidacatena specifico per la Monterra e una protezione per il pivot principale, ma soprattutto ha alloggiato il motore Bosch Performance Cx Line in una posizione leggermente ruotata verso l’alto (vedi foto in basso) per consentire al telaio di avere caratteristiche geometriche migliori rispetto ad altre e-bike con motore Bosch.

La protezione per la batteria può essere smontata per consentire la rimozione della batteria Bosch.
Ecco la protezione per la batteria in posizione pronta all’uso.
Il BatStrap

Infatti la Cannondale Moterra ha un baricentro molto più basso rispetto alla concorrenza più blasonata e foderi bassi di 44,3 cm di lunghezza, cioè i più corti nella categoria e-bike al momento.

Per riuscire in questo risultato Cannondale ha fatto ricorso a un mozzo posteriore con battuta da 157 mm (usato nella Dh) che ha permesso di spostare di 9 mm verso l’esterno il pacco pignoni e soprattutto ha permesso un migliore posizionamento dei pivot della sospensione (vedi immagine di sopra).

La corona anteriore (foto sotto), al pari di quanto accade sulle F-Si e Scalpel F-Si, ha un offset di 6 mm, cioè i denti sono spostati verso l’esterno, e ciò ha consentito di ottimizzare la linea di catena e accorciare il carro fino a 44,3 cm di lunghezza.

La corona anteriore con offset di 6 mm

 

Le caratteristiche di spicco della Cannondale Moterra, quindi, sono agilità, reattività e stabilità grazie a un baricentro particolarmente basso.

I display utilizzati sono il Bosch Intuvia…
…oppure il nuovo Purion, appena presentato (qui i dettagli).

Per quanto concerne i montaggi, le sospensioni saranno anteriori e posteriori RockShox oppure Fox, mentre la trasmissione sarà solo Shimano Slx oppure Deore Xt M8000.

Fra le caratteristiche di spicco c’è l’adozione del sistema Ecs-Tc per gli assi del leveraggio superiore della sospensione. Questo può essere in lega leggera (come in foto) oppure in fibra di carbonio.

Di seguito le immagini e le specifiche tecniche di tutti i modelli della gamma Cannondale Moterra.

Cannondale Moterra LT 1: 5999€

Cannondale Moterra AM 1: 5999€

 

Cannondale Moterra AM 2: 4999€

Cannondale Moterra AM 3: 3999€

 

Nel catalogo è prevista anche la Cannondale Moterra LT 2: 4999€
Qui il test in anteprima della Moterra e qui la nuova Cannondale SuperX

Qui le altre novità 2017 dai Media Days

Novità 2017 per le e-bike: ecco Bosch Purion e altro ancora…

Da Bosch arrivano un po’ di novità relative ai prodotti specifici per le e-bike. Anche se, a quanto pare, il 2017, non dovrebbe introdurre significativi cambiamenti, di sicuro il modo e-bike è uno dei segmenti più in fermento nell’industria della bici.
Ecco gli ultimi aggiornamenti da Bosch.
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COMUNICATI STAMPA

IL DISPLAY BOSCH PURION
Dedicato agli e-biker più pragmatici, il nuovo computer di bordo completa la gamma di prodotti
– Il computer di bordo Purion: display e controllo remoto in un solo dispositivo
– Disponibile dal 2017 presso i rivenditori specializzati in combinazione con la Active Line e la Performance Line

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Il display con comandi remoti Bosch Purion

Stoccarda/Reutlingen – Per la stagione 2017, Bosch eBike Systems presenta il nuovo computer di bordo Purion, pensato espressamente per gli e-biker più concreti.
Il display mostra le informazioni più importanti ed è azionabile con il pollice dal manubrio della bicicletta. A completare la gamma di display Bosch, Purion combina design e funzionalità in una soluzione compatta, adatta sia per muoversi in città sia per le escursioni naturalistiche.
2 in 1: display e controllo remoto in un solo dispositivo.

Bosch purion
Foto Cyclinside.it

A differenza dei computer di bordo Bosch Intuvia e Nyon, dotati di un controllo a distanza vicino alla manopola del manubrio, Purion è una soluzione 2 in 1: display e controllo a distanza sono combinati in un unico dispositivo, che può esse-re azionato facilmente con il pollice dal manubrio della bicicletta.

bosch purion
Il display Bosch Intuvia in dotazione su tutti i sistemi Bosch per e-bike.

 

bosch purion
Il display multifunzione Bosch Intuvia è un possibile upgrade compatibile con tutti i motori Bosch. E’ attualmente in corso un test con questo display.

Attraverso il semplice uso dei tasti possono essere impostati i livelli di supporto (Off, Eco, Tour, Sport, Turbo) e dal display, di facile lettura da ogni angolazione, si possono ricevere informazioni sulla velocità, i chilometri percorsi, l’autonomia residua e le distanze.
Inoltre Purion indica quando è previsto il controllo presso il rivenditore, se quest’ultimo ha preimpostato tale funzione.
I vantaggi? effettuando regolari interventi di manutenzione, si assicura il buon mantenimento della bicicletta elettrica.

Bosch purion
Bosch purion

Il design incontra la funzionalità
«Con Purion proseguiamo con coerenza il percorso che abbiamo intrapreso, attraverso lo sviluppo di soluzioni personalizzate per le diverse esigenze e necessità. Non tutti gli e-biker sentono il bisogno di avere sulla propria bicicletta funzioni come la navigazione, il fitness tracking o un’unità di controllo centrale. Alcuni pre-feriscono che il manubrio mantenga linee semplici ed essenziali” commenta Tamara Winograd di Bosch eBike Systems.
Con Purion, Bosch ora offre un display compatto per e-biker pragmatici, combinando design ergonomico e funzionalità.
«Un look minimalista, concentrato sull’essenziale e abbinato al massimo piacere di guida. Purion si basa su questa idea» continua Winograd.
Il nuovo computer di bordo sarà disponibile presso i rivenditori specializzati a partire dalla stagione 2017, in combinazione con l’Active Line e la Performance Line.
Ulteriori funzioni di Purion in breve:
– Luce: attivazione e disattivazione attraverso una combinazione di tasti
– Assistenza alla spinta: sostegno fino a 6 km/h
– Display con retroilluminazione
– Presa per micro-USB per strumenti diagnostici

BATTERIE COMBINATE BOSCH EBIKE SYSTEMS
Doppia capacità grazie a DualBattery
– Due batterie Bosch combinate tramite un cavo a Y
– Fino a 1.000 Wh: la maggiore capacità di sempre

Bosch purion

Stoccarda/Reutlingen – Dedicata agli e-biker che necessitano di batterie più potenti, per la stagione 2017 Bosch eBike Systems ha introdotto una novità sul mercato: DualBattery, la combinazione di due batterie Bosch PowerPacks collegate tramite un cavo a Y.
Per ogni tipo di batteria, il doppio power pack con una potenza fino a 1.000 Wh permette di coprire distanze maggiori, superare salite più ripide e trasportare carichi più pesanti. Il nuovo prodotto è stato pensato appositamente per gli utilizzi intensivi.
Le batterie possono essere montate dal produttore della bicicletta elettrica entrambe sul telaio o sul telaio e sul portapacchi.
Distanze maggiori, ricariche meno frequenti:
«Rappresentando la riserva di energia di una bicicletta elettrica, la batteria è un elemento decisivo per il buon funzionamento dell’intero sistema. Ogni e-biker ha esigenze peculiari e usa la propria bicicletta in modo diverso. Abbiamo sviluppato DualBattery per soddisfare nel modo migliore ogni modalità di utilizzo» spiega Claus Fleischer, responsabile di Bosch eBike Systems. C’è chi percorre lunghe distanze e chi affronta spesso tratti in salita.
C’è chi la utilizza per andare a lavoro e chi per viaggiare.

Bosch purion

Doppia carica con DualBattery
Le PowerPacks di Bosch sono tra le batterie più leggere sul mercato e con la maggiore densità di energia. Combinando due PowerPacks 500, con DualBattery si hanno a disposizione fino a 1.000 Wh di energia.
La DualBattery viene installata direttamente dal produttore di biciclette e le due batterie possono essere ricaricate utilizzando la medesima presa.
Il sistema che collega le due batterie tramite un cavo a Y, può unire due batterie da telaio o una batteria da telaio e una da portapacchi e passa automaticamente in modo intelligente da una batteria all’altra, sia nelle operazioni di ricarica sia durante l’uso.
Oltre alla maggiore autonomia, si prolunga anche la vita della batteria, perché le prestazioni sono suddivise in modo equo.
DualBattery funziona in combinazione con Nyon o con il display Intuvia ed è disponibile solamente come apparecchiatura d’origine. Anche per DualBattery viene applicato l’approccio valido per molti altri componenti della nostra azienda: le PowerPacks 300, 400 e 500 possono essere combinate in modi diversi.

Bosch purion

IL COMPACT CHARGER DI BOSCH EBIKE SYSTEMS
Il caricabatterie tascabile
– Caricabatterie da viaggio di Bosch
– Funziona con una tensione da 110 a 230 Volt

Bosch purion

Stoccarda/Reutlingen – Chi effettua lunghi viaggi in e-bike necessita della giusta quantità di energia e di ricaricare le batterie quando serve. Per la stagione 2017 Bosch lancia sul mercato il Compact Charger, un caricabatterie dall’ingombro minimo, più leggero e compatto rispetto ai dispositivi di ricarica standard.
Il Com-pact Charger è compatibile con tutta la linea di prodotti Bosch e completa la gamma proposta dall’azienda.
Una riserva di energia affidabile per andare lontano
Quando si guida frequentemente in modalità Turbo e si affrontano più salite del previsto, può essere utile avere un caricabatterie compatto.
Il Compact Charger di Bosch pesa solo 600 grammi (contro i 720 grammi di quello da rete attuale), occupando circa il 40% in meno di spazio dei dispositivi standard, è quindi perfetto da portare nella borsa da sella o nello zaino.
Con la sua corrente a 2 Ampere le Bosch PowerPacks saranno sempre cariche anche nei viaggi più lunghi.

Bosch purion

Impiego universale
Dopo lo Standard Charger e il Travel Charger, il Compact Charger è il terzo dispositivo di ricarica di Bosch. Il Compact Charger funziona con tutte le tensioni di rete (110 o 230 Volt), può quindi essere utilizzato sia in Europa sia negli Stati Uniti/Canada e Australia.
A seconda delle regioni geografiche, la gamma di pro-dotti Bosch eBike Systems comprende il cavo di alimentazione più appropriato. Dal momento che il caricabatterie non ha prese d’aria, è schermato dalla polvere.
Il Compact Charger è compatibile con tutte le linee di prodotto Bosch, l’Active Line, la Performance Line e la Performance Line CX e con le batterie della Classic+ Line (in combinazione con Charger Adapter).
Di seguito i dati tecnici dei tre caricabatterie di Bosch (cliccate per ingrandire):

Bosch purion

Per informazioni Bosch-e-bike.com

Una e-bike può diventare l’unica Mtb da avere?

Luca
via e-mail

Ciao MtbCult, vi scrivo per chiedervi cosa ne pensate della possibilità che uno di noi, amante della Mtb, alla soglia dei 46 anni, con un po’ di problemi di schiena, possa valutare di acquistare come unica bike la Specialized Turbo Levo (che è quella che personalmente mi piace di più, forse perché è una Specy…).
Quindi: vendo la mia Specialized Camber S-Works per una Turbo Levo… nel prossimo futuro?

Magari aspettando ancora novità e rivoluzioni (ad esempio un alleggerimento della Turbo Levo…) per il 2017?
Ciao e complimenti sempre per ciò che fate.

Risponde Simone Lanciotti
Caro Luca, la tua domanda è anche una mia domanda: una e-bike può diventare l’unica bici per un biker?
E la risposta non è semplice da dare, perché vanno definite le condizioni al contorno, ovvero per quali percorsi (dislivello e lunghezza), per quale tipologia di biker (quanto sei allenato?) e quali caratteristiche tecniche della e-bike (travel delle sospensioni e capacità batteria).
Senza dimenticare anche un aspetto emozionale-irrazionale, non facile da descrivere.
Non ti nascondo che, anche dopo aver ragionato attentamente sulle risposte, credo che rimanga comunque spazio per ulteriori interpretazioni.
Forse è proprio per quell’aspetto irrazionale che è davvero imponderabile.
Quindi, quelle che stai per leggere, non sono le uniche risposte possibili.
Però, entriamo nei dettagli e partiamo dalla tua domanda: una e-bike può sostituire la Mtb tradizionale se…

e-bike
La e-bike con il maggior appeal del momento: la Specialized Turbo Levo Fsr Comp 6Fattie. Qui il test.

– …si scelgono percorsi compatibili con la carica della batteria
Uno dei limiti attuali di tutti i veicoli a propulsione elettrica è la durata della batteria, la cui capacità non è infinita e, perciò, prima o poi si scarica.
Questo impone dei limiti di durata alle proprie uscite: o si scelgono itinerari compatibili con la capacità della batteria (e con il proprio stato di allenamento e con il proprio peso) oppure si deve prevedere di portare con sé una batteria di scorta (quasi impossibile con una Turbo Levo) o il caricabatterie.
In quest’ultimo caso è necessario prevedere una sosta (indicativamente di almeno un’ora) presso un rifugio, bar o ristorante per ripristinare un livello di carica sufficiente per il proseguimento dell’itinerario.

e-bike
La batteria è in ricarica durante la pausa pranzo in un ristorante in quota. 

– …non si ha tempo di allenarsi per bene
Le e-bike permettono fanno divertire, riducendo la fatica. Questo è un aspetto molto importante, perché la maggior parte di chi è appassionato di bici di rado riesce ad allenarsi due, tre volte a settimana in modo da affrontare le uscite del weekend (di solito più impegnative ed appaganti) con maggiore facilità e con maggiore divertimento.
Per motivi di lavoro o per improrogabili impegni personali, molto spesso l’unica uscita possibile è nel weekend e questo significa che la gamba non è pronta per affrontare itinerari con, diciamo, 1500 metri di dislivello.
Quindi, la fatica e lo stress psicofisico diventano prevalenti sul divertimento.
I rischi di caduta aumentano.
I tempi dell’uscita si allungano.
E in quest’ottica le e-bike sono una soluzione molto efficace.

e-bike
Anche in campo agonistico le e-bike hanno fatto la loro comparsa. Ad esempio nell’enduro a Massa Marittima nel mese di marzo…

– …ha caratteristiche tecniche in linea con le nostre esigenze
Nel caso specifico di Luca, che possiede una Specialized S-Works Camber, un’ipotetica e-bike dovrebbe avere caratteristiche tecniche simili, quindi dovrebbe essere una biammortizzata da 120-130 mm di escursione.
La Camber è anche una bici pensata per pedalate molto lunghe quindi è consigliabile optare per una e-bike con una batteria molto capace, se non addirittura la più capace (al momento i valori di riferimento sono sui 500 Wh), per assicurarsi la maggiore autonomia possibile.
Quindi, se siete soliti pedalare su una trail bike, la vostra ipotetica e-bike dovrà avere le medesime caratteristiche in fatto di escursione delle sospensioni per raggiungere subito la confidenza ottimale e pensare di utilizzarla allo stesso modo.
Va detto però che siccome la proposta di e-bike è già abbastanza variegata (si va dalle front alle full da Dh con pedalata assistita), la scelta potrebbe anche escludere il criterio suddetto e orientarsi verso una tipologia di Mtb volutamente diversa rispetto a quella a cui si è abituati.
Una e-bike full da 180 mm, ad esempio, può rivelarsi molto divertente…

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-…ce ne infischiamo di chi pensa che pedalare con una e-bike equivalga a imbrogliare
La Mtb richiede una vera e propria dedizione per farci raggiungere i traguardi più ambiti e questa dedizione non è detto che sia innata in tutti noi.
Ovvero, la Mtb attira un gran numero di persone, ma non tutti sono disposti a diventare dei biker per via della fatica, dell’impegno e dei rischi che questo sport richiede.
E la e-bike può diventare una porta d’accesso facilitato verso la Mtb per un pubblico molto ampio: persone avanti con l’età, compagni/e o mogli/mariti poco avvezzi all’attività sportiva, persone in cerca di un mezzo di trasporto quotidiano, persone con necessità di riabilitazione fisica, persone con problemi di obesità e via dicendo.
Il campo di applicazione di una e-bike, quindi, è molto vasto e, come visto, può rivestire un ruolo molto importante: quello di far entrare nel mondo della bici persone che diversamente non riuscirebbero mai a farlo.
Il motore elettrico, quindi, è un aiuto importante e lo è tanto per chi è poco allenato, quanto per chi è molto allenato.
Il concetto da tenere bene a mente è che con questi mezzi il fattore fatica diminuisce in modo anche marcato (ma non pensate di tornare a casa rilassati…), mentre il fattore divertimento aumenta in modo netto.
E in fin dei conti in bici ci si va per divertirsi.

Tutte queste risposte, però, lasciano spazio a qualche incertezza.
A quel fattore imponderabile di cui parlavo prima.
Ripetiamo la domanda, allora: la e-bike può essere intesa come l’unica Mtb da avere?
Se devo rispondere in tutta onestà dico di no, perché mi ritengo ancora molto attratto dalle Mtb tradizionali, per vari motivi, fra i quali la leggerezza e il piacere derivante dal pedalare con le proprie forze.
Però sono anche attratto da questo nuovo modo di intendere la bici perché ha innegabili lati positivi e che non riguardano solo i biker meno esperti, meno allenati o addirittura i non-biker.
La cosa che è più opportuno fare, a mio avviso, è di non barricarsi dietro convinzioni troppo serrate.
Con molta probabilità le e-bike, fra non molto, arriveranno a sorprendere anche i più radicati puristi della Mtb tradizionale.

e-bike
La Haibike Xduro Nduro Pro utilizzata per il test del gruppo Sram Ex1

Yamaha da una parte e Bosch dall’altra, insieme a Haibike e Moustache (un marchio che è nato solo per le e-bike), hanno mosso i primi passi importanti per la produzione di bici a pedalata assistita di alto livello; poi, in tempi più recenti, Specialized, Shimano e Sram hanno contribuito in modo netto a convalidare il fenomeno e-bike a livello globale.
La e-bike quindi è una rivoluzione in corso ed è molto probabile che fra un po’ di tempo alla domanda iniziale di questo articolo la risposta diventi affermativa.
Per moltissime persone.
Chi vivrà vedrà…

Qui tutti gli articoli di MtbCult sulle e-bike

Vittoria entra nel settore delle “ruote intelligenti”

COMUNICATO STAMPA

Vittoria Industries Ltd. e Zehus Srl hanno instaurato una collaborazione per lo sviluppo di nuove tecnologie nel mondo delle e-bike.

Zehus è una start-up con sede a Milano, direttamente connessa con il Politecnico di Milano, che ha presentato nel 2014 il primo innovativo e pluri-premiato prodotto dal nome “BIKE+ all-in-one”: un motore completo di parti elettroniche, sensori, meccanismi di ricarica e batterie, il tutto alloggiato nell’area del mozzo della ruota posteriore.

Vittoria

La visione condivisa di una mobilità urbana sempre più green è ciò su cui si fonda questa partnership. «Invece di un comune meccanismo di ricarica a filo, arriviamo ad utilizzare e ricaricare al contempo i nostri dispositivi, proprio mentre pedaliamo.” – queste le parole di Rudie Campagne, presidente di Vittoria, uno dei maggiori produttori di coperture per biciclette al mondo.

Le tecnologie sviluppate ed utilizzate da Vittoria sono senza eguali sia in termini di prestazioni che di qualità.

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Con la recente scoperta della versione più pura del rivoluzionario Grafene (pristine), fornito dal partner tecnologico Directa Plus, Vittoria si presenta non più come un tradizionale produttore di coperture per bicicletta, bensì come un gruppo ad elevato impatto tecnologico.
Oggi si continua su questa strada, insieme a Zehus, esplorando un nuovo e rivoluzionario aspetto del mondo della bicicletta.

Vittoria

Negli anni a venire il mercato delle “ruote intelligenti” crescerà esponenzialmente.
Non solamente nei mercati sviluppati, per definizione più dinamici e aperti al cambiamento dove ci si attende che una bicicletta ogni quattro sarà “ibrida”, ma soprattutto in quei mercati oggi considerati in via di sviluppo, come Cina e India, dove già circolano milioni di biciclette.
Insieme a Zehus, che assicura il sistema all-in-one, Vittoria sarà in grado di offrire una completa gamma di “ruote intelligenti”, che si combineranno alla perfezione con l’esistente gamma di coperture in Grafene dedicate alle e-bike.

Vittoria

Questa novità sarà fruibile tanto dall’utilizzatore finale quanto dai molteplici produttori di biciclette, in quanto il sistema sviluppato è pronto all’uso e non necessita di modifiche strutturali al telaio.

Zehus e Vittoria creeranno una nuova società (VZ Industries LTD) a Taiwan: il primo mozzo Zehus uscirà dalle linee di produzione il prossimo settembre.

Per maggiori informazioni: www.zehus.it e www.vittoria.com.

Sauser alla Transvesubienne con la Specialized Turbo Levo

Christoph Sauser ci racconta la sua Transvesubienne in sella a una Specialized Turbo Levo Fsr.
Tanto per dare qualche coordinata, la Transvesubienne 2016 si è tenuta il 14 e 15 maggio scorsi, portando gli atleti da Nizza a Roquebilière, nell’alta Valle Vésubie, il primo giorno, e dalla stazione montana di La Colmiane a Nizza il secondo giorno. Insomma, dalla Costa Azzurra alle Alpi Marittime e ritorno!
Sauser ha gareggiato nella categoria e-Bike e, se ricordate, già alla Sea Otter, lo avevamo visto alle prese con la e-bike di casa Specialized

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Ho corso la Transvesubienne già due volte, ma mai con una e-bike. E’ stata una grande prova anche per imparare bene a capire come funziona la Specialized Turbo Levo.

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Ogni anno il percorso della gara cambia un po’, ma il suo carattere non cambia mai: “una sfida difficile, ruvida e super tecnica!”
Con o senza motore non importa!

Il sabato (14 maggio, ndr) abbiamo dovuto pedalare da Nizza fino in montagna (67 km / 2500m di salita) e solo due brevi tratti sono stati cronometrati.

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Ho corso le due prove Speciali in modalità Turbo, mentre per i collegamenti ho preferito la modalità Eco (25%).

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Con la Levo è possibile ottimizzare le diverse modalità tramite l’applicazione Mission Control.

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Durante le due Speciali, non ho avuto alcuna possibilità contro i local, che erano super veloci e conoscevano il percorso come le proprie tasche.

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Durante il resto del percorso è stato bello poter chiacchierare con gli altri piloti, controllando lo stato di carica della batteria o semplicemente mangiando baguette all’ombra.

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Tra l’altro ho potuto avere sempre sotto controllo i dati del motore e della batteria tramite il Garmin e sapevo sempre cosa stava succedendo al motore in termini di erogazione della potenza e sullo stato della batteria.

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La gestione della batteria è stata molto importante.
Vista la distanza totale della gara, una sostituzione della batteria era permessa. Io per lo più ho corso in modalità Eco e, probabilmente, per il 20% in modalità Trail.
Qui potete vedere come ho configurato le mie due batterie con l’applicazione:

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In tutte e tre le modalità (Eco, Trail e Turbo) ho impostato la potenza massima del motore all’85% e l’accelerazione su normale. Tutto per salvare la carica della batteria.
Non ho voluto mai seriamente spingere la bici al massimo.
La batteria era al 5% al primo cambio e al traguardo finale pure.

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Anche se in realtà io non ho visto il traguardo alla fine della gara…
Infatti, ho preso una strada sbagliata a 15 km dal termine!
Ero al secondo posto molto vicino al primo, ma mi sono confuso e ho seguito il percorso di una gara di running. Poi mi sono completamente perso nel mezzo della città di Nizza, cercando di ritrovare in qualche modo l’arrivo.
Non ero solo io a essere molto disidratato ma anche la mia batteria!
Devo dire che la bici, però, è abbastanza manovrabile anche senza motore, pur pesando più di 20 kg.

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La Transvesubienne non è paragonabile alla gara di 45 minuti che ho fatto alla Sea Otter Classic ad aprile.
Una delle cose più difficili è stata dover essere concentrato tutto il tempo. Anche nelle salite tecniche o nei single track pianeggianti mi sono sentito sotto pressione, perché si deve rimanere sempre in allerta, dal momento che si può andare più veloce che su una bici normale.

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Gestire i colpi di pedale (evitando di colpire le rocce o le radici), sistemare il reggisella in posizione ideale, distribuire il peso… tutto deve accadere molto più velocemente!

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Ovviamente questo non ha importanza se si guida la propria e-bike sul giro rilassato della domenica, ma se hai il fiato sul collo di alcuni Frenchies velocissimi su piste folli, allora è una storia completamente diversa!

(Fonte: IamSpecialized.com, foto: Michael Cerveny)

Con una e-bike in montagna: fatica, libertà e piacere… cambia tutto

Ecco il piano di sabato scorso: fare un giro lungo in montagna facendo meno fatica possibile.
Come? Con una e-bike, portando con me il caricabatteria e approfittando della pausa pranzo in quota per ricaricare le batterie e ripartire.
Un sacrilegio?
Suvvia, siate un po’ elastici: l’obiettivo finale delle nostre uscite in bici è divertirsi e con una e-bike in montagna si riduce la percentuale di fatica e aumenta l’effetto passeggiata di piacere.
Che poi, tanto per essere onesti, con una Haibike Xduro Nduro Pro così ben equipaggiata, tanto passeggiata quando si va in discesa proprio non è…
Comunque, l’obiettivo è quello di portare a compimento un giro di circa 70 km con oltre 1800 metri di dislivello.
Nulla di impossibile, quindi, però non proprio alla portata di tutti.

e-bike in montagna
La Haibike Xduro Nduro Pro usata per questo giro

Il piano
Il caricabatterie Bosch pesa, cavi compresi, 720 gr, quindi è ancora trasportabile nello zaino senza grossi problemi.
Non voglio portare una batteria di scorta (il cui peso è di 2,7 Kg) perché penalizzerebbe molto la guida oltre a stancare più del dovuto la schiena e le braccia.
Meglio approfittare dello stop al ristorante per mettere in carica la batteria e poi proseguire.
Il percorso però prevede una salita iniziale di 20 km per coprire un dislivello di 1287 m, cioè ben oltre la metà del dislivello del giro intero.
Mi aspetto che quando arriverò al ristorante di Maurizio avrò fra il 20 e il 40% di carica residua.
Metto nello zaino una maglia intima di scorta, il caricabatterie Bosch, il necessario per l’uscita e parto verso le 12,45, in modo da arrivare su che è ancora ora di pranzo.
La salita da Subiaco a Monta Livata è impegnativa solo nella prima parte.
Decido di salire in Tour e solo quando la pendenza migliora scendo in Eco.
L’obiettivo oggi è concentrarsi sul piacere della pedalata e sul panorama, riducendo il più possibile la fatica.
Cioè voglio usare questa e-bike per quello per cui è stata concepita.
Nonostante i 23,00 Kg di bici, la Haibike Xduro Nduro Pro è un bel giocattolone e il nuovo cambio Sram Ex1 è davvero piacevole da utilizzare: sto imparando sempre più a capirlo e a sfruttare gli 8 rapporti.

e-bike in montagna
Arrivato al ristorante. La batteria è già in ricarica

La ricarica in quota
Arrivo a Monte Livata e continuo a salire per Campo dell’Osso verso il ristorante Il Cristallo di Neve dove mi attende Maurizio.
Scendo dalla bici, cambio la maglia intima, stacco la batteria ed entro nel locale.
Chiedo una presa di corrente dopo di che ordino il mio pranzo.
Il caricabatteria entra in azione alle 14:08 con un livello di batteria pari al 20%.
Per inciso sto usando una batteria da 500 Wh, quindi la più capace di casa Bosch.

e-bike in montagna

Mangio il mio piatto di strozzapreti al “sugo finto”, un bicchiere di vino bianco (da Maurizio c’è l’imbarazzo della scelta), un’insalata e intanto controllo il caricabatterie.
Entrano diverse persone e incuriosite mi chiedono sulla bici elettrica: quanto costa? quanto pesa? quanto vai veloce? dove stai andando?
Insomma, sono attratti da questo mezzo e anche se conoscono poco la Mtb e la bici in generale sanno che esiste questa categoria di bici.
“Ecco – mi dico – la e-bike sta centrando il suo obiettivo: portare sulla bici persone che non conoscono questo sport. Bene”
E’ passata un’ora e mi dico che dovrei rimettermi in marcia.
Il caricabatterie però non ha ancora completato il suo lavoro: vorrei ripartire da qui con un 80% di carica e qui vedo che ha appena raggiunto il 60%.
Meglio aspettare, allora, tanto qui non mi sto annoiando di certo…

e-bike in montagna
La batteria è in ricarica…

Si riparte
Sono le 15:35 quando stacco la spina del caricabatterie: la carica ora è all’80%.
Decido di ripartire, anche perché di strada ne devo fare un bel po’.
Il dislivello l’ho quasi completato tutto, ma di km, davanti, ne ho ancora una cinquantina.
E’ ora di andare, saluto Maurizio e torno a salire.
Abbandono l’asfalto finalmente ed entro nella parte più selvaggia e meno frequentata del Parco dei Monti Simbruini.
Qui ci sono sentieri e strade sterrate e il mio obiettivo è arrivare a Monna della Forcina, cioè dove inizia la lunga discesa verso casa, con un 60% di batteria residua.

e-bike in montagna
Una foto di rito: ogni volta che passo qui, poggio la bici su questo cippo (che risale al 1850) e scatto una foto.
e-bike in montagna
La batteria è al 60%: non credo di riuscire ad arrivare a Monna della Forcina con questo stato di carica.

A dire il vero credo che potrei cavarmela anche con un 40%, visto che davanti avrei solo saliscendi, ma… non si sa mai.
Il paesaggio qui è maestoso e ogni volta che passo qui mi dico che ci vengo troppo poco spesso.
Continuo a guardare i led della batteria sul display: mi sto facendo assillare dalla carica della batteria.
A un certo punto il led diventano 3: sono al 60% di carica ed è ancora presto.
Avrei dovuto lasciare il caricabatterie in funzione più a lungo?
No, non potevo: si sarebbe fatto troppo tardi.
Che faccio allora?
Passo dalla modalità Tour alla Eco.
Rallento e cerco di non consumare troppe energie, soprattutto mentali.
Sono qui per godermi la passeggiata.
Ammetto che avere sotto gli occhi il display con le informazioni sullo stato di carica della batteria è molto utile, a patto di non farsi assillare.
Oh-oh: la batteria scende al 40%.

Ho fatto 10 km e quasi 300 metri di dislivello, consumando circa un 40% di batteria.
In realtà anche di meno, perché la batteria non era completamente carica quando sono ripartito da Campo dell’Osso e quindi le indicazione che dà il display non possono essere molto precise.
Monna della Forcina e l’inizio del lungo single track in discesa, però, stanno per arrivare.
Il cambio Sram Ex1 è davvero notevole: ho imparato a non smettere di pedalare durante la cambiata e tutto funziona ancora meglio!
Dalla Haibike ho tolto le gomme Maxxis High Roller Dhf 3C DD (meravigliose quando servono grip e confidenza) in luogo delle Vittoria E-Goma da 2,4”, specifiche per e-bike.
Si sente che hanno una mescola più dura, ma il grip è comunque buono.
Sono curioso di vedere come reggeranno con il passare dei km.

e-bike in montagna
La batteria scende al 40% proprio a ridosso di Monna del Forcina, ovvero quando la salita è praticamente finita.

Ma è libertà vera?
Voglio confidarvi alcuni dei pensieri che mi sono passati per la mente mentre pedalavo verso Monna della Forcina.
Per capirci, qui siamo in un posto dove i cellulari non prendono, il traffico veicolare è praticamente inesistente e il centro abitato più vicino è distante 10-15 km (di strade offroad e sentieri).
Ovvero, qualunque problema al motore elettrico o alla batteria ti mette nei casini.
Anche soltanto perdere il magnete del sensore di velocità (è bene portarne uno di scorta?) può essere un guaio.
Certo, la bici continuerebbe a funzionare, ma con molta più fatica.
E se fosse necessaria una deviazione che ti fa allungare la strada?
Quando sei in montagna è qualcosa che devi mettere in conto e questo mi fa pensare che dal ristorante sarei dovuto ripartire comunque con la batteria completamente carica.
Allora mi chiedo: in queste condizioni una bici a pedalata assistita diventa una limitazione alla propria libertà?
Intesa come libertà di cambiare rotta o, talvolta, necessità di cambiare rotta.
Di sicuro è qualcosa con il quale non avevo fatto i conti prima d’ora, perché i miei giri con una e-bike non avevano mai previsto uno stop intermedio per la ricarica.
Cioè non mi ero mai allontanato così tanto.
Quindi, da un lato il motore elettrico permette di andare lontano, anche molto lontano, e con molta meno fatica, ma dall’altro richiede una pianificazione attenta della rotta e del consumo della batteria e questo interferisce con il senso più puro di libertà.
Forse, alla luce di questi pensieri, io non sono l’utente ideale per una e-bike, ma devo anche ammettere che le trovo molto divertenti per i giri più brevi e intensi.
A giudicare da come questi mezzi si stanno evolvendo è probabile che un giorno riderò (e riderete) di queste mie considerazioni.
Però, un passo alla volta e intanto torniamo a pedalare verso Monna della Forcina.

e-bike in montagna
Il motore Bosch Performance Cx spinge bene anche in Eco e la pedalata sembra più “umana”. In Tour la spinta è nettamente maggiore e quando si sale offroad non è sempre l’opzione migliore.

Inizia la discesa
Con i 180 mm di corsa della Haibike Xduro Nduro Pro uniti a un movimento centrale più alto passi sopra a tutto.
E’ una bici da freeride, certamente molto pesante, ma che tollera tanti abusi.
La mia unica preoccupazione è di non esporre il motore a impatti troppo violenti.
Ogni tanto sento rumori poco piacevoli quando capita un sasso in traiettoria, ma la struttura della bici è molto solida.
Vado avanti, continuo a scendere verso Fiumata, arrivo alle sorgenti (da qui sgorga l’acqua che alimenta la rete idrica di Roma) e proseguo.
Il sentiero invita a mollare i freni e quando c’è da saltare le sospensioni hanno tantissimo margine.
Sono un cuscino ad aria (ma nella RockShox Lyrik ho messo due token… ???? ).
Torno su asfalto e da qui in poi il giro diventa meno entusiasmante: in pratica è un lungo trasferimento fino a casa, metà su strade battute e metà su sterrato.
Tengo la modalità Eco, quindi la velocità non è elevatissima, ma è superiore rispetto a una bici normale.
Ogni tanto torno in Tour, proprio per sfruttare al meglio le potenzialità di questa e-bike.
L’obiettivo di questa uscita era ridurre il più possibile la fatica, no?

e-bike in montagna
La batteria in discesa non si consuma ovviamente e il led mostra un 40% di carica residua per quasi 30 km.

Arrivato!
Ritorno a casa in un attimo.
Quel lungo tratta di strada (20 km circa) che di solito mi costa tempo ed energie è volato via in un baleno.
Quasi mi sento meno stanco di stamattina quando sono partito, ma so che questo è l’effetto dell’adrenalina.
Il display, quando arresto il Garmin, mi indica un 20% di carica residua, ma la tacca del 40% si era appena spenta.
Avrei potuto sfruttare ancora di più e meglio la carica di questa batteria, ma ho preferito restare cauto.
A quando una gestione personalizzata del motore anche da parte di Bosch?
Comunque, sono a casa e rispetto allo scorso anno (qui la storia), quando ho fatto il medesimo giro pedalando, ho impiegato circa un’ora di meno (in termini di tempo in movimento effettivo) e mi sono stancato molto meno.
3 ore e 38 contro 4 ore e 45.

Ok, sono due cose diverse: la fatica fa parte del gioco e ammetto che essa amplifica enormemente la sensazione di successo e soddisfazione quando si riesce a fare dei tour un po’ più impegnativi.
Però, rifletteteci un attimo: se non abbiamo il tempo di allenarci questi tour rimangono proibitivi.
Oppure, anche se siamo allenati (e io mi ritengo allenato), quante volte avremmo voluto fare dei giri epici ma ci siamo fatti “spaventare” dal dislivello, dalla fatica, dalla montagna e dal timore di non farcela, soprattutto se siamo da soli?
Una e-bike, a patto di avere il cervello acceso, può servire anche a questo: diventa una valida compagna di pedalata quando le condizioni al contorno ci sono un po’ avverse.
Però, attenzione: con la montagna e i sentieri ripidi non si scherza.
Se è vero che questa tipologia di bici aiuta a raggiungere quote elevate, è anche vero che poi, da lì, bisogna saper scendere.
E con la montagna, appunto, non si scherza.
Se siete dei principianti le e-bike non vi trasformano in biker esperti.
Ecco perché per usarle, oltre al motore, serve di avere il cervello acceso.

Qui altre Storie in sella alle e-Mtb



PRIMO CONTATTO – Sram Ex1: prego, cambiate pure senza pietà

C’era stato un primo assaggio della trasmissione Sram Ex1 e dei freni Sram Guide Re (qui i dettagli tecnici) a Riva del Garda insieme ai tecnici Sram.
Un breve giro che aveva subito mostrato il grande pregio di questa trasmissione: la cambiata, anche sottosforzo, su pendenze oltre il 30% e con il motore in modalità Turbo, non produceva il benché minimo rumore e non interrompeva la spinta.
Semplicemente pazzesco.
Nulla di paragonabile a quanto visto fino ad ora su una bici.
Tornati a Riva del Garda chiedo a Sram di tenere la bici sulla quale è montato lo Sram Ex1 per un periodo di tempo più lungo, proprio per capire bene il suo funzionamento.

La Haibike Xduro Nduro Pro con montaggio Sram-RockShox-Truvativ.

Permesso accordato, a patto di specificare che il pacco pignoni montato non è ancora quello definitivo.
La Haibike Xduro Nduro Pro equipaggiata, fra l’altro, con forcella RockShox Lyrik da 180 mm e ammortizzatore RockShox Vivid Air inizia presto a solcare i miei sentieri abituali.
E qui le meraviglie continuano.
Ricordo bene la rumorosità della cambiata della Specialized Turbo Levo e della Trek Powerfly Fs.
All’epoca dei test, nulla di preoccupante, perché lo standard dei cambi era quello.
Oggi, cambia tutto, di nuovo.

sram ex1

 

Lo Sram Ex1 funziona in modo impeccabile e diventa ancora più efficace salendo verso i pignoni più grandi.
Come avrete letto nelle specifiche tecniche, si può salire e scendere di un pignone alla volta, ma questo non penalizza la velocità della cambiata dello Sram Ex1.
La differenza di cadenza fra i vari pignoni è, ovviamente, molto marcata, molto più rispetto a un XX1, ma questa è una precisa scelta progettuale.
Sram dice che così facendo si riduce la necessità di fare cambiate multiple in salita.
E’ vero, ma è anche vero che su tratti di strada a pendenza regolare, salire di un pignone con lo Sram Ex1 può significare alterare di molto la velocità di avanzamento, perché la cadenza aumenta troppo.

sram ex1

In una certa misura è possibile compensare ciò variando l’assistenza del motore, ma dipende dalla pendenza della strada, dall’autonomia della batteria e dalle preferenze personali.
Far scendere la catena sui pignoni più piccoli è un’operazione molto fluida, ma lo è un po’ meno rispetto alla salita.
Nel complesso, però, il giudizio è davvero molto positivo, al punto che ritengo lo Sram Ex1 un componente che gli utenti di e-bike apprezzeranno tantissimo.

Otto velocità sono sufficienti?
Pedalando con questa Haibike, non ho sentito una reale necessità di una spaziatura più regolare dei rapporti.
Piuttosto avrei preferito poter personalizzare i livelli di assistenza Eco e Trail (cioè quelli più utilizzati in questo breve “assaggio” dello Sram Ex1) del motore Bosch per adeguarli allo sviluppo metrico dei vari rapporti (cosa possibile con il display Nyon di Bosch).
Quindi, per rispondere alla domanda, 8 velocità mi sono sembrate adeguate per una e-bike e con un rapporto come il 16×48 si sale praticamente dappertutto.
Il 16×11, invece, è sufficientemente lungo come sviluppo metrico per una e-bike considerando che a 25 km all’ora si disattiva l’assistenza elettrica ed è davvero impegnativo andare più veloci (la bici pesa 23,55 Kg).

Occorre una nuova abitudine…
Da quando abbiamo imparato a utilizzare il cambio, sappiamo che per spostare la catena da un pignone all’altro occorre alleggerire la spinta sui pedali, almeno per un istante.
Poi, l’evoluzione tecnica ha ridotto sempre di più la durata di questo istante, ma solo con lo Sram Ex1, di fatto, si può cambiare senza smettere di spingere sui pedali.
Tanto in up-shifting, quanto in down-shifting.
E questa è un’innovazione di non piccolo conto che magari un giorno vedremo anche sulle bici tradizionali.

Il test continua…
In sostanza queste sono le prime impressioni, basate su un test di circa 150 km e con un pacco pignoni di fatto non ancora definitivo.
Il responso, quindi, arriverà più avanti, ma nel frattempo, a mio avviso, era molto importante informarvi su quanto meravigliosamente funziona questo nuovo gruppo Sram.

 

E i freni Sram Guide Re?
Anche questi sono strapazzati per bene.
Anzi, forse anche più della trasmissione. Il peso della Haibike Xduro Nduro Pro non è proprio trascurabile (23,55 Kg, con pedali Mavix Crossmax Xl e gomme Maxxis Minion Dhf DD 3C da 2,5”) e la frenata è nettamente migliore rispetto agli Sram Guide Ultimate o Guide Rsc.
La pinza dei Code fa una bella differenza se a contare sono le prestazioni, la resistenza al surriscaldamento e la potenza, mentre il peso passa in secondo piano.

I dischi da 200 mm, sia davanti che dietro, poi, sono un bell’aiuto.
Con questo allestimento qui, una e-bike, credetemi, è davvero molto divertente.
Il test continua (per fortuna…).

Qui altri articoli e test relativi al mondo e-bike.

Sram Ex1 e Sram Guide Re: i primi componenti specifici per e-bike

RIVA DEL GARDA – Si sentiva la necessità di un gruppo specifico per le bici a pedalata assistita ed è stata Sram a fare il primo mostrando ai media di tutto il mondo il gruppo Sram Ex1 corredato con freni appositamente studiati per il maggiore peso delle e-bike, ovvero gli Sram Guide Re.

La presentazione dello Sram Ex1 avvenuta durante lo scorso Bike Festival. A destra, Markus Schneider di Sram, il responsabile del progetto Ex1.

Di seguito trovate le specifiche tecniche del gruppo Sram Ex1 che abbiamo avuto modo di testare per circa 150 km sui nostri sentieri abituali.
Iniziamo dalle specifiche del gruppo elencate nel comunicato stampa ufficiale…

COMUNICATO STAMPA

Prima dello sviluppo dello Sram EX1, le e-bike erano considerate semplicemente come una bicicletta servoassistita da una trasmissione elettrica. Anche se questa definizione non è strettamente corretta, il tutto, in questo caso, è significativamente maggiore rispetto alla somma delle sue parti. L’esperienza fornita dalle e-bike ai bikers e i requisiti nei confronti di ogni singolo componente di tutto il sistema sono incredibilmente diversi rispetto alle mountain bike tradizionali con trasmissioni non-elettriche. Per questo motivo, la progettazione deve essere completamente diversa.

 

Basandosi sulle informazioni fornite dai produttori dei motori e sull’interpretazione personale dei problemi connessi all’impiego delle normali trasmissioni da mountain bike sulle e-bike, il team addetto allo sviluppo dello Sram EX1 ha sfruttato metodi avanzati d’acquisizione dati per il collaudo sul campo in abbinamento a test di laboratorio tradizionali per creare una soluzione di trasmissione da e-bike perfetta.

 

Il cuore e l’anima del sistema Sram EX1 sono rappresentati dalla cassetta E-BLOCK™ progettata per fornire la gamma di rapporti ottimale per le e-bike, ma anche un’autonomia della batteria superiore e una maggiore resistenza all’usura dei componenti. Il pacco pignoni 11-48 a 8 velocità consente una gamma di rapporti del 436%.
In base ai test, Sram ritiene che si tratti della gamma di rapporti ideale per le e-bike.

I vari prototipi del pacco pignoni a 8 velocità dello Sram Ex1. Tramite apparecchiature video i tecnici Sram sono riusciti a studiare il comportamento della catena in cambiata e hanno ottimizzato il profilo dei denti e della catena stessa in funzione della massima fluidità.

La progettazione a 8 velocità prevede una distanza considerevole (30% in media) tra i rapporti. La spaziatura dei rapporti e la cambiata unica di EX1 riducono la tendenza a dover utilizzare cambiate doppie. La progettazione per corona singola favorisce in modo significativo le prestazioni della batteria e l’usura dei componenti.

 

Il pacco pignoni al CNC in acciaio temprato è più stretto di quelli a 10 e 11 velocità ed è spostato verso l’esterno permettendo una linea catena più dritta su tutta la gamma dei rapporti. I progettisti sono riusciti ad abbinare la cassetta ad un catena leggermente più larga e solida per rinforzare la trasmissione. Questo aspetto è fondamentale per le e-bike in cui i cambi di marcia sono normalmente eseguiti sotto una coppia molto elevata (il motore spinge forte in salita) e ad una cadenza di pedalata bassa rispetto alle MTB tradizionali, sulle quali si verifica l’opposto.

Durante la prima breve uscita test con lo Sram Ex1, Markus Schneider, il responsabile del progetto, mostra il particolare lavoro sulle maglie della catena. Si tratta di tanti piccoli affinamenti e smussamenti che evitano trazioni indesiderate e pericolose da parte dei pignoni sulla catena.

La cassetta E-BLOCK™ sfrutta un corpo ruota libera standard (non-XD).
La corona anteriore di maggiore dentatura elimina la necessità di un pignone posteriore da 10 denti in modo da poter ottimizzare la rapportatura della cassetta E-BLOCK™ sui pignoni più grandi, quelli “da salita”.
Abbinando i rapporti da salita appropriati all’output del motore, si ottimizza la potenza della batteria e si offre una maggior durata a parità di condizioni.

Particolare molto importante del nuovo Sram Ex1: per funzionare in modo corretto richiede un firmware specifico per la gestione del motore. Nella foto sopra vediamo i tecnici Bosch istallare il firmware nuovo sulle bici test. Questo firmware si istalla in pochi minuti e sarà reso disponibile da Bosch nei prossimi mesi. Il firmware, in sostanza, mantiene l’erogazione della coppia anche durante la cambiata, ovvero anche in presenza di un alleggerimento della pedalata. Il funzionamento dello Sram Ex1 è ottimizzato proprio per questa situazione.

Le prestazioni e la sensibilità del cambio sono garantite dal marchio Sram. Come precedentemente specificato, il comando cambio è stato progettato per eseguire cambiate singole (sia a salire che a scendere) e non multiple, con un funzionamento molto preciso. Il deragliatore EX1 sfrutta il design X-HORIZON™ sviluppato sui gruppi XX1 e X01 con una frizione riprogettata, e una gabbia ed una puleggia realizzate in modo specifico per la corona a 48 denti.

Le pedivelle
Leggere, resistenti, rigide e progettate in modo specifico per funzionare con i motori Bosch e Brose, le pedivelle EX1 sono realizzate in modo mirato per le e-bike.

Caratteristiche e specifiche
– Collaudate tecnologie Sram adattate alle esigenze delle e-bike a motore centrale
– Compatibilità con le interfacce del movimento centrale Bosch, Brose e Yamaha
– Compatibilità movimento centrale: ISIS
– Lunghezza pedivella: 170 mm, 175 mm
– Colore: nero
– Materiale: alluminio
– Prezzo: 55€

Le corone Sram X-SYNC
Realizzate tenendo presenti le esigenze delle e-bike e con la stessa tecnologia per la gestione della catena X-SYNC™ presente in tutte le trasmissioni 1x™ Sram, l’EX1 offre i pignoni da 14, 16 e 18 denti per i motori Bosch.

La bici da noi testata aveva una corona anteriore da 16 denti. Il profilo dei denti è di tipo X-Sync.

Caratteristiche e specifiche
– Collaudate tecnologie Sram adattate alle esigenze delle e-bike a motore centrale
– Giro bulloni: montaggio diretto
– Denti: 14, 16, 18
– Colore: nero
– Materiale: acciaio
– Prezzo: 20€

Il pacco pignoni E-BLOCK™ XG-899
La tecnologia E-BLOCK™ rappresenta un’ulteriore evoluzione dei sistemi di trasmissione per MTB. Con la cassetta E-BLOCK™ la catena dispone di una posizione delle maglie predefinita su tutti i pignoni.

 

L’architettura dei pignoni è stata progettata per funzionare con le maglie interne ed esterne della catena consentendo cambiate estremamente precise in entrambe le direzioni.

Il pacco pignoni, pur essendo a 8 velocità, richiede una catena compatibile 10 velocità.
All’interno del pignone più grande è presente una sorta di distanziale per spostare la cassetta verso e ottenere una migliore linea di catena. Così facendo migliorano le prestazioni e si riduce l’usura.

Di conseguenza le prestazioni del cambio sono precise e stabili in tutte le situazioni anche con il pieno supporto di tutta la potenza del motore.

Caratteristiche e specifiche
– Pacco pignoni 11-48 a 8 velocità lavorato al CNC in acciaio temprato
– Gamma di rapporti ideale per motore centrale
– Innesto migliorato della catena con i pignoni più grandi
– Geometria simmetrica per cambiare marcia in modo veloce e preciso
– Prestazioni ottimali per il cambio delle marce in entrambe le direzioni
– I grandi salti tra i pignoni rappresentano una tecnologia completamente innovativa progettata in modo specifico per le esigenze delle e-bike.
– Compatibilità con corpo ruota libera non XD™
– 8 velocità
– Finitura denti: nero
– Tecnologia: Sram XG
– Scala pignoni: 11, 13, 15, 18, 24, 32, 40, 48
– Denti su corpo principale: 5
– Prezzo: 450€

Il cambio Sram Ex1
Il deragliatore EX1 trae beneficio dalla struttura solida e dalla precisione di cambiata del design X-HORIZON™ per creare il primo deragliatore al mondo realizzato in modo specifico per le e-bike.

 

Progettato per gestire alti valori di coppia e le cambiate a cadenza ridotta nella cassetta E-BLOCK™ a 11-48 denti, il deragliatore EX1 offre agli utenti delle e-bike cambiate nette per potersi dedicare completamente al piacere della guida.

 

Caratteristiche e specifiche
– Collaudata progettazione X-HORIZON™ Sram che riduce la forza di cambiata, le cambiate indesiderate e la caduta della catena
– Pulegge X-SYNC™ a 12 denti
– Il deragliatore EX1 è progettato in modo mirato per le e-bike.
– Marce – 8
– Rapporto di trazione cavo – 1:1
– Denti max. – 48
– Colore – Nero
– Materiale cuscinetti puleggia – Acciaio
– Materiale gabbia – Alluminio
– Peso – 289g
– Prezzo: 165€

Il comando cambio
Il comando dello Sram Ex1 è dotato della tecnologia dei comandi cambio di Sram, ma è stato progettato per cambiate una marcia alla volta in modo preciso e netto, evitando doppie cambiate o cambiate eccessive che aumentano il rischio di rotture della catena.

 

 

Inoltre, singoli cambi di marcia aumentano la durata della batteria e di ridurre l’usura dei componenti.

Caratteristiche e specifiche
– X-ACTUATION™ per prestazioni affidabili e di precisione
– Cambi singoli per ridurre il numero di cambiate ed aumentare le prestazioni della batteria
– Velocità: 8
– Compatibilità: solo con cambio posteriore a 8 velocità
– Colore: nero
– Lunghezza cavo: 2200 mm
– Compatibilità Matchmaker: sì
– Peso: 122 g
– Prezzo: 55€

La catena
Gli elevati carichi di coppia delle e-bike richiedono componenti resistenti. La linea della catena più diritta dell’EX1 consente di utilizzare una catena più ampia e robusta rispetto a quelle disponibili nelle trasmissioni non progettate in modo specifico per le e-bike. La catena EX1 a 8 marce è stata progettata per scorrere in modo silenzioso con tutta la gamma di rapporti e trasferire più potenza alla ruota posteriore.

Caratteristiche e specifiche
– La catena EX1 è più ampia ed è progettata per l’impiego gravoso caratterizzato da coppie elevate delle e-bike.
– Compatibilità: 8 velocità
– Colore: grigio
– Connettore catena: PowerLock®
– Trattamento: perni rinforzati e cromati
– Prezzo: 30€

Ma non finisce qui: Sram, insieme alla trasmissione ha lanciato anche i freni Sram Guide Re, specifici per le e-bike caratterizzate da velocità medie superiori, uscite più intense e masse più elevate.

SRAM GUIDE RE
Il freno Sram Guide Re combina la leva Guide R con una potente pinza a 4 pistoni basata sui freni gravity Code con pasticche freno sinterizzate.

 

Il Guide RE offre un controllo totale e adatto a ogni percorso: la potenza e la modulazione ottimali dimostrano che è possibile regolare la velocità su tutti i terreni e in tutte le condizioni, in salita ed in discesa.

 

Caratteristiche e specifiche
– Compatibilità con MatchMaker™ X
– Montaggio ambidestro delle leve
– Regolazione del reach senza utensili
– Peso: 415 g (attacco diretto, tubo da 800 mm, disco CL da 160 mm)
– Materiale leva: alluminio pressofuso
– Materiale corpo leva: alluminio lavorato
– Struttura pinza: 2 pezzi
– Materiale pinza: alluminio lavorato
– Finitura: nero lucido
– Tipo pastiglie: metallo sinterizzato con supporto in acciaio
– Olio freni: DOT 5.1
– Reach adjust: senza attrezzi
– Angolo tubo: raccordo orientabile
– Tipo freno: modello idraulico
– Perno leva: boccola
– Viteria pinza: acciaio
– Pistoni: 4
– Materiale pistone: plastica fenolica
– Prezzo: 145€

Segnaliamo che il gruppo Sram Ex1 è previsto nei negozi a partire da agosto prossimo, mentre i freni Sram Guide Re a partire da giugno.
Inoltre, abbiamo chiesto ai tecnici Sram se esisterà anche una versione per motore Brose specifica per Specialized.
La risposta è stata lapidaria: “Non dipende da noi” ma hanno anche aggiunto che in Specialized ci stanno pensando.
Per il momento, però, possiamo dirvi che con il motore Bosch Performance Cx Line funziona davvero bene.
Qui potete trovare le prime impressioni d’uso del gruppo Sram Ex1 e dei freni Guide Re.



Torpado Ribot E: debuttano le e-bike con motore Bosch

E-bike: se ne parla molto, se ne vedono sempre di più, le gare aprono anche a questa nuova categoria, tutti i grandi marchi se ne stanno occupando ma forse sono ancora poco conosciute e scontano qualche pregiudizio di troppo.
I puristi della Mtb, infatti, storcono il naso e tanti altri appassionati le considerano poco più di un bel “giocattolo”. Di sicuro, ampliano le possibilità di divertimento e avvicinano molte più persone alla mountain bike.
Anzi, più precisamente, sono un mezzo per praticare in modo diverso la stessa passione.
Insomma, per capirle vanno provate.
Dopo avervi parlato di Mondraker, Scott, Specialized e Trek, oggi vi presentiamo la gamma e-bike di Torpado.
Poi, a ciascuno la sua scelta!
VM

I modelli Mtb a pedalata assistita di Torpado hanno telaio in alluminio e motore Bosch Performance CX Line con batteria Bosch da 400 Wh.
Torpado crede che questo prodotto possa avvicinare al mondo Mtb nuove tipologie di utenti:
– chi non è particolarmente allenato, grazie alla Mtb a pedalata assistita potrà percorrere percorsi impegnativi in assoluta tranquillità;
– chi non è un professionista, ma vorrebbe competere con bikers più forti, grazie alle e-Mtb potrà vivere questo tipo di esperienza;
– moglie, fidanzata o compagna di un irrinunciabile biker grazie alla e-Mtb potrà condividere con lui la passione per questo sport.

Si chiama Torpado Ribot E ed è una e-bike hardtail con telaio 29” pensata per una forcella da 100 mm di escursione.
E’ disponibile nelle seguenti versioni:

Ribot E 11 speed (con display Bosch Nyon)

Torpado ribot e

Ribot E 10 speed (con display Bosch Intuvia)

Torpado ribot e

Il motore Bosch ha quattro livelli di potenza, un’autonomia di 175 km (in modalità ECO) e un tempo di ricarica di 3,5 ore.

e-bike Torpado

I dettagli tecnici della bici:

– Dischi maggiorati

Torpado ribot e

– Cavi integrati

Torpado ribot e

– Tubazioni in Techno Aluminium 7005

Torpado ribot e

– Predisposizione per reggisella telescopico con cavo integrato, modello dropper KS Eteni (a richiesta)

Torpado ribot e

Ecco geometrie e taglie disponibili per entrambi i modelli:

Torpado ribot e

Maggiori informazioni: Torpado.com

Qui tutti i nostri articoli sulle e-bike.

Una Cannondale e-Trigger 27.5? L’ha costruita Guido Medana…

Le e-bike dilagano e a qualcuno fanno venire voglia di ardite elaborazioni.
Come ad esempio al nostro lettore Guido Medana che ha trasformato la sua Cannondale Trigger 27.5 in una Cannondale e-Trigger 27.5 (si può chiamare così?).
E il risultato è sorprendente, perché Guido non ha semplicemente appiccicato il motore elettrico alla sua bici, ma ne ha proprio modificato il telaio. E parliamo di un telaio in fibra di carbonio. Il risultato, a suo dire, è molto solido e ha richiesto un impegno non indifferente.
Guardate un po’…
SL

Cannondale e-Trigger

Tutto parte da un progetto su Adobe Illustrator, passato poi ad un programma Cad 3d… (foto sotto) e via fino al risultato finale. La Cannondale Trigger è stata motorizzata con il motore centrale Bafang da 750 W (1200 W di picco!), giusto mix tra peso, prestazioni ed affidabilità; questo risulta essere parte strutturale del telaio.

Cannondale e-Trigger

Cannondale e-Trigger

Ne risulta una e-Mtb da 19,4 Kg, bilanciata dinamicamente, con 680 Wh di batteria (e solo 2,6 kg) che le consente prestazioni notevoli, in termini di durata.
La Trigger è strepitosa in salita, quanto redditizia in discesa; oserei dire che nulla è cambiato in termini di guidabilità dalla versione originale (a parte, certo, 8 kg in più). Per la corona ho optato per progettare uno spider a doppia piastra che potesse sfruttare la mia (ottima) trasmissione Sram originale (pacco pignoni, catena e corona).

Cannondale e-Trigger
Il telaio prima dell’intervento
Cannondale e-Trigger
Il telaio dopo l’intervento

Cannondale e-Trigger

Cannondale e-Trigger

Attualmente monto la corona da 28 denti, che, unita al 10/42 denti del posteriore, mi ha restituito la bici originale.
Il movimento centrale è stato rifatto da 68 mm, avanzato di 5mm e spostato sulla sinistra di 2 mm, per ottimizzare la linea catena, perfetta come sulla bike originale.
Affidabilità: l’aspetto è stato attentamente valutato ed ora il motore è parte strutturale del telaio (oltre al fissaggio tramite movimento centrale, infatti, la parte anteriore del motore viene fissata alla parte discendente del telaio modificato). Il fatto poi che l’ammo funzioni in trazione anziché in compressione, non stressa il telaio nel punto in cui è stato modificato.

Cannondale e-Trigger
Il passaggio interno dei cavi

Cannondale e-Trigger

Movimento centrale: quello originale è stato “svuotato” (asse e cuscinetti) ed è stato inserito un tubo in alluminio avente diametro interno come il movimento centrale Bafang. Questo tubo (largo 68 mm) è stato resinato nella sede originale della Trigger, avanzandolo di 5 mm. Già che c’ero l’ho anche fatto spostare sulla sinistra di 2 mm, così da avere una linea catena pressoché perfetta.

Cannondale e-Trigger

Cannondale e-Trigger

Cannondale e-Trigger

Per la cronaca… molto importante: ho progettato il tutto e seguito gli avanzamenti lavoro passo passo, ma la parte che ha interessato il carbonio è stata realizzata da una azienda (Grazie Claudio!) che produce telai fasciati in carbonio. Non si scherza con modifiche strutturali del genere!
Io faccio prevalentemente enduro/all mountain (le ruote in foto sono quelle originali, sostituite con cerchi da 30 mm e copertoni Minion Dh da 2,5 pollici) e, credetemi, se dopo due mesi di salti e discesoni a manetta è ancora intera…
Tutti i cablaggi elettrici sono stati inseriti nel telaio per una pulizia totale.

Cannondale e-Trigger

Cannondale e-Trigger

Cannondale e-Trigger

Per quello che riguarda il porta batteria, ho preferito la soluzione a borsa perché più leggera e versatile (posso a scelta aggiungere la batteria per il faro led o attrezzi e camera d’aria!).

TEST – Specialized Turbo Levo Fsr Comp: un gradino sopra

Molto spesso Specialized è stata paragonata alla Apple e non tanto per una questione di posizione geografica (Morgan Hill e Cupertino sono a meno di un’ora di macchina fra loro) quanto per il loro modo di proporre innovazioni.
Se è vero che molti dei prodotti di successo di Apple spesso non sono stati delle invenzioni di Apple stessa, altrettanto si può dire per Specialized, almeno in alcuni casi.
Ad esempio nel caso delle ruote da 29 pollici e, più recentemente, per le e-bike.

Per continuare il parallelo fra le due aziende, sia Apple che Specialized hanno elevato lo status di prodotti di nicchia a prodotti acclamati a livello globale, aggiungendo il loro personalissimo e inconfondibile tocco.
La Specialized Turbo Levo, quindi, non è altro che il convalidamento delle e-bike in ambito mountain bike.
Il primo test a Leogang fu davvero una rivelazione: le e-bike, con questa forma e con queste prestazioni, potevano diventare degli oggetti del desiderio e il test della versione definitiva ne è stato la conferma.

Per circa un mese e mezzo ho avuto a disposizione una Specialized Turbo Levo Fsr Comp 6Fattie, provata in condizioni davvero molto differenti fra loro, come mai era accaduto prima per un test su MtbCult.
E’ servito però a capirne pro e contro (sì, ci sono anche dei contro) e a individuarne in prospettiva futura il grande potenziale di questa tipologia di bici.
Insomma, da quando è arrivata sul mercato la Turbo Levo le e-bike non sono state più le stesse.
Via il display sul manubrio e benvenute integrazione fra batteria e motore come mai si era visto prima (ad eccezione di Rotwild che utilizza lo stesso motore e batteria Brose) e geometria da vera trail bike.
Dopo averne descritto le sensazioni in vari contesti è il momento di tirare le somme sulla Specialized Turbo Levo.

1 – GEOMETRIA
– Angolo di sterzo: 66,5°, cioè un valore da trail bike vera.
– Angolo piantone: 73,9° è il valore effettivo per la taglia L, quella da me provata.

– Lunghezza tubo superiore: 61,5 cm. Questo valore conferma che l’assetto in sella è quello di una Mtb tradizionale e del tutto ispirato a quello della Stumpjumper. E questo aspetto caratterizza fortemente il feeling con la guida.
– Altezza manubrio da terra: il tubo sterzo in taglia L ha una lunghezza di 130 mm, cioè un valore che è appena maggiore di quello della Stumpjumper Fsr 6Fattie. Sulla Turbo Levo, però, il tubo obliquo ha dimensioni maggiori perché deve ospitare la batteria.

– Altezza movimento centrale da terra: 34,2 cm, per tutte le taglie. E’ una misura appena superiore a quella di una trail bike tradizionale per una precisa scelta di Specialized. Il motore è meno esposto a impatti nel caso si debbano superare ostacoli più pronunciati o pendenze più elevate.

– Lunghezza carro: 45,9 cm è un valore record per una e-bike con ruote 650b Plus. Specialized è riuscita a contenere la lunghezza dei foderi bassi grazie all’utilizzo del motore Brose che permette maggiore libertà di posizionamento all’interno del telaio. La Turbo Levo, quindi, presenta meno compromessi fra esigenze della sospensione Fsr e posizionamento del motore.
– Interasse: 1212 mm ovviamente non sono pochi e si fanno sentire solo in alcune circostanze. In generale, non è questo singolo valore, né quello ultracompatto del carro che possono definire il comportamento della bici, ma l’insieme di tutte le quote geometriche.
– Assetto in sella: è quello tipico di una bici Specialized, cioè capace di metterti subito a tuo agio, tanto in salita quanto in discesa. L’angolo di sterzo piuttosto aperto, la forcella RockShox Yari da 140 e le gomme da 3,0” di sezione sono una garanzia di divertimento sui sentieri. Tanto in discesa, quanto in salita.

– Altro e/o eventuali sensazioni: Specialized allestisce la Turbo Levo Fsr con manubrio da 75 cm di larghezza e con un rise di soli 10 mm: in alcune situazioni un rise di 20 mm e una larghezza di almeno 76 cm aiuterebbero il feeling con la guida, soprattutto con una bici di taglia L.

Voto finale (da 1 a 10): 9,12

2 – COMPORTAMENTO IN SALITA
– Tuning scelto per l’ammortizzatore: l’ammortizzatore è tarato per dare un supporto più che valido in salita con tuning nella posizione Climb che è sufficientemente fermo. Non è un lock-out e, considerato il peso della bici, è bene che non lo sia.
– Efficienza sospensione posteriore nell’andatura regolare: se il Sag è corretto (e in questo vi può aiutare l’AutoSag di serie) la sospensione è piuttosto ferma.
– Efficienza sospensione posteriore nell’andatura fuorisella: la Specialized Turbo Levo permette di alzarsi sui pedali senza costringere ad accelerare il ritmo. Cioè, volendo, si può pedalare come fosse una bici tradizionale, a patto però di utilizzare un’assistenza elettrica di basso livello (Eco).

– Efficienza sospensione posteriore in salita offroad: la sospensione Fsr fa il solito buon lavoro che diventa ottimo grazie alla trazione offerta dalla gomma Specialized 6Fattie Ground Control da 3,0” e dalla spinta extra del motore.

– Erogazione potenza in salita: è qui che compaiono le prime differenze rispetto, ad esempio, al motore Bosch. Il motore Brose della Specialized è capace di un’erogazione molto progressiva e permette di tenere in salita velocità bassissime, utili, ad esempio, quando si sta affrontando un tornante su pendenze estreme.
Il motore ha un’erogazione che permette al ciclista di gestire al meglio le proprie forze, senza sovrapporsi in maniera decisa alle gambe di chi pedala.
Inoltre, tramite l’applicazione Mission Control è possibile modificare il livello di assistenza e l’output del motore per una personalizzazione dell’assistenza mai vista prima. Va detto però che l’applicazione richiede un certo periodo di apprendistato per capire come, in base al proprio peso e alle proprie necessità, impostare l’erogazione del motore e la durata delle batterie. Le informazioni che fornisce questa applicazione, però, sono notevoli:

Talvolta, in salita, quando si seleziona un rapporto più lungo, si avverte la spiacevole sensazione di “motore spento” per qualche istante. E’ una caratteristica del motore Brose. Ne parliamo in modo approfondito qui.

– Commenti sui componenti montati sulla bici: Specialized, grazie al motore Brose, utilizza una corona anteriore da 32 denti (foto sopra) montata su una pedivella Praxis: questa corona, unita alla cassetta posteriore Sram 10-42, dà alla bici uno sviluppo metrico del tutto identico a quello di una Mtb tradizionale, senza penalizzarla sulle salite più ripide.
La catena Kmc X11 L di serie non è una scelta indovinata: dopo averla sostituita a Massa Marittima con una Sram originale il cambio ha iniziato a funzionare in modo molto migliore.

Voto finale (da 1 a 10): 9,2

3 – COMPORTAMENTO IN DISCESA
– Tuning scelto per l’ammortizzatore: la sospensione posteriore, in modalità Descend, ha il comportamento delle sospensioni Fsr, ma con un tuning (chiamato Rx Trail) pensato per l’abbinamento con le gomme 6Fattie (o 650b Plus).
– Curva di compressione della sospensione (linearità e progressività): lineare nella prima parte di escursione e progressiva verso il fondo corsa, come per le altre Fsr.
– Impatti di piccola entità: qui entrano in gioco anche le gomme 650b Plus che permettono un comfort sconosciuto a tutte le altre gomme (ad eccezione delle fatbike).

– Impatti di grande entità: la confidenza che ispira questa bici, pur con valori di travel intermedi, è davvero notevole. I 140 mm di corsa della forcella Yari solo in occasione della gara di Superenduro a Massa Marittima sono stati chiamati tutti in causa. I limiti in discesa sono piuttosto elevati, a patto, però, di scegliere la pressione giusta nelle gomme.
Nel mio caso, una volta trasformate in tubeless (soluzione che consiglio per evitare continue forature), sono riuscito a scendere a 1,0-1,1 bar con grande soddisfazione in discesa. Il cerchio Roval da 38 mm di larghezza interna permette un’adeguata precisione nella guida anche a pressioni basse.

– Rigidità torsionale del carro: migliore di quanto mi potessi aspettare, grazie al carro compatto (per essere una e-bike 650b Plus), ma difficile da quantificare in modo preciso. La gomma 650b Plus ha il difetto di non restituire sensazioni veritiere di quello che succede sotto di lei e questo sporca un po’ il feeling con la guida.

– Agilità della bici: anche qui è molto migliore di quanto mi potessi aspettare, vista la presenza di motore e batteria e soprattutto di un peso di 22,43 Kg (per la taglia L). In assoluto non è una bici agile, ma in ambito e-bike è molto ben equilibrata e la guida ne guadagna. Richiede però di giocare d’anticipo in frenata perché gli spazi di arresto sono inevitabilmente più lunghi.

Il peso (per di più posizionato in basso), però, la trasforma in una macchina mangia-tutto: se non riesci a evitare l’ostacolo puoi sempre passarci sopra…
– Efficienza sospensione posteriore in frenata: la ruota posteriore ha un grip notevole, maggiore rispetto a una bici tradizionale. In frenata è difficile dire quanto la sospensione e quanto la gommona permettano una simile aderenza, ma in generale, per esperienza, la sospensione Fsr ha un buon comportamento in frenata.

– Commenti sui componenti montati sulla bici: la RockShox Yari è una forcella ben dimensionata per questa bici soprattutto in chiave endureggiante, perché ha lo chassis della Lyrik e una precisione di guida notevole.
Per quanto riguarda le gomme, togliete le camere d’aria e passate al tubeless quanto prima: le gomme Specialized, durante gli oltre 400 km di test, si dimostrate molto valide solo dopo averle convertite in tubeless.

Voto finale (da 1 a 10): 9,0

4 – COMPORTAMENTO SUL PEDALATO
– Tuning scelto per l’ammortizzatore: la posizione Trail permette una maggiore sostegno alla pedalata e dimostra di funzionare in modo ottimale sui sentieri.
– Efficienza sospensione posteriore nei rilanci: in Trail, la sospensione posteriore è molto reattiva. In realtà anche in Descend se la cava piuttosto bene.
– Erogazione della potenza nei rilanci: la Turbo Levo in modalità Trail o Turbo ha un’erogazione più rapida della potenza dopo i primi colpi di pedale. Se siete a caccia della prestazione in discesa è meglio selezionare la modalità Turbo o Trail e impostare l’output motore verso il massimo per avere una spinta decisa in uscita di curva.
– Agilità della bici: vale quanto detto nel punto precedente.

Voto finale (da 1 a 10): 8,75

5 – DETTAGLI TECNICI TELAIO
– Regolazioni consentite sulla geometria: nessuna
– Spazio fra gomma posteriore e carro (in caso di fango): lo spazio è maggiore di quanto ci si possa aspettare, ma in assoluto non è tantissimo. Il fango, però, non crea particolari problemi, ma non è nemmeno il terreno ideale sul quale usare le gommone.
– Cura del passaggio cavi: Specialized ha fatto un bel lavoro, su tutti i cavi.

– Attacco portaborraccia: insieme a Rotwild (con la quale condivide motore e batteria, ma non il software) è l’unica e-bike ad avere un portaborraccia sul tubo obliquo.
– Attacco guidacatena: è dotata di serie di un piccolo guidacatena che però in gara ha dimostrato i suoi limiti, a causa soprattutto di un cambio Sram Gx con una frizione molto debole.

– Protezioni sul telaio e sul carro: il batticatena è ben protetto e altrettanto si può dire per il motore. La protezione sul tubo obliquo è stata messa a dura prova nel test…
– Posizionamento dell’ammortizzatore: l’ammortizzatore è ben posizionato, come su tutte le Specialized. Si raggiunge facilmente stando in sella.

– Posizionamento motore: al momento non c’è scelta: il motore deve essere nella scatola del movimento centrale e questo lo porta a essere esposto agli impatti. Va detto però che solo in qualche occasione si è arrivati al contatto fra motore e rocce, senza comunque provocare danni.



– Durata batteria e tempi di ricarica: la batteria, dopo aver compreso le prestazioni del motore e le possibilità di regolazione offerte dall’applicazione, è in grado di gestire uscite con dislivelli superiori a 1500-1600 metri e con durate di 4-5 ore (con un peso corporeo di 86 Kg).
E’ chiaro che il livello di allenamento, il peso del biker e la scorrevolezza del terreno influiscono su questo risultato, perché c’è anche chi è arrivato a coprire 2100 metri di dislivello (con un peso corporeo di 73 Kg).
– Peso telaio e bici: la bici in taglia L pesa 22,43 Kg. E’ tanto per una bici, ma al momento le e-bike a doppia sospensione e per di più con ruote Plus, non riescono a fare di meglio. La versione provata, inoltre, è anche la più economica.
– Prezzo telaio e/o bici: 4490€ per la bici intera sono un valore piuttosto interessante in considerazione delle prestazioni e della tecnologia a bordo.

Voto finale (da 1 a 10): 8,50

VOTO COMPLESSIVO (da 1 a 10): 8,91

In conclusione…
La Specialized Turbo Levo Fsr 6Fattie è una bici che ha cambiato il modo di intendere le e-bike, proponendo sia delle semplificazioni (niente display sul manubrio) sia delle evoluzioni (vedi l’applicazione Mission Control) rispetto ai modelli della concorrenza.
Dall’arrivo di questa bici anche le altre e-bike cambieranno, ma al momento la proposta di Specialized è un gradino sopra le altre bici a pedalata assistita.
Pur non essendo esente da pecche (di cui, fra le altre cose, parliamo in questo articolo), è una bici pensata per il divertimento, sia per il neofita, sia per il biker più esperto.
C’è solo una cosa che potete fare per verificare di persona quanto scritto finora: provarla fuoristrada come si deve.

Per informazioni Specialized.com



VIDEO – Con l’esperto nei dettagli della Specialized Turbo Levo

La Specialized Turbo Levo è una e-bike fuori dal coro, con un contenuto tecnologico differente rispetto alle altre bici.
Per tale ragione tutte le perplessità sul funzionamento della parte software sono state concentrate in questo articolo.
Nel video seguente Sam Benedict fa il punto della situazione sulle caratteristiche tecniche della Turbo Levo:

Mentre in questo video spiega come l’app Mission Control interagisce con la bici:

In pratica le perplessità maturate durante il test sono state rivolte e Ledo Zamparella che, in Specialized Italia, si occupa proprio della piattaforma Turbo.
Iniziamo con le domande…

Specialized Turbo Levo
Ledo Zamparella di Specialized Italia

– Lunghe distanze (diciamo sopra i 40 km): l’assistenza alla pedalata con lo Smart Control, una volta superata la metà dei km impostati in partenza, non è costante, non è sempre prevedibile e in generale si riduce in modo avvertibile.
Come mai?
– Sì, quando si supera la metà del chilometraggio impostato l’assistenza alla pedalata cambia in modo più visibile. Parti con un serbatoio pieno e fin tanto che sei sotto la metà della carica, la batteria non sa quanta assistenza ancora ti serve e quindi corregge il livello di assistenza.
All’applicazione manca un parametro, il dislivello, per avere un’assistenza più equilibrata.

– Ci sarà la possibilità di inserire il valore altimetrico dell’uscita o addirittura il tracciato Gps dell’uscita per ottimizzare il funzionamento di motore e batteria? A Leogang ci avevano mostrato questa possibilità…
– E’ una cosa che avevano prospettato anche agli addetti ai lavori, stanno lavorando su grandi aggiornamenti all’applicazione, ma non si sa ancora di più.
Stanno facendo grossi lavori, c’è un continuo e costante aggiornamento.

– Ho notato che l’assistenza del motore è attiva effettivamente fino ai 25 km orari, ma superando questa velocità sento comunque tanta resistenza sui pedali (dovuta al trascinamento del motore?) che sparisce quasi del tutto sopra i 30 all’ora.
– Ti spiego in breve come è fatto dentro il motore Brose: al suo interno c’è un motorino elettrico che gira a 2500 rpm quando vai a 25 all’ora. Questo motorino elettrico aziona una serie di ingranaggi satelliti molto leggeri e c’è una prima ruota libera che svincola il motore dalla pedalata.
Il rapporto planetario è di 9:1.
Tramite cinghia viene poi portata la trazione a una seconda ruota libera che è collegata alla pedivella e si arriva a una riduzione finale di 30:1
Non è possibile avvertire resistenza oltre i 25 all’ora. Diciamo che dai 25 in poi ci devi mettere tanto del tuo perché stai spingendo una bici più pesante…

– Cambio di rapporto: quasi sempre, se seleziono un pignone più piccolo, avverto la disattivazione dell’assistenza, cosa non proprio piacevole in salita.
In altri casi, invece, va tutto fluido. Da cosa può dipendere?
– E’ il verificarsi di due situazioni in modo simultaneo: il sensore di coppia nella pedivella ha avvertito l’alleggerimento della pedalata e il magnete non è ancora passato davanti al sensore sul mozzo posteriore.
Per un attimo il motore smette di funzionare perché non ha ricevuto gli input necessari.
L’ideale sarebbe non alleggerire la pedalata e non perdere troppa velocità.

Specialized Turbo Levo
Il magnete del sensore di velocità

– App Mission Control: mi è capitato che alla traccia registrata mancasse una parte dell’uscita effettuata. Questo si ripercuote sulla gestione della batteria?
Da cosa può dipendere? Considera che utilizzo un iPhone 6s
– Uno smartphone non avrà mai una precisione e potenza di ricezione del segnale Gps pari a quella di un dispositivo appositamente dedicato. Dipende dall’hardware dell’iPhone.

– Dati registrati: l’app Mission Control è molto ricca di informazioni, ma non credo che la stima del consumo di calorie da parte del ciclista sia reale. Il Garmin (con i dati di frequenza cardiaca) mi dice, ad esempio, 1000 Kcal e Mission Control mi dice più del doppio.
– Perché tramite l’applicazione viene fatto un conteggio anche tramite la potenza impressa sui pedali e quindi è diverso il risultato.
Il Garmin conoscendo la frequenza cardiaca analizza lo sforzo della persona e, pur mancando il dato della potenza generata dal ciclista, la stima delle calorie bruciate è più attendibile.
Se si abbina il Garmin alla Levo in modo completo il dato è ancora più preciso.

Nel menu dell’applicazione Mission Control è possibile attivare il Fake Channel: a cosa serve e come si usa esattamente?
– Allora, con l’Edge 1000 Explore puoi fare di tutto perché è compatibile Lev e Connect Iq, ma con un dispositivo Garmin non compatibile Lev si può comunque visualizzare la carica residua della batteria tramite il fake channel.
Attivando il fake channel vai a dire a un dispositivo Ant+ di mostrare la carica della batteria in luogo della cadenza, della frequenza cardiaca o della potenza.
Meglio usare il canale della cadenza e non quello del cardio (che sotto le 30 bpm fornisce dati errati).
Quindi, attivato il fake channel, su un Garmin Edge 810, ad esempio, se attivo il sensore di cadenza in realtà visualizzerò la carica residua della batteria.

– La potenza del motore è di 530 watt, quindi circa il doppio di un Bosch Performance Cx?
– I nostri 530 watt sono potenza di picco che è un valore temporaneo che il motore (foto in basso) eroga, ma la potenza nominale è di 250 watt e la coppia è di 90 Nm.

Specialized Turbo Levo

Specialized Turbo Levo

Specialized Turbo Levo

– Quando arriverà il telecomando remoto per selezionare le tre modalità di assistenza?
– A breve dovrebbe essere disponibile a un prezzo di 80€ al pubblico. Lavora con un sensore Ant+ ed è prodotto da Garmin.

Specialized Turbo Levo
Il telecomando wireless sul manubrio che sarà a breve disponibile.

Insomma, per quanto la Specialized Turbo Levo sia un prodotto davvero riuscito non è esente da pecche che, in base alle risposte di Ledo Zamparella, sono legate al software piuttosto che all’hardware.
Ovvero potrebbe essere solo questione di poco tempo.

Mondraker e-Prime: e-bike in carbonio per il divertimento

RIVA DEL GARDA – Mondraker ha tolto il velo sulla prima bici a pedalata assistita con telaio in fibra di carbonio.
Si chiama Mondraker e-Prime ed è una hardatil e-bike con telaio pensato per una forcella da 120 mm di escursione.

Mondraker e-prime

Ruote 650b Plus, motori Bosch Performance e Performance Cx a seconda delle versioni e ruote 650b Plus da 2,8” di sezione (ma può montare anche gomme da 3,0″ o da 29″).
Più leggera e più agile di una e-Crafty: Mondraker ha dichiarato 18,8 Kg per la versione di punta e circa 20 Kg per la versione più economica, in lega leggera.
La Mondraker e-Prime porta con sé un gran numero di dettagli tecnici ereditati dalle Dune, dalle Foxy e anche dalle Summum, ovvero Forward Geometry e tubazioni con tecnologia Stealth.

Mondraker e-prime
Ma ci sono delle novità, specialmente sul carro: debuttano i FlatStays, non una novità in assoluto, ma di sicuro un espediente tecnico che permette alla e-Prime di essere più confortevole e piacevole da guidare.

Mondraker e-prime
Per quanto riguarda la geometria, di seguito trovate tutte le specifiche:

mondraker e-prime

Spiccano l’angolo di sterzo da 69°, il piantone da 73,5° e il carro da 48 cm.
Il telaio della versione in lega ha un peso di circa 300 gr in più di quello in carbonio, entrambi con garanzia a vita.
4 le taglie, dalla S alla XL, e, come detto, 4 allestimenti:

La Mondraker e-Prime RR Carbon
La Mondraker e-Prime RR Carbon: 8299€ e 18,8 Kg
La Mondraker e-Prime RR Carbon
La Mondraker e-Prime RR Carbon
La Mondraker e-Prime R Carbon
La Mondraker e-Prime R Carbon: 5199€ e 19,3 Kg
La Mondraker e-Prime R
La Mondraker e-Prime R: 4199€ e 19,7 Kg
La Mondraker e-Prime
La Mondraker e-Prime: 3349€ e 20 Kg

Una cosa importante da segnalare: Mondraker ha atteso a lanciare questa bici fino al momento in cui fosse realmente disponibile nei negozi.
E infatti la Mondraker e-Prime, sia la Carbon che la versione in lega, saranno disponibili a partire dalla prossima settimana.

Per informazioni Mondraker.com oppure Dsb-Bonandrini.com

Shimano Steps Mtb, nuovi componenti dedicati alle e-bike

COMUNICATO STAMPA

Shimano presenta il proprio concetto di pedalata assistita grazie alla realizzazione di componenti espressamente dedicati alla e-MTB.

I nuovi componenti SHIMANO STEPS MTB garantiscono il massimo del divertimento per chiunque, rendendo possibile esplorare nuovi terreni così come la conquista di nuovi orizzonti.

Shimano Steps Mtb

Le e-mountain bike livellano il campo di azione tra ciclisti con differenti capacità fisiche e abilità.
Pedalare in salita non è mai stato così divertente senza considerare che ora tanti rider potranno arrivare dove non avrebbero mai pensato di poter portare la loro bici.
E quando si guida in salita senza eccessiva fatica anche le discese risultano più gradevoli del normale.

STEPS MTB Teaser from Shimano Europe on Vimeo.

Questo è possibile grazie ad una leggera e compatta unità motrice E8000, progettata attorno al concetto di intuitività, capace cioè di restituire una sensazione di assistenza naturale al ciclista.
Le dimensioni contenute della drive unit consentono ai fabbricanti di realizzare telai per e-MTB che abbiano foderi più corti, a tutto vantaggio della manovrabilità della bici sui sentieri e della sensazione di essere seduti su una bicicletta tradizionale.
Soprattutto, il funzionamento dell’unità motrice è gestibile in maniera intuitiva per il tramite di un selettore di modalità (Eco, Trail e Boost) posto sotto il controllo della mano sinistra.




Componenti

Shimano ha introdotto nel 2013 i primi componenti per e-bike (serie E6000) con un occhio di riguardo al segmento ciclistico urbano e ricreativo.
Oggi, grazie alla conoscenza e all’esperienza che l’azienda può vantare nello sviluppo di componenti di alta gamma per MTB, Shimano presenta la famiglia di componenti E8000: nati con l’obiettivo di rispondere alle specifiche esigenze di un impiego e-MTB ma sviluppati con la consapevolezza di non dover snaturare l’esperienza e le sensazioni di guida di una mountain bike.

Shimano Steps Mtb

• I componenti SHIMANO STEPS MTB E8000 vantano una potente drive unit (DU-E8000).
• La batteria con grande capacità da 500Wh (BT-E8010) e il suo supporto (BM-E8010) garantiscono all’unità motrice tutta la potenza di cui ha bisogno.
• La potenza viene capitalizzata dal sistema di trasmissione dotato di una guarnitura dedicata (FC-E8050/E8000) con relativa opzione per la corona che può essere scelta da 34 o 38 denti (SM-CRE80-B/CRE80) e suo dispositivo guida catena (SM-CDE80).
• Il funzionamento del sistema è gestito attraverso l’impiego di un computer (SC-E8000), di una leva di controllo FIREBOLT (SW-E8000-L) e di un sensore velocità posto sulla ruota posteriore (SM-DUE10).
• I restanti componenti del pacchetto trasmissione possono essere alternativamente scelti all’interno del catalogo di componenti Shimano Di2 per MTB (di grado XTR o XT) oppure meccanici a 11 o 10 velocità.
• Il nuovo sistema SHIMANO STEPS MTB è in grado di comunicare via Bluetooth con la piattaforma di gestione software E-TUBE per una ampia possibilità di personalizzazione delle impostazioni tramite computer, tablet o smartphone.

L’unità motrice di SHIMANO STEPS MTB, piccola nelle dimensioni ma potente nelle prestazioni grazie ad una coppia alla ruota di 70Nm, è stata concepita per fornirvi tutto il piacere di guidare al netto di qualsiasi stress.

Shimano Steps Mtb

L’unità motrice trova alloggiamento in un triangolo ideale sviluppato attorno al movimento centrale così da garantire il più efficiente trasferimento di potenza dal rider alla pedivella.
Il suo design compatto incorpora alette di raffreddamento lato guarnitura per la massima dissipazione del calore.

Shimano Steps Mtb

Realizzare un sistema di componenti motorizzato che non snaturasse la sensazione di guidare una bici tradizionalmente intesa è stata la considerazione che ha orientato tutto lo sviluppo di SHIMANO STEPS MTB.
Per questo motivo pedalare SHIMANO STEPS è assolutamente in linea con quanto avviene con una normale bicicletta: la differenza è che i ciclisti oggi possono scegliere quale e quanta assistenza ricevere dall’unità motrice quando spingono sui pedali.
Proprio come su una normale mountain bike, gli utenti possono scegliere di usare un cambio elettronico Di2 oppure meccanico a 11 o 10 velocità.




La compattezza della drive unit permette ai costruttori di telai di poter assemblare delle bici che abbiano lo stesso feeling di guida e manovrabilità di una normale mountain bike.
Da notare inoltre che il fattore Q (cioè la distanza tra i bordi esterni delle pedivelle) è esattamente lo stesso riscontrabile nella guarnitura di grado DEORE XT, mantenendone intatto il feeling naturale di utilizzo.

L’energia all’unità motrice viene assicurata da una batteria sul tubo obliquo da 500Wh: sottile, resistente agli urti, impermeabile e di lunga durata.
Un sicuro ancoraggio mantiene saldamente al suo posto la batteria anche quando si è alle prese con i terreni più sconnessi.

Shimano Steps Mtb

Due opzioni di scelta per la guarnitura, con tecnologia Hollowtech (FC-E8050) oppure standard (FC-E8000), entrambe disponibili con corona da 34 o 38 denti (SM-CRE80-B/CRE80) compatibili con cassette a 11 o 10 velocità. Le corone sono realizzate con tecnologia Shimano Dynamic Chain Engagement e sono entrambe compatibili con il guidacatena opzionale (SM-CDE80).

Il sistema di componenti SHIMANO STEPS MTB è controllato da un compatto computer con schermo LCD su cui vengono restituite informazioni come: la marcia inserita, la modalità di assistenza alla pedalata, la carica della batteria, la velocità di marcia.

Shimano Steps Mtb

L’assitenza alla pedalata è controllabile attraverso un apposito comando dedicato tramite il quale è possibile scegliere di attivare la modalità Eco, Trail, Power e l’opzione di camminata assistita.

I componenti della serie SHIMANO STEPS MTB saranno disponibili a partire dal prossimo Ottobre 2016.

Per restare informati su SHIMANO STEPS MTB: Shimano-steps.com/mtb