BH Bikes continua a puntare con forza sulle e-bike e, dal 2017, amplierà la propria gamma Easy Motion inserendo la famiglia Rebel: 8 nuovi modelli dotati del sistema PWseries di Yamaha.
L’ammiraglia delle Rebel è il modello Lynx, che eredita in toto la tecnologia delle mountain bike di BH.
Il prestigioso sistema di sospensione Split Pivot entra così a far parte del mondo delle e-bikes con una escursione da 140mm ideata per l’utilizzo trail.
Lo Split Pivot isola le tre forze che agiscono sull’ammortizzatore posteriore: pedalata, frenata e sospensione, riducendo al minimo la compressione causata dalle forze di accelerazione, ed eliminando la compressione provocata dalle forze di frenata.
Si ottiene così un sistema che non influisce sulla pedalata e che vanta una notevole capacità di assorbimento, permettendo alla ruota di aderire bene al terreno anche nelle discese più irregolari. Anche la geometria è stata ereditata dalla Lynx, con un reach lungo e un angolo di sterzo che consente alla bici di affrontare perfettamente le discese.
Le BH Rebel saranno dotate del sistema PWseries di Yamaha che, grazie al motore da 250w, ottiene una coppia di 70 Nm con picchi fino a 80 Nm.
Si tratta di uno dei sistemi più compatti e leggeri presenti attualmente sul mercato che, grazie ai tre sensori (coppia, cadenza e velocità) fornisce costantemente un’assistenza dolce ma, allo stesso tempo, potente.
Queste nuove e-bike avranno 4 livelli di assistenza, che il ciclista potrà gestire tramite appositi comandi, e che saranno visualizzati sul display LCD insieme a molti altri dati relativi alla bici e alla guida.
Le BH Rebel saranno fornite, a seconda del modello, di batteria da 400 o 500 Wh.
MORGAN HILL – Ogni volta che si apre questa porta è come dare un’occhiata sul futuro. Sono stato qui tre anni fa (ricordate questo articolo?) e torno nella sede principale di Specialized con la solita curiosità.
E’ un po’ come quando il topolino entra nella casa del formaggio…
Rispetto al 2013 un po’ di cose sono cambiate e nuovi ruoli sono stati assegnati. Mi interessa soprattutto parlare con Joe Buckley con il quale ho un appuntamento alle 11,00.
Prima però un suo collega, Sean Estes, mi farà fare una visita alla loro sede, entrando solo dove è consentito a un media, e alla galleria del vento.
Voglio iniziare con l’intervista a Joe Buckley, personaggio che da anni è in Specialized e che oggi… beh, lascio parlare lui.
«Mi chiamo Joe Buckley e sono il product manager per le Mtb di alto livello, cioè tutte le biammortizzate e le Stumpjumper Ht. Ho un team di persone che lavora insieme a me e sono il responsabile di tutto ciò che viene fatto sulle Mtb Specialized. Il mio compito è assicurarmi che le cose vengano fatte nel mondo corretto.
Joe Buckley seduto al bar all’interno della sede di Morgan Hill.
– Le ruote 650b Plus hanno fatto la loro comparsa come ruote per trail bike, ma sembra che nel prossimo futuro arrivino anche nel mondo enduro. Ti risulta?
– Di sicuro il volume d’aria aggiuntivo di queste ruote è un beneficio, ma per rispondere alla tua domanda, e mettendosi dalla parte dei pro’, in questo momento ti dico che la scelta ristretta di gomme disponibili è un fattore limitante.
Il Plus è una bella idea, ma occorre ancora capire e definire questo standard.
Per alcuni ha una sezione da 3,0”, per altri da 2,8”.
Credo inoltre che man mano che il 650b Plus diventerà più popolare aumenterà la scelta di gomme e vedremo molti amatori utilizzarlo in gara per i benefici che dà.
– Quindi, per te è un tipo di gomma da amatori e non da pro’? – Va detto che il livello dei pro’ è talmente superiore a quello di un amatore che le loro esigenze possono essere molto diverse.
Un conto è vederli in foto o in video e un conto è vederli all’Ews dal vivo: vanno davvero tanto più veloce e guidano in modo molto più aggressivo.
Questo richiede gomme con una costruzione più solida.
Magari non useranno le gomme da 3,0” ma quelle da 2,8”, ma di sicuro ci sono dei benefici anche per i pro’ grazie all’extra volume del Plus.
– E quale sarà il futuro del 29 pollici? Xc? Trailbike? Enduro? – Quando ho provato per la prima volta il 650b Plus ho pensato che avrebbe “ucciso” il 29 pollici dato che il diametro è circa lo stesso.
Ma credo che ci sarà ancora spazio per il 29” nell’Xc e sulle trail bike con escursione più contenuta.
Il beneficio che dà in termini di capacità di superamento degli ostacoli è ancora il suo punto di forza.
– Al piano di sopra ho visto un prototipo realizzato da Robert Egger che è una fusione fra una bici da Dh e una moto da cross (foto in basso). E mi chiedo: ci saranno sulle Mtb del futuro altre derivazioni dalle moto da cross?
– Di fatto ci sono già molto cose che provengono dal mondo del motocross: vedi la forcella a doppia piastra, freni a disco, le sospensioni ispirate proprio a queste moto e magari in futuro ci potrebbero essere delle ruote di diametro differente fra anteriore e posteriore, ma di sicuro non credo che ci sarà una sola taglia di bici così come è unica la taglia per le moto.
Ci sono delle moto da cross con motore elettrico, ma non credo che su una Mtb da Dh si possa riuscire a istallare un motore e a rendere questa bici più veloce di una Mtb da Dh tradizionale.
Aggiungere un motore e una batteria finirebbe per appesantirla e allungarla rendendone più difficile la guida.
E’ pur vero che non si può mai dire mai, quindi…
– Sono stato poco fa alla galleria del vento e mi sono chiesto: quali benefici l’aerodinamica può portare a un utente di medio livello? – Questa è una bella domanda: in Mtb, dato che le velocità sono più limitate rispetto alla strada, non sono sicuro che ci possano essere dei benefici enormi.
Inoltre dipende di quale specialità stiamo parlando: in Xc e enduro magari i benefici potrebbero essere più limitati, ma in Dh il discorso potrebbe cambiare.
Loic Bruni nella galleria del vento di Morgan Hill
Non sono da escludere, comunque, dei benefici per la Turbo Levo e le e-bike: meno resistenza all’avanzamento significa allungare l’autonomia delle batterie, in alcune circostanze. E’ una possibilità.
– Ecco hai menzionato la Turbo Levo: l’ho usata in lungo e in largo e mi sono chiesto: come migliorarla? – Questa è una domanda che mi pongo spesso… Mi riallaccio al discorso delle e-bike da Dh. La sensazione che hai prima di una curva è che devi per forza anticipare il punto di frenata perché pesa di più.
Quindi dobbiamo cercare di renderla più leggera e avvicinarla al feeling di una bici tradizionale.
Poi c’è il discorso batterie e motore: la tecnologia evolve e magari un motore migliore permetterà di allungare la durata delle batterie e viceversa oppure entrambe le cose.
La Specialized S-Works Turbo Levo Fsr 6Fattie
– L’evoluzione sulle batterie che vediamo nel mondo delle auto lo rivedremo anche sulla Turbo Levo? – Sì, posso dirti che al momento tutti gli step in avanti che Tesla fa sulle batterie vengono utilizzati anche sulle batterie della Turbo Levo, a patto che si tratti di una tecnologia utilizzabile e che non costi troppo.
Il nostro team di sviluppo in Svizzera conosce meglio questo aspetto, ma credo che l’evoluzione procederà a passi non così veloci come si potrebbe immaginare.
– Se guardo la prima Stumpjumper e guardo poi la Turbo Levo vedo due bici molto diverse: la prima è un mezzo puramente meccanico, rude e selvaggia, la seconda è molto più facile e “amichevole”, ma quasi non sembra più una Mtb. E questo potrebbe allontanare il pubblico dalla Turbo Levo e dalle e-bike in generale. Come pensate di affrontare questo cambio di mentalità?
– Far cambiare mentalità è sempre molto difficile. Io credo che la cosa più difficile sia riuscire a far salire il pubblico su questa tipologia di bici. Molti dicono che non è più una bici, ma è una moto. Ebbene, ho girato per anni su una moto da fuoristrada e quando esci con altre persone non hai modo di parlare con loro se non fermandoti.
La Turbo Levo e le e-bike sono ancora delle Mtb perché devi pedalare anche se è un’esperienza completamente diversa rispetto all’usare una Mtb tradizionale.
Convincerle a provare la Turbo Levo è la nostra sfida.
– Mission Control: ci sarà la possibilità di dire all’applicazione il dislivello che sto per fare oltre alla lunghezza in chilometri? – Ci stiamo lavorando. E stiamo lavorando anche su diverse migliorie al sistema. Di certo se il software conosce dislivello e lunghezza l’assistenza migliora e non devi più preoccuparti di nulla.
Per il momento però puoi decidere di modificare il livello di assistenza delle tre modalità e anche l’output del motore e non è difficile arrivare a fare delle cose notevoli con questa bici.
Io sono riuscito a fare per 7 volte lo stesso giro, qui nei paraggi, che in una buona giornata riesco a fare solo per 4 volte. E nello stesso tempo. Non è male…
– Ho la sensazione che le e-bike siano più popolari in Europa che in America: secondo te perché? – Non ho dati esatti a riguardo, ma se chiedi la mia opinione posso dirti che in Europa ci sono molte più persone che in America che usano la bici per andare al lavoro. E lì le e-bike sono molto popolari.
Quindi le persone che hanno già l’abitudine a usare queste bici sono anche le prime a capire che una Mtb a pedalata assistita è ancora una bici e sono le prime a essere incuriosite dall’uso di una e-bike nei boschi.
Quindi, una Mtb elettrica può diventare un upgrade molto facile.
Ma c’è anche un altro aspetto.
In America c’è un numero maggiore di sentieri lavorati e preparati che rendono l’uso della Mtb molto più facile e divertente.
In Europa invece i sentieri sono generalmente diversi: si sale e si scende, pendenze molto forti e livello tecnico molto più alto.
In un contesto come questo una Turbo Levo può aiutare molto, tanto in salita quanto in discesa, perché rende le uscite più piacevoli.
Credo che in America arriveremo a capire come usare una e-bike, ma ci vorranno un paio di anni.
– E poi in America avete anche divieti di accesso su alcuni sentieri perché le e-bike sono considerate alla stregua di motociclette… – Spero che chi fa le leggi capisca presto che queste non sono delle moto. Ma ti posso anche dire che ci sono molte parti in America che non soggette a nessun divieto. Quindi potenzialmente la Turbo Levo può andare ovunque.
E proprio a tale riguardo spero proprio che questa bici possa portare nuovi utenti nel mondo della Mtb.
– Joe, a parte il mondo delle e-bike, dov’è che l’elettronica può avere successo su una Mtb? – L’abbiamo vista sulla trasmissione, sul reggisella telescopico, sulle sospensioni… ma credo che per avere successo l’elettronica non debba solo sostituire una leva o un comando meccanico, ma prendere delle decisioni al posto del rider. E’ una bella responsabilità.
– Fatbike: sono ancora vive nonostante il 650b Plus… – C’è stata una vera esplosione di fatbike e molti l’hanno acquistata come seconda o terza bici. Questa tipologia di bici eccelle in condizioni di sabbia o sulla neve dove magari la 6Fattie non se la cava benissimo. Credo che le fatbike abbiano ancora un loro spazio nel mondo della Mtb.
Joe Buckley in azione durante il lancio della Specialized Stumpjumper in Nuova Zelanda.
– E cosa mi dici delle 29 Plus? – A essere onesto non ne ho mai guidata una e quindi non ho ancora un’opinione.
E’ di sicuro un oggetto da osservare con attenzione, ma la gomma da 3,0” è di gran lunga più pesante di una da 27,5”.
Credo che ci possa essere spazio per gomme di maggiore volume, ma credo anche che 29×3,00” sia un po’ troppo.
Staremo a vedere.
– Alla Sea Otter Classic ho visto anche la 26 Plus: che sia il ritorno delle 26 pollici? – Non ti so dire come vadano, ma di sicuro l’impressione è che si stia frazionando sempre di più la scelta di gomme e formati possibili. Non so quanto tempo tu abbia passato in America, ma qui abbiamo una catena di ristoranti che si chiama Cheesecake Factory che propone un menu di 6 pagine. E quindi mi immagino un biker che si trova a scegliere fra tutte queste opzioni che differiscono poco l’una dall’altra.
Credo che a un certo punto dovremo tirare una linea. Questa è la mia opinione.
– Qual è la tua prossima sfida come product manager? – Ogni product manager ha una sfida: come posso innovare la successiva serie di prodotti? Come posso rendere ancora migliore la Stumpjumper di adesso? Non pensi solo al peso e alla rigidità, ma anche al piacere di guida, alla praticità di guida (vedi lo Swat Door) e tutto ciò diventa sempre più difficile senza dimenticare che la competizione fra i marchi è sempre più forte.
Il mondo delle e-bike, per me, è molto interessante perché è relativamente nuovo ed è una bella sfida.
Sean Estes (a sinistra) e Joe Buckley davanti alla bici di Shaun Palmer.
All’intervista ha assistito anche Sean Estes e sarà lui a rispondere queste ultime domande
– Ultima domanda: come vi state preparando alla vendita online delle bici? – In modo lento e attento: questa è la strategia che stiamo utilizzando. Stiamo cercando un modo per mantenere i nostri punti vendita nel nostro e-commerce e continuare a dare loro il ruolo che hanno oggi. Trek ad esempio ha iniziato a vendere online solo alcuni modelli (che magari si vendono meno facilmente nei negozi, ndr) e questa può essere una strategia interessante, ma di sicuro non vogliamo tagliare fuori i retailer.
– Quindi pensi che questa sia la strada da seguire per il futuro? – Non è il futuro, ma il presente. E’ questo il modo in cui le persone vogliono fare acquisti. Online si acquistano vestiti, le vacanze, le auto e persino le case.
L’e-commerce ha già cambiato molti settori e sta cambiando anche quello delle bici, ma più lentamente. Ed è un bene che questo stia avvenendo lentamente, perché i retailer sono importanti per questa industria e poi perché negli Stati Uniti ne abbiamo circa 1200 e non possono essere spazzati via in un attimo perché, comunque, sono una parte del nostro business.
Tante novità in arrivo, quindi, senza dimenticare tutte quelle sulle quali Joe mantiene ancora il segreto.
Adesso entriamo nel Win Tunnel, la galleria del vento di Specialized…
Esposizioni di aziende del settore e-bike e del turismo in bicicletta, test ride e prove per tutti, minitour guidati, una street competition di e-bike nel centro storico, e poi ancora workshop, conferenze e meeting commerciali.
Sarà possibile prendere parte a tutto questo in occasione di Bike UP, l’evento europeo dedicato esclusivamente al settore delle biciclette a pedalata assistita, in programma a Lecco dal 20 al 22 maggio.
Giunto alla sua terza edizione e organizzato da LAB.C – azienda con sede a Monza che si occupa a 360° di mobilità elettrica – il festival è un’occasione unica per appassionati, sportivi e famiglie per “toccare con mano” e sperimentare attraverso test ride e prove cosa significhi utilizzare una bicicletta a pedalata assistita: saranno a disposizione due diversi tracciati (urban e mountain bike) dove poter provare tutti i modelli di e-bike presenti all’esposizione anche accompagnati da una guida mountain bike (e-bike tour guidati sabato e domenica dalle 11 del mattino con partenze ogni ora).
Bike UP è un evento istituzionale del Comune di Lecco patrocinato da Confindustria ANCMA, Confcommercio Lecco, Camera di Commercio Lecco e FIAB.
Oltre all’esposizione internazionale di biciclette a pedalata assistita, che vedrà la partecipazione delle più importanti realtà a livello internazionale, per i professionisti durante il venerdì sarà possibile assistere a conferenze e workshop tenuti da istituzioni ed esperti del settore e momenti di approfondimento su differenti tematiche legate alla mobilità elettrica su due ruote.
Per chi ama le forti emozioni, a partire dal pomeriggio di sabato sarà possibile assistere ad UPHill, la prima street competition di e-bike: in un contesto urbano quale il centro storico di Lecco, batterie di e-rider si sfideranno “all’ultima salita”, affrontando rampe e ostacoli, e ribaltando la dinamicità delle gare in discesa, senza mai perderne la spettacolarità e il forte coinvolgimento.
Una gara emozionante, in grado di unire la spettacolarità del supercross e del downhill con i principi di uno sviluppo sostenibile.
Con l’obiettivo di coinvolgere i più piccoli e avvicinare i grandi, Bike UP dedica alle famiglie un’area particolare nella giornata di domenica.
I bambini potranno così imparare i principi dell’equilibrio e dello spostamento del corpo giocando con le balance bike, le biciclette senza pedali, o apprendere le basi dell’educazione stradale attraverso mini corsi in grado di unire l’insegnamento al divertimento.
Dall’edizione 2015 viene organizzata un’esposizione dedicata al cicloturismo, con la presenza di espositori provenienti da tutta Italia che possono consigliare e orientare i visitatori nel mondo dei viaggi in bicicletta per una vacanza, un viaggio, o più semplicemente un’escursione diversa e all’aria aperta.
L’ingresso all’esposizione, alla gara UPHill e la partecipazione a workshop e conferenze è gratuita.
La partecipazione ai test ride per tutte le tre giornate comporta un contributo di 2 euro. Il programma dell’intera manifestazione potete consultarlo qui.
Per tutte le altre informazioni, potete fare riferimento al sito www.bikeup.eu.
Sono state appena svelate le novità Fox 2017 sulla gamma forcelle e ammortizzatori.
A spiccare, senza dubbio, è la Fox 32 Float Step Cast di cui vi abbiamo parlato la settimana scorsa.
Il rinnovamento più consistente c’è stato lo scorso anno e per il 2017 Fox si è concentrata su affinamenti e altre novità di minore rilevanza.
Tuttavia vale la pena entrare nei dettagli per capire meglio di cosa si tratta.
FORCELLE FOX
Nuova definizione di gamma
Fox ha rivisto la gerarchia dei propri prodotti che dal 2017 diventerà (dall’alto verso il basso):
– Factory
– Performance Elite*
– Performance
– Rhythm*
Le versioni contrassegnate da * saranno disponibili solo per il primo montaggio (Oem), mentre le altre Factory e Performance saranno acquistabili in aftermarket.
La gamma 32 Float Step Cast, quindi, sarà composta come mostrato nell’immagine in basso (cliccate per ingrandire):
Oltre alle cartucce Fit4, Fit iRd (cioè con gestione elettronica) e Fit Hsc/Lsc ci sarà anche la Fit Grip, ossia una versione semplificata riservata ai modelli Performance e Rhythm.
Per chiarire la destinazione d’uso delle varie forcelle, Fox ha realizzato questo schema:
Passiamo adesso alle novità modello per modello.
Per le informazioni tecniche sulla serie 32 Float vi rimandiamo al test della forcella stessa.
Gamma Fox 34 E’ la serie di forcelle destinata al trail riding e per il 2017 presenta degli aggiornamenti:
– nuovo tuning per la cartuccia Fit4: maggiore sensibilità senza perdere in sostegno;
– modelli dedicati alle ruote, 650b, 29” e 650b Plus;
– cartucce Fit4 o Fit Grip (caratterizzata da una cartuccia Fit sigillata, una molla e un pistone flottante indipendente);
– asse passante da 15 mm e battute di 100 o 110 mm.
La Fox 34 Talas
Attualmente è in corso il test della nuova Fox 34 Float in versione 29” con travel da 140 mm. Il peso rilevato, con asse, cannotto tagliato a 180 mm e spider, è di 1,78 Kg.
Gamma Fox 36 Viene sviluppata e affinata ogni anno nelle prove dell’Enduro World Series e questo chiarisce tutto sulla sua vocazione. Qui il test della versione 2016.
La Fox 36
Per il 2017 troviamo le seguenti novità:
– nuovo tuning per la cartuccia Fit4: maggiore sensibilità senza perdere in sostegno;
– compatibilità Boost (cioè asse passante da 15×110 mm) per la versione da 160 mm di travel, sia da 27,5” che da 29”;
– idraulica Hsc/Lsc oppure Fit4;
– il modello 831 con cartuccia Hsc/Lsc sarà compatibile con assi da 15 e da 20 mm.
Gamma Fox 40 E’ la serie destinata alla downhill e anche in Coppa del mondo da diverse stagioni si è andata man mano affermando la versione ad aria.
Per il 2017 non avremo modifiche di sorta.
La Fox 40
Prodotti ad hoc per le e-bike Avranno l’etichetta E-Bike Optimized i prodotti di Fox dedicati alle bici a pedalata assistita.
In particolare, ci saranno versioni della serie 34 e 36 con uno chassis più solido e robusto e idraulica Fit4 ereditata dai modelli da enduro (per migliorare il feeling con la guida).
Le versioni disponibili saranno le seguenti:
– 34 Float 27,5” da 120 o 150 mm;
– 34 Float 29” da 120 mm;
– 36 Float 29” da 160 mm.
Appena avremo immagini di questi prodotti aggiorneremo l’articolo.
AMMORTIZZATORI FOX
Fox Float X Mentre non ci sono novità da segnalare per il Fox Float Dps, il Fox Float X beneficia di qualche miglioramento:
– nuovo tuning idraulico per migliorare l’assorbimento degli impatti;
– disegno del piggyback specifico per il trail riding.
Queste le misure disponibili: 7.5×2.0“, 7.875×2.0”, 7.875×2.25“, 8.5×2.5“, 8.75×2.5“
Il Fox Float X
Fox non supportando per ora il sistema metrico continua a utilizzare i pollici per le misure di lunghezza e corsa degli ammortizzatori.
Fox Float X2 Arriva una levetta di colore azzurro sul Fox Float X2 per gestire su due posizioni (Open e Firm) alte e basse velocità di compressione.
E soprattutto la levetta X2 sarà disponibile come upgrade anche per l’attuale versione del Fox Float X2.
Questo ammortizzatore (che ha fatto il suo debutto lo scorso anno alla Sea Otter Classic) prevede la regolazione separata di alte e basse velocità di compressione e alte e basse velocità di estensione.
Il Fox Float X2
Queste le misure disponibili: Dhx2 con levetta X2 7.875×2.0“, 7.875×2.25“; Dhx2 standard: 8.5×2.5”, 8.75×2.75“, 9.0×3.0“, 10.5×3.5″
Fox Dhx2 Anche qui debutta il sistema X2 del Float X2 e anche in questo caso è disponibile come upgrade per la versione attuale del Dhx2.
Il Fox Dhx2
Le altre caratteristiche tecniche di questo modello rimangono invariate e la comparsa della regolazione Open-Firm apre potenzialmente le porte dell’enduro a questo ammortizzatore.
Di seguito le misure: Dhx2 con levetta X2: 7.875×2.25“, 8.5×2.5”; Dhx2 standard: 7.875×2.25“, 8.5×2.5“, 8.75×2.75“,9.0×3.0“, 10.5×3.5″
ACCESSORI FOX Oltre all’asse passante Kabolt che ha debuttato lo scorso anno (ed è di serie sulla nuova 32 Float Step Cast), Fox introduce un comando remoto a due posizioni di nuovo design. E’ in grado di gestire, all’occorrenza, sia la forcella che l’ammortizzatore.
L’asse passante Fox Kabolt senza quick releaseIl nuovo comando remoto Fox a due posizioni
Fra le novità Fox 2017 segnaliamo anche una gamma di decal per forcelle e ammortizzatori che raggiunge le 14 varianti cromatiche.
In attesa di un’altra novità… Da Fox, però, fra qualche giorno dovremmo vedere anche il nuovo reggisella telescopico, finalmente con il passaggio interno del cavo.
MAGGIORA (NO) – Cosa hanno in comune ciclisti (o meglio biker) e motociclisti?
In apparenza ben poco, ma in realtà i due mondi si toccano perché molti ciclisti sono anche motociclisti e viceversa.
Quindi, mettere gli uni contro gli altri, in una sfida (più scherzosa che meramente agonistica) sulla pista offroad di Maggiora (No), non è un’idea poi tanto peregrina.
Ed è quello che ha pensato Scott Italia, invitando a questo evento giornalisti del settore Mtb e giornalisti del settore moto.
Strano, direte voi, ma in realtà quel giorno a Maggiora ce le siamo date di santa ragione, vuoi perché la location invita ad aprire il gas (simbolicamente parlando…), vuoi perché, per una volta, eravamo noi i protagonisti di un evento.
La cosa più interessante della giornata, per il sottoscritto presente a Maggiora, è stato mettere i piedi su una pista da motocross e poi di poterci girare su con una e-bike, una Scott e-Genius 710 Plus (quella del test), su una parte del tracciato appositamente dedicata alle Mtb.
Avevo a disposizione due mezzi: la Scott suddetta oppure una Ktm Freeride E-Sx (una moto e non una Mtb), cioè due mezzi a propulsione elettrica.
La Scott e-Genius 710 Plus: motore Bosch Performance Cx Line da 250 w con batteria da 500 WhLa Ktm Freeride E-Sx ha fino a 22 cavalli di potenza (16 Kw), 42 Nm di coppia e tempi di ricarica molto veloci: tramite il PowerPack Ktm servono 80 minuti per una ricarica al 100% e 50 minuti per una ricarica all’80%.
Non vi nascondo che quando Scott Italia mi ha detto di questa possibilità di scelta, per un attimo sono stato tentato di dire “scelgo la moto”, ma poi il buonsenso ha prevalso.
Il parco moto elettriche del Maggiora Park. Queste moto sono disponibili per il noleggio: qui le info.
Guidare per la prima volta una moto da cross su una pista da mondiale di motocross… beh, ho immaginato scenari di serio pericolo.
E questa scelta, dopo aver visto come giravano i colleghi delle riviste di moto, si è rivelata quanto mai azzeccata… 😉
Quindi, a Maggiora mi schiero con una Scott e-Genius Plus 710 e mi accorgo che anche molti altri giornalisti moto hanno fatto la stessa scelta.
Ma perché?
Il via di una batteria di bici……e il via di una batteria di moto.
La ragione è semplice: non perché mancassero loro le capacità di guida di una moto da cross, ma perché erano molto incuriositi dalle e-bike.
Chi pratica enduro motociclistico spesso si trova a fare i conti con un gran numero di restrizioni (divieti di circolazione ai mezzi motorizzati, divieti ambientali, avversità da parte dei proprietari di terreni, per non parlare di vere e proprie trappole come il filo spinato teso ad altezza collo), per cui l’interesse verso le e-bike sta crescendo anche in seno ai motociclisti.
Fra i motociclisti presenti c’era anche Marco MelandriFra i ciclisti, invece, c’erano Mirko Celestino……e Nico Zanutti.
Poter andare sui sentieri, faticando relativamente poco, senza essere oggetto di restrizioni è una piccola consolazione e un’occasione per scoprire un mezzo non poi così lontano da una moto da enduro.
Ed ecco che a Maggiora mi sono ritrovato con tanti colleghi delle due ruote a motore.
Scott Italia ha dato a tutte le riviste invitate la possibilità di iscrivere sia un ciclista che un motociclista.
La gara era suddivisa fra competizione moto e competizione bici e i percorsi avevano solo una piccola parte in comune.
Una volta le moto e una volta le bici.
Toh, chi si rivede: anche Francesco Savona, collega delle ruote a motore, in gara a Maggiora. Suoi i report da dentro le gare pubblicati su MtbCult.
Passavano i primi tre di ogni batteria.
Fino ad arrivare alla finale.
Poi, per sorteggio, venivano combinati ciclisti e motociclisti in team di due elementi che davano vita a una staffetta a squadre.
Vinceva alla fine il team più forte.
Il sottoscritto in gara
Un silenzio irreale nel Maggiora Park
Sì, era davvero incredibile vedere sfrecciare le moto da cross Ktm senza il caratteristico ed esaltante rombo di una 4T o di una 2T da cross.
Era come assistere a una gara di cross senza il volume, ma i colleghi con le Ktm Freeride E-Sx non si sono affatto risparmiati.
In gara c’era anche Marco Melandri e altre belle manette, quindi il livello non era mica male.
Poi, quando vedevi passare le bici… beh, lo spettacolo era ben diverso, ma che ci volete fare? Mezzi con 22 cavalli (quindi nemmeno potenti quanto una moto “vera”) e mezzi a pedalata assistita generano velocità ben diverse.
Tanto diverse.
Cambio pedali al volo e si riparte per una nuova batteria.
Però, al Maggiora Park lo spettacolo non è mancato.
E nemmeno momenti di ilarità, specie nella staffetta finale, al momento del passaggio del testimone: vedere arrivare il motociclista lanciatissimo e poi vedere ripartire il proprio compagno in bici era come assistere al cambio di testimone fra una lepre e una tartaruga.
Eppure, vi assicuro, che i ciclisti (c’era anche Mirko Celestino) spingevano di brutto sui pedali…
Paolo Schneider, uno dei titolari del Maggiora Park.
Maggiora Park, ci rivedremo… Come dicevo all’inizio, le strutture del park sono ciò che mi ha colpito di più.
La pista è costruita su una vasta area che lambisce l’abitato di Maggiora.
Per una convivenza serena si è concordato che l’attività agonistica sulla pista (quella riservata ai motori a scoppio) non deve superare i 30 giorni l’anno.
Quelli del Maggiora Park, allora, hanno iniziato seriamente a pensare alle bici e al mondo elettrico, sia bici che moto.
Il 16 aprile prossimo, infatti, verrà inaugurata definitivamente la parte riservata alle bici (con noleggio gratuito per l’occasione) costruita con la consulenza di esperti del mondo della Mtb e dedicata non solo a chi già sa andare in bici, ma anche ai biker meno preparati tecnicamente.
Non mancheranno corsi di guida in Mtb per rendere il Maggiora Park, non solo un vero e proprio bike park, ma anche un riferimento in Italia per chi vuole imparare a guidare.
Prima di concludere, vi invito a dare un’occhiata alle tante proposte per i biker sul sito ufficiale del Maggiora Park.
Migliorare i propri record è un risultato che non capita tanto spesso, ma quando succede è un piacere mettersi ad analizzare il perché e il come.
Ed è quello che ho fatto ieri, quando, tornato da un’uscita con una trail bike biammortizzata 650b Plus (non a pedalata assistita), mi sono ritrovato due King of Mountain (Kom) di Strava su una delle discese che faccio di solito (se non conoscete Strava, cliccate qui).
Splendida sensazione!
La prima domanda è stata: di chi è il merito?
Parlando di bici, il grosso del merito è di chi sta in sella, poi viene la bici.
Anzi, a pensarci bene, non è tanto la bici utilizzata, quanto la tipologia di ruota, cioè il 650b Plus, montata su questa bici.
Riconosco che questo standard (l’ennesimo standard…) l’ho accolto con un po’ di freddezza (leggete qui), anzi, credo di non averlo capito del tutto all’inizio, ma ora, ora che l’ho usato sui miei sentieri e anche in gara (alla cieca), senza alcun timore di essere smentito dico che rappresenta un grande vantaggio nella guida offroad.
Anzi, arrivo a pensare che sia uno vantaggio quasi sleale per quanto confidenza, velocità e sicurezza di guida riescano ad aumentare.
Limare secondi su un segmento Strava non è facile.
Ok, sulla rilevazione dei tempi fatta con il Gps possono esserci dei dubbi, ma comunque, ciò che conta è la facilità con cui si riesce a guidare a velocità che con una qualunque altra bici risulterebbe davvero impegnativo.
Sono stato per settimane con il sedere sopra la Specialized Turbo Levo Fsr e quindi mi sono abituato tanto al motore elettrico, quanto alle gomme 650b Plus.
Poi, per capire l’effetto che questa tipologia di bici avesse avuto sulle mie gambe (avevo perso tono muscolare?), sono ritornato su una Evil The Following mettendo le ruote su uno dei sentieri abituali.
Risultato?
Differenza abissale: la bici è più nervosa, sicuramente più agile e leggera, ma molto meno stabile.
Sempre divertente, ma più impegnativa in generale.
E pensare che questa bici è una gran bici e che con essa alla prima uscita lo scorso anno avevo centrato un Kom sullo stesso sentiero di ieri.
A livello muscolare non avevo perso un bel niente a conferma del fatto che sulle e-bike comunque ci si può allenare per bene (a patto di saperle usare…).
Ma il test continua.
Ieri sono salito su una Specialized Stumpjumper Fsr Expert Carbon 6Fattie (foto in basso) e ho rifatto lo stesso percorso e gli stessi sentieri.
Quindi, ruote 650b Plus, ma senza motore.
Risultato?
In salita, rispetto a ruote da 29×2,35”, la ruota motrice diventa più rumorosa e sembra di disperdere watt a non finire, ma in realtà si paga qualcosa solo se si ha fretta di salire.
Io, ieri, me la sono presa abbastanza comoda, pensando, durante la lunga salita su asfalto, al piacere di guida sul single track.
E così è stato.
Prima della discesa, ho sgonfiato le gomme fino a 1,00 bar davanti e a 1,2 bar dietro, e sono partito.
Tastandole con il pollice sembrerebbero fin troppo sgonfie, ma è così che vi si svela tutto un altro mondo.
Le traiettorie diventano più facili e i limiti si spostano tanto, ma tanto più in là.
“Effetto WOW!” garantito.
Il 650b Plus ha cambiato il mio modo di guidare, al punto da sentirmi al sicuro anche in una gara di enduro e senza ricognizioni.
Mi considero per capacità di guida un biker appena sopra la media, non un fenomeno, ma uno capace di gestire tante situazioni con la sufficiente freddezza.
Spero questo possa aiutarvi a capire il mio livello.
Ebbene, le ruote 650b Plus hanno elevato le mie capacità, perché mi hanno svelato nuove traiettorie, quelle che una volta vedevo fare solo a quelli che sanno guidare davvero.
Su questo standard molti marchi stanno lavorando per migliorare gomme, cerchi e sospensioni, quindi a breve spero proprio di vedere belle novità.
Trail bike 650b Plus = nuove bici da enduro?
Domanda interessante.
Risposta: dipende dal percorso, ma l’equazione non è così fuori luogo come i puristi potrebbero pensare.
Anche se la Santa Cruz Bronson 2 (qui il test) non è una bici specifica per l’enduro, questa equazione, riferita all’ambito enduro, è molto più vicina alla realtà di quanto si creda. La Santa Cruz Hightower (qui i dettagli) in versione 650b Plus non sfigurerebbe affatto nelle Speciali.
Alla prima del Superenduro a Massa Marittima una full da 130-135 mm di corsa con ruote 650b Plus mi è sembrata più che sufficiente.
Io credo che una chance al 650b Plus in chiave enduro vada concessa e il team Ibis ufficiale lo farà già quest’anno (leggete qui).
E il problema forature?
Durante un mese di test in condizioni davvero varie (dalla neve alle rocce appuntite) ho forato un gran numero di volte, soprattutto all’inizio (una volta per ogni uscita).
Poi ho tolto la camera d’aria, ho trasformato le gomme in gomme tubeless e il problema è sparito.
Per la cronaca non mi è ancora mai capitato di pizzicare o di distruggere la gomma e ho-abbiamo sempre usato gomme da 3,0” di larghezza, di marca Specialized e Schwalbe.
L’abbinamento 650b Plus e motore elettrico (nella foto la Scott e-Genius 710 Plus) è molto intrigante e divertente, tanto per i biker esperti…
Morale della favola…
Date una chance a questo formato di ruota.
Di standard nuovi ne troverete di continuo (purtroppo), ma questo riesce a spiccare fra tutti, a patto di:
– togliere le camere d’aria (e mettere il lattice, of course);
– trovare la pressione giusta che generalmente è intorno a 1,0-1,2 bar (per capirlo bastano poche uscite e la voglia di sperimentare);
– lasciar scorrere di più la bici in discesa;
– frenare più tardi;
– in salita, anziché concentrarvi sulla larghezza della gomma, focalizzatevi sul piacere di guida in discesa.
Dopo di che potreste non tornare più indietro.
Portare la e-bike più in vista del momento (la Specialized Turbo Levo Fsr) in uno dei templi della mountain bike mondiale (Finale Ligure) ha portato a questo video.
MASSA MARITTIMA – In Maremma, domenica scorsa, è accaduto qualcosa che è destinato a cambiare il modo di intendere la Mtb.
E’ stata inaugurata, infatti, la categoria e-bike nel Superenduro e a Massa Marittima sulla linea di partenza c’erano 12 e-bike.
Tante Haibike, Scott, Whistle, Mondraker, Cube (trasformata in e-bike), Moustache e una Specialized Turbo levo, quella che sto testando da qualche settimana.
Ruote da 29”, da 27,5” e tre concorrenti con 27,5” Plus.
A noi è stata riservata una parte ridotta del percorso di gara, ossia le Speciali 3, 4, 5 e 6 per un totale di 30 Km e 1200 metri dislivello.
Non ho fatto alcuna ricognizione, se non il tratto iniziale a piedi della Ps 5, quella, a detta di tutti, più difficile.
Non sono in ansia, il mio obiettivo è divertirmi e la Specialized Turbo Levo, anche sui percorsi che non conoscevo (vedi Rive Rosse), mi ha dato tanta sicurezza in più.
E mi aspetto che qui, anche se in gara, faccia lo stesso.
Sveglia presto.
Batteria carica.
Parto con il solo casco integrale.
Un ultimo controllo alla bici da parte dello staff di Sram (presente in forze a Massa Marittima).
Bici punzonata e fra poco si entra in griglia.
Dove metto lo sticker per la punzonatura? Franco Monchiero mi dice di metterlo in modo che tocchi telaio e batteria. Fatto.Gli sticker vanno anche sui cerchi, lato destro per semplificare le verifiche da parte dei giudici.
Intorno a me, sguardi curiosi.
«Sì, è una bici elettrica»
«La batteria è nel tubo obliquo»
«Anche senza display funziona lo stesso»
«Sì, è la Turbo Levo di Specialized»
«Si pronuncia “livo” se vuoi dirlo all’americana»
Domande, domande, domande…
Prima del via decido di impostare lo Smart Control (qui vi spiego come funziona), ossia delego al software la gestione della batteria e dell’assistenza.
Francesco Guidi dell’organizzazione mi dice che avrò da affrontare 30 Km e 1200 metri di dislivello.
Bene.
Imposto con l’applicazione Smart Control (foto sopra) la distanza su 35 Km (giusto per avere un minimo di tolleranza) e con un 15% di carica residua a fine gara.
Conoscendo un po’ questa bici, mi aspetto che il motore spinga forte.
La prima griglia di partenza per e-bike nella storia del Superenduro.
La partenza è data rapidissimamente dalla piazza di Massa Marittima e in breve ci ritroviamo a Massa Vecchia, per lo start effettivo verso la partenza della Ps 3
Lì ci conosciamo meglio con gli altri concorrenti.
Siamo in 12 in tutto, ma si vociferava una ventina.
Io non me ne aspettavo di più.
Scusate, ma non ho resistito: eccomi fra Ernst Schurter (a sinistra) e Mario Schurter.
Ci sono anche Ernst e Mario Schurter, rispettivamente padre e fratello di quel Nino lì…. 😀
Mario, fra il serio e il faceto, mi dice che in salita non sta dietro a Nino, ma in discesa è più forte lui.
Andiamo bene…
Vabbè, ma tanto sono qui per divertirmi e per finire la gara intero.
Andiamo verso la Ps 3 e la salita che incontriamo è molto ripida.
La Specialized Turbo Levo spinge forte, molto più forte di tutti gli altri motori.
Quasi tutti preferiscono ricorrere a livelli di assistenza molto bassi per salvaguardare la batteria.
Nel giro di poche centinaia di metri mi ritrovo davanti da solo.
Arrivo alla partenza della Ps 3 con un anticipo di quasi 40 minuti rispetto al mio orario di partenza.
Ho portato con me una giacca antivento sapendo che l’attesa sarebbe stata lunga.
Comunque, in men che non si dica, arriva il countdown per me e mi ritrovo in gara, su un percorso mai fatto prima, ma con un desiderio fortissimo di andare giù a manetta.
Questa bici non chiede altro.
Il livello tecnico della Ps 3 non è altissimo e basta guardare lontano per avere un minimo di preavviso sulla traiettoria.
Giorgio Righi fa il pelo agli innumerevoli rami e tronchi presenti lungo la Speciale.
C’è poco da pedalare, al massimo qualche rilancio e la bici non è sempre velocissima a rispondere.
Avrei dovuto usare la modalità Turbo anziché lasciare la gestione allo Smart Control?
Non ho tempo per pensarci e comunque non posso tornare indietro.
Lascio scorrere la bici più che posso, cerco di frenare il meno possibile, ma mi accorgo che in qualche curva, non conoscendola, comunque freno troppo.
Mi manca la confidenza con il sentiero, c’è poco da fare.
Però è adrenalina pura quella che mi gira nelle vene.
Solo una cosa mi preoccupa: i movimenti rapidi, come bunny hop, che possono “salvarti” non riescono con la rapidità necessaria, specie a fine Speciale.
Solo di questo sono preoccupato.
La gomma anteriore ha un bel grip.
Sento che qualcuno sta sopraggiungendo.
Non sto andando male, ma qualche ricognizione in più avrebbe aiutato di certo.
Lo lascio passare.
Poi mi accorgerò che è Paolo Fenocchio, 3º classificato fra le e-bike, che non è proprio un biker lento.
Andiamo verso la Ps 4 e si torna a salire.
Dicono 25-30 minuti di salita e tutti affrontano la salita in modo cauto (per le batterie).
Io mi ritrovo da solo davanti di nuovo.
Alla prossima Ps, però, cercherò di stare con loro.
In cima ritrovo Ernst e Mario Schurter.
Ci sono anche qui 40 minuti di attesa.
Nel frattempo incrociamo i concorrenti della gara con bici tradizionali.
Mi chiedono di poter salire sulla bici, perché proprio non resistono.
Ancora domande, domande, domande…
La trovano bellissima e mi ritrovo a rispondere alle domande di cui sopra.
Arriva la Ps4, ma con la testa sono già alla Ps5, la più dura.
Una alla volta, però, e adesso pensiamo a questa.
5, 4, 3, 2, 1 GO!
Torno a spingere forte e la bici, fintanto che sono sotto i 25 all’ora, mi dà un bel sostegno.
Mi diverto molto a prendere velocità, ma appena si supera quella soglia… sono dolori.
Confido nel fatto che sia così anche per gli altri concorrenti.
Chiedo un po’ di più alle gomme in curva cercando di frenare il meno possibile e mi ritrovo alla velocità tipica di chi conosce il sentiero.
Ma non è così e dentro la testa sento ancora il cervello che mi urla di non esagerare.
Vero, giusto, ma come faccio?
Stavolta vorrei non farmi riprendere da quel biker.
Sono pur sempre in gara.
E allora mollo i freni un po’ di più.
Alzo lo sguardo e mi appello al santo protettore del grip delle gomme (ne esiste uno?).
«Pensaci tu!»
La velocità è alta, talmente alta che credo che non saprei fare di meglio neppure dopo numerose ricognizioni.
Certo, mi mancano dei riferimenti, dei punti noti in cui usare un certo rapporto o avere una certa velocità o traiettoria, ma in fondo mi sto divertendo proprio per questo.
Perché sto vivendo-guidando sul momento.
Non ci penso più, penso solo a guidare.
Penso a qualche canzone che per puro caso ha il medesimo ritmo del mio cuore.
Insomma, Simone sta spingendo Simone.
Il motore della Specialized Turbo Levo è quiescente.
Però, qualcosa va storto.
I pedali vanno a vuoto, la catena è uscita via (uscita!?!?!?!?) dalla corona, non riesco a rilanciare proprio ora che avrei bisogno di pedalare.
Cazzzzzzz!
Mi fermo e la sistemo?
Guardo in basso al volo.
No, c’è quel guidacatena che renderebbe la cosa impossibile da fare in pochi secondi.
Vado avanti chainless, come suggeriva di fare Fabien Barel, però in allenamento.
Ok, cerco di tenere alta la velocità.
Freno di meno.
Curva a sinistra e piccola salita.
Devo scendere di bici al volo, spingo la bici, la catena balzella a destra e a sinistra, sbatte sui raggi (oh no, brutto segno).
Risalgo in sella al volo, ma sono troppo lento e ci metto un sacco a riprendere velocità.
Ed ecco infatti Fenocchio che mi chiede strada di nuovo.
Lo lascio passare nel toboga.
Proseguo concentratissimo, azzardando e scegliendo le linee più difficili, ma più brevi.
La bici incassa di tutto, la forcella soffre (qualche fondocorsa), le gomme mordono e sono loro che oggi mi stanno salvando.
Arrivo correndo di fianco alla bici verso la fine della Ps 4.
Dopo di che mi fermo e controllo la situazione.
Pfiuuu… nulla di rotto.
Perdo svariati minuti per ripristinare la catena in posizione, sollevando il mini guidacatena.
In men che non si dica mi ritrovo sulla linea della Ps5, la più temuta.
Ci arrivo con minore anticipo rispetto alle altre Speciali.
Franco Monchiero prima del via riesce a darci la classifica provvisoria della categoria e-bike.
In testa c’è Mario Schurter, io sono 6º.
Peccato per quell’uscita di catena nella Ps4.
Ma eccomi qui, cara temuta Ps5.
La bici di Lusa Morgan, 4º classificato: una Cube elettrificata.
Poco dopo lo start già mostra uno “scalino” che impensierisce molti.
C’è un via vai di biker che va a verificare la traiettoria da prendere.
L’ho fatto anche io ieri.
Oggi non mi serve, ricordo dove devo mettere le ruote.
5, 4, 3, 2, 1… GO!
E infatti così è.
Quella roccia passa in un attimo.
Eccoci a noi, Speciale numero 5.
Ho iniziato bene e finirò alla grande.
I sentieri tecnici e rocciosi mi piacciono (ci sono abituato) e nella prima parte vado giù piuttosto bene.
Sono certo di fare bene, mi sento a mio agio, in controllo.
La parte centrale della Ps 5, però, diventa più rognosa, con saliscendi spaccagambe (se non li hai mai fatti prima), rilanci tostissimi (per fortuna che avevo il motore) e ripidoni improvvisi.
Sì, lo ammetto: se l’avessi provata questa Ps sarebbe stato meglio.
Però vado avanti di buona lena.
So che è lunga, ma riesco a tenere duro.
Sento il pubblico che urla il mio nome e questo fa un bellissimo effetto (grazie a tutti! 😀 )
Continuo a scendere a manetta.
Forse non mi riprendono.
Forse…
E invece Fenocchio chiede di nuovo strada.
Lo lascio passare, ma gli tengo la ruota.
Poi di nuovo la catena.
Questa volta esce, finisce in mezzo ai raggi della ruota posteriore, bloccando la mia corsa.
Mi blocco all’istante, cerco di estrarla dai raggi, ma l’incastro è riuscito a regola d’arte, porca miseria.
Tiro la catena.
Si spezza.
Una parte mi rimane in mano.
L’altra è ancora lì che blocca la ruota posteriore.
Stendo un velo pietoso sui miei pensieri.
Passano concorrenti su concorrenti.
Libero la ruota posteriore.
Mi metto la catena in tasca e scendo giù.
Diamine, mancavano poche centinaia di metri alla fine…
Ps 5 conclusa, ma quel minimo di ambizioni di classifica ormai è del tutto compromesso.
Ora bisogna arrivare al traguardo.
Chiedo agli altri concorrenti un multitool con smagliacatena.
Erano ad aspettarmi dopo la Ps5.
«Io tutto bene, grazie, la catena un po’ meno».
Ernst e Mario Schurter restano lì con me fino a che non ho riparato la catena che, nel frattempo, è diventata cortissima, al punto da impormi un rapporto lunghissimo.
«Grazie signori Schurter, possiamo ripartire».
Tanto c’è il motore, per fortuna.
La salita verso la parte alta di Massa Marittima è molto ripida.
Il motore spinge forte e la batteria è al 37%, quindi anche più di quello che serve per finire la gara.
E gli altri come sono messi?
Mario Schurter sulla scalinata finale
C’è chi ha ancora più della metà della carica perché ha preferito usare il motore in modo cauto e chi addirittura ha consumato solo un 20% della batteria.
Direi fin troppo accorti.
Lo Smart Control ha funzionato a dovere.
Comunque, arrivo alla partenza della Ps 6, l’ultima, con il timore di spaccare tutto per via della catena troppo corta.
Quindi, scelgo l’opzione più conservativa, tanto ormai quel che è fatto è fatto.
Arrivo nella Piazza di Massa Marittima e concludo la mia prima gara con una e-bike in 10ª posizione e un 25% di carica residua.
La gara è stata vinta da Giorgio Righi e di seguito trovate la classifica ufficiale:
Morale della favola Se non fosse stato per le noie al cambio (questo esemplare di Sram Gx aveva una frizione troppo debole) sarebbe stata una giornata perfetta.
Ho corso a vista (ma un minimo di ricognizioni è bene farlo), mi sono lasciato ispirare dal tracciato e mi sono divertito da matti.
Contavo molto sulle qualità di guida della Specialized Turbo Levo Fsr che a Massa Marittima mi ha confermato di avere le carte in regola per essere guidata anche in situazioni come questa.
Magari con una forcella più lunga.
Magari con un cambio a punto davvero.
Ma per il resto gli ingredienti ci sono tutti.
E’ e rimane una e-bike, quindi, il suo peso maggiore, per quanto concentrato sulla parte bassa, è comunque avvertibile, ma non debilitante nella guida.
L’applicazione Smart Control è uno dei plus offerti dalla Specialized e permette di avere la massima assistenza possibile dal motore (in funzione della lunghezza del percorso), ma su questo argomento tornerò a parlare nel test completo.
Un controllo al cambio da parte dei tecnici di Sram per rimettere in sesto la Specialized Turbo Levo.La vite che regola la distanza della puleggia superiore dai pignoni si è piegata di brutto…
Durante i trasferimenti ho sentito il motore spingere molto forte e questo mi ha permesso di arrivare allo start delle Speciali meno stanco di altri.
Durante le Speciali l’assistenza del motore è servita solo sui saliscendi più ripidi, mentre in uscita di curva si è sentita di meno perché il tracciato di Massa Marittima era tendenzialmente molto veloce e si usciva di curva con velocità vicine o superiori ai 25 km orari.
C’è una cosa che occorre assimilare per comprendere bene questa bici: i limiti di tenuta delle gomme sono più elevati e la geometria è quella di una Stumpjumper.
Mi ha fatto divertire e la Specialized Turbo Levo ha raggiunto il suo obiettivo.
E le ruote 650b Plus? Tanta trazione, tanto controllo e una guida che non rallenta poi così tanto.
Dipende dallo stile, dipende dai percorsi e anche da tanti altri fattori, ma di sicuro sono una misura di ruota che fa divertire tantissimo.
Io ero scettico all’inizio, lo ammetto.
Ma il Plus merita attenzione, anche in un campo super specialistico come l’enduro nel quale riuscire a essere più veloci come meno timore di farsi male significa solo una cosa: divertirsi di più.
Ernst Schurter in gara cona Scott e-Genius 710 Plus e gomme 650b Plus.
Questo esperimento si è concluso in maniera positiva, anche se il percorso era mediamente più facile di molte altre tappe del Superenduro e di rocce taglienti non ce ne erano poi così tante.
Non manca infatti chi è ancora scettico su questo formato in ambito enduro, pur riconoscendone le potenzialità.
Mario Schurter ha corso con una Scott E-Genius 710 Plus con gomme da 27,5” standard, mentre il padre ha usato le Schwalbe da 3,0”.
Paolo Fenocchio
Anche Paolo Fenocchio, 3º classificato nella categoria e-bike, non ne è altrettanto entusiasta, ma è fiducioso per il futuro: «Vorrei premettere che ho una fat che giace più o meno inutilizzata se non in occasione di fango ed impraticabilità totale dei sentieri. Ora verrei al discorso Plus, la strana via di mezzo, e devo ammettere che ci ho messo la totalità delle 4 uscite in cui ho potuto usare la bici (gara compresa) senza riuscire a trovare un’impostazione soddisfacente con questo dico che credo sia impossibile trovare un compromesso su un terreno misto terra e roccia. Se sei un pelo più gonfio rimbalzi in maniera incontrollata, se sei un pelo sgonfio hai un grip decente, ma rischi di tagliare le gomme o bollare i cerchi. Con questo non voglio dire che sia un formato inutile, anzi, ritengo che in ambito escursionistico possa essere molto confortevole e aiutare la guida dei meno esperti, ma per il momento credo che ci siano ancora poca scelta di pneumatici in ambito “racing”. Con Giorgio Righi in gara parlavo del rapido consumo delle gomme da parte delle e-bike con ruote da 29 e da 27,5 pollici. Credo che con molta più superficie di appoggio e una mescola più dura come sulle gomme Plus questo problema possa essere largamente ovviato. Da come si vociferava comunque sia Maxxis che Schwalbe stanno preparando delle gomme da 2,7 e 2,6 pollici con carcasse più rigide e tassellatura più consona al peso e alla trazione generata da questo tipo di mezzi. A quanto pare i rinforzi per il formato plus non tarderanno ad arrivare e si colmerà presto il gap di prestazioni tra il formato normale e questo nuovo».
Qualcosa mi dice che torneremo a parlare dello standard 650b Plus molto presto, anche in chiave enduro (qui ne abbiamo già parlato).
L’evoluzione va avanti e la Sea Otter Classic, la vetrina americana delle novità e delle tendenze, è vicina.
Il debutto della categoria e-bike a Massa Marittima ha generato tanti entusiasmi, ma anche delle critiche e spunti di riflessione: ne parliamo in questo articolo.
MASSA MARITTIMA – Una cosa era chiara ed evidente domenica scorsa: la prima volta delle e-bike nell’enduro è stata un successo.
Pochi partecipanti (in termini assoluti), ma tutti soddisfatti. Giorgio Righi, il vincitore della categoria e di certo non un “fermone”, ha le idee molto chiare e sulle e-bike ha maturato una visione quasi “integralista”:
«Faccio una premessa: quest’anno non volevo nemmeno partecipare al Superenduro perché sapevo che si sarebbe dovuto provare tanto e perché alla fine conta di più l’aver provato le Speciali che essere allenati. Con delle prove così tecniche per me è obbligatorio stare fuori tre weekend, fra prove e gara. Quindi come obiettivo quest’anno avevo quello di fare una preparazione Xc e fare gare vicino a casa utilizzando una bici elettrica, una Haibike Sduro da 100 mm di corsa con ruote da 29” e doppia corona davanti. Io sono tre anni che uso solo 29”. Quando il Superenduro ha messo dentro questa categoria ho deciso di aderire, montando una forcella Formula da 150 mm. E devo dire che utilizzando una e-bike mi sono sentito molto più onesto nei confronti di questo sport perché non c’era più bisogno di furgonare, di inquinare e di “asfaltare” le Speciali.
Giorgio Righi
E sono arrivato a vedere le e-bike come mezzi da enduro molto di più di quanto pensassi. Tanti mi dicono che “le e-bike non sono delle bici e che non si fa fatica” e io vorrei rispondere loro che non conta aver provato una bici elettrica intorno a un negozio o sul lungomare, ma serve di farci una gara per capire cos’è veramente. Fa molto più mountain bike chi usa una e-bike di chi “furgona”. Io, per dire, sono andato a Massa Marittima il venerdì e ho provato due volte la Ps3, due volte la Ps5, tre volte la Ps4 e un’altra mezza volta la Ps5. Con una e-bike tutto questo diventa più naturale e si inquina di meno. In gara a Massa Marittima ho avuto qualche problemino con le ruote, ma fortunatamente le Speciali era abbastanza flow e non c’era molto scassato. Ho centrato la posteriore un paio di volte e ho usato gomme esagerate, cioè le Maxxis Minion Super Tacky da 2,5” davanti e dietro. La bici elettrica consuma tanto la gomma dietro. Dopo due giorni di prova ho finito la posteriore e ho messo una Schwalbe Magic Mary dietro. Se conosci il percorso, la ruota da 29” è un vantaggio secondo me. La bici è bella stabile, anche se non riesci a fare passaggi come i bunny hop perché devi essere molto preciso (altrimenti spacchi tutto) e con una bici con gomme così larghe e così pesante quando sei a una velocità prossima ai 25 all’ora diventa difficile rilanciare perché il motore non spinge più. Con una bici da enduro normale sarei andato più veloce domenica, perché i rilanci sarebbero stati più facili. E allora mi chiedo: perché non fare anche una Ps al rovescio, cioè in salita?
Giorgio Righi
E perché non fare dei trasferimenti con tempi più tirati in modo da mettere in gioco anche la variabile “gestione della batteria”? Io ho chiuso con un 52% di batteria rimanente a fine gara, tanto per dare un’idea. Comunque farò anche altre gare con la e-bike, utilizzando modelli con 150 mm di escursione».
Enrico Guala, membro dello staff del Superenduro, prima del via mi aveva detto chiaramente che la categoria e-bike era un esperimento (di cui andavano giustamente fieri) e che loro stessi dovevano capire, tramite i feedback dei concorrenti, come eventualmente correggere il tiro.
E’ stata una scelta coraggiosa, ma da qualche parte si doveva pur cominciare a parlare di e-bike da enduro.
Enrico Guala
In Francia esiste la categoria da qualche anno e i numeri di partecipazione sono incredibili (fino a 200 partenti “elettrici”).
In Italia abbiamo appena iniziato, ma se non altro abbiamo iniziato con il piede giusto, cioè inaugurando la categoria e accogliendo a braccia aperte i pareri dei concorrenti.
Insomma, il debutto agonistico delle e-bike (in questo caso da enduro) ha già sollevato una serie di domande e svelato possibili strade per il futuro di questa categoria.
Proviamo ad elencarle:
1 – Il limite dei 25 km orari per l’assistenza è troppo basso al punto che in alcune situazioni (ad esempio quando si esce di curva a velocità intorno ai 25 all’ora o quando ci si trova su un tratto da pedalare) le e-bike diventano dure da rilanciare (il motore oppone resistenza alla pedalata) e da accelerare.
Quali sono le soluzioni possibili? Elevare il limite di velocità fra i 30 e i 35 km orari (tramite un’impostazione da utilizzare solo in gara) oppure creare dei percorsi ad hoc per le e-bike.
La seconda opzione è di più facile attuazione (per quanto comunque impegnativa) perché non ha impatti a livello legale e in termini di normative e Codice della Strada.
2 – Speciali “al rovescio”: c’è chi sostiene che l’enduro, essendo una specialità gravity, non possa avere delle Speciali in salita, ma è anche vero che le e-bike sono tutt’altra cosa.
Perché quindi non pensare a delle Speciali “al rovescio” con fondo ripido e tecnicamente impegnativo, solo per la categoria e-bike?
3 – Fattore batteria: come suggerito da Giorgio Righi, perché non accorciare i tempi di trasferimento per mettere in gioco anche il fattore “gestione batteria”?
4 – Controllo dello “speed up”, ovvero dell’eliminazione del limite di velocità del motore elettrico: me lo sono chiesto durante la gara con altri concorrenti.
Ci sarà un giorno un controllo a fine gara sull’eventuale manomissione del software di gestione del motore?
Alla gara di Massa Marittima questo aspetto era ben poco avvertito, perché si trattava a tutti gli effetti di un evento inaugurale, ma andando avanti, aumentando il livello e il numero di concorrenti, diventerà un dettaglio non trascurabile.
Enrico Guala, interpellato in merito, ha precisato che è una tematica che non stanno sottovalutando e che al momento opportuno lo staff del Superenduro entrerà in azione.
Concludo con un invito a tutti i possessori di e-bike (specialmente quelli con bici a lunga escursione) di provare a partecipare a una delle prossime tappe del Superenduro.
La competizione c’è, ma è lo spirito goliardico a prevalere.
La categoria e-bike è appena nata (qui il racconto di gara vissuto da dentro) e la sua evoluzione sta per iniziare.
Il mondo delle e-bike è in grande fermento.
Da Focus arriva la App Impulse-E-Bike Navigation che permette di gestire alcune funzioni, come la navigazione Gps.
I dettagli nel comunicato stampa
COMUNICATO STAMPA
Il sistema Impulse Evo si connette al web tramite smartphone e ti mette a disposizione una nuova generazione di navigatori satellitari progettati e perfettamente integrati con le biciclette Focus e Kalkhoff con motori Impulse Evo.
Pedalare una e-bike Focus o Kalkhoff con motore Impulse Evo non sarà più la stessa cosa, infatti scaricando sul tuo smartphone la nuova App “Impulse-E-Bike Navigation” e connettendola via Bluetooth con la bicicletta si avrà a disposizione un navigatore satellitare di ultimissima generazione visualizzabile direttamente sul display della bici!
Le funzioni sono molteplici ed innovative e ti danno la possibilità sia di pianificare percorsi in tutta Europa, ma anche di salvare il tuo percorso preferito per raggiungere l’ufficio o il tuo itinerario per il prossimo fine settimana o per il tempo libero; puoi impostare una serie di tappe e punti intermedi tra il punto di partenza ed il punto di arrivo per rendere le tue uscite in bicicletta ancora più divertenti e per non perderti nulla dei posti che vorrai visitare.
E se hai bisogno di qualche suggerimento, lasciati guidare e scegli tra i vari itinerari più vicini a te proposti direttamente dalla App.
La navigazione non è l’unica cosa che puoi fare con la nuova App “Impulse-E-Bike Navigation”, infatti avrai la possibilità di tenere in memoria i tuoi percorsi e le tue uscite in bicicletta; dopo aver impostato i tuoi dati e le informazioni richieste, potrai condividere le tue attività con gli amici sui social network ed in base alla tua posizione ti verranno proposti tanti Punti di Interesse tra i quali scegliere come Hotels, B&B, Ristoranti e luoghi in cui trovare assistenza e servizi dedicati ai ciclisti.
Per sperimentare un nuovo modo di pedalare una bicicletta con motore Impulse Evo ed avere tutte le informazioni relative alla navigazione direttamente sul display della bicicletta, allora non ti resta che scaricare la nuova App “Impulse-E-Bike Navigation”, connetterla alla bicicletta e riporre lo smartphone in tasca o nello zaino, tutto il resto non ti servirà più.
La App “Impulse-E-Bike Navigation” è disponibile anche in lingua italiana sia per sistemi operativi Apple che Android e si può scaricare gratuitamente dall’Apple Store o da Google Play Store.
La Trek Powerfly+ Fs 7 è una bici che, guidandola, svela l’intento di Trek: creare una bici comoda e facile per una schiera di utenti molto vasta.
E la geometria conferma ciò, ma l’utilizzo, specie in discesa, svela un carattere della sospensione posteriore un po’ più “cattivello” del previsto.
Lo schema è simile a quello delle biammortizzate di casa Trek (non è un vero Full Floater perché l’ammortizzatore, in basso, è fissato al telaio e non alla sospensione) ed è uno dei punti forza di questa bici: “solo” 120 mm di corsa con un buon supporto nella pedalata, nei rilanci e un buon equilibrio fra comfort e prestazioni in discesa.
Insomma, se la lasci andare la Trek Powerfly+ Fs 7 è una bici molto divertente, ma… sì, ci sono dei “ma” da considerare che vi illustreremo nella scheda di valutazione seguente, specifica per le bici a pedalata assistita.
La Trek Powerfly+ Fs 7 da noi provata era in taglia 18,5” che corrisponderebbe a una M.
1 – GEOMETRIA – Angolo di sterzo: 68°, ovvero un valore che permette alla bici una maggiore maneggevolezza e consente di mitigare un po’ la maggiore inerzia della bici nei cambi di direzione.
Il tubo di sterzo misura 14 cm nella taglia 18,5″
– Angolo piantone: Trek dichiara 71°, ma nella realtà il tubo piantone sembra molto più “in piedi” di quanto scritto nella scheda tecnica. La Trek Powerfly+ Fs 7 si pedala bene. – Lunghezza tubo superiore: 58,5 cm per la taglia 18,5”. Qui emerge una scelta ben precisa di Trek, ovvero quella di caratterizzare questa bici per un uso più orientato all’escursionismo turistico. Il tubo superiore, infatti, è un po’ più corto rispetto a quanto si vede sulle attuali trail bike. – Altezza manubrio da terra: 104,5 cm è il valore minimo. L’impostazione in sella, quindi, prevede un busto abbastanza eretto, per via anche dell’attacco manubrio Bontrager con angolazione di 7°. – Altezza movimento centrale da terra: 33,3 cm, cioè un valore che è mediamente più basso di molte full, anche non a pedalata assistita. Attenzione fuoristrada, quindi, non è raro avere contatti fra pedale e terreno, specie in salita (leggete più avanti). – Lunghezza carro: 47 cm, valore elevato in assoluto, ma allineato a quello di altre bici elettriche 650b biammortizzate con motore Bosch. Molto difficile fare di meglio.
A causa della presenza del motore, l’attacco inferiore dell’ammortizzatore è sul telaio e non sulla sospensione come avviene per le altre biammortizzate di casa Trek.
– Interasse: 115,1 cm in taglia 18,5” (cioè la M): è un valore tutto sommato contenuto se si considera la presenza del motore elettrico che comporta un allungamento del carro di circa 4 cm. – Assetto in sella: sono alto 180 cm e ho un’altezza di sella di 74 cm. L’assetto in sella, vuoi per l’attacco manubrio con 7° di angolazione, vuoi per il tubo sterzo piuttosto lungo, impone al busto una posizione piuttosto eretta, adatta a un uso escursionistico-turistico della bici.
Una manubrio più alto, inoltre, dà maggiore confidenza in discesa soprattutto a chi non ha grande dimestichezza con la guida.
– Altro e/o eventuali sensazioni: non nascondo che con un telaio di taglia maggiore (taglia 19,5”) avrei trovato un assetto più adeguato alla mia statura e alle mie preferenze di guida.
Voto finale (da 1 a 10): 7,25
Uno degli aspetti più intriganti delle e-bike (e in particolare di quelle a doppia sospensione) è la possibilità di affrontare sentieri in salita. Attenzione, però, che la conquista della vetta richiede uno sforzo non indifferente non solo sui pedali ma anche nella guida.
2 – COMPORTAMENTO IN SALITA – Tuning scelto per l’ammortizzatore: l’ammortizzatore RockShox Monarch Debonair RL ha un tuning davvero ben fatto, soprattutto se si considera l’indole di questa bici. Ci sono due posizioni soltanto per la compressione e questo facilita l’utilizzo dell’ammortizzatore. Anche se in salita si sfrutta l’assistenza del motore è sempre bene contenere gli affondamenti della sospensione posteriore. Nel complesso il tuning è davvero indovinato e rende la bici molto efficiente nella pedalata. – Efficienza sospensione posteriore nell’andatura regolare: chiudendo la compressione tramite la levetta azzurra la sospensione è quasi immobile.
L’ammortizzatore RockShox Monarch DebonAir Rl.
– Efficienza sospensione posteriore nell’andatura fuorisella: il motore Bosch si presta a un’andatura in piedi sui pedali per brevi tratti, perché tende ad aumentare la velocità. E’ una caratteristica del nuovo Bosch Performance Line Cx. – Efficienza sospensione posteriore in salita offroad: molto valida, grazie al tuning dell’ammortizzatore e allo schema della sospensione stessa.
Sui fondi battuti, pedalando seduti, la sospensione ha un comportamento abbastanza neutrale.
– Erogazione potenza in salita: il nuovo Bosch Performance Line Cx ha una fluidità di erogazione davvero esemplare. Nei nostri test davvero di rado abbiamo sentito la necessità di andare oltre la modalità Tour (cioè il secondo livello di assistenza) e la spinta del motore in alcuni casi risulta anche eccessiva. Basta scendere in modalità Eco per riequilibrare le cose.
Si apprezza molto l’elevata cadenza di pedalata che permette: se siete abituati ad affrontare in agilità le salite, con questo motore vi troverete d’accordo.
Il motore Bosch posto così in basso migliora la maneggevolezza, ma il suo peso riduce comunque l’agilità della bici.
Da considerare infine il rapporto del cambio: oltre a variare lo sviluppo metrico, influisce sulla cadenza e anche sul livello di potenza erogato dal motore.
Il display Intuvia di Bosch mostra il livello di potenza erogata tramite una barra verticale. E’ un’informazione utile in ottica lunghe distanze e ottimizzazione della batteria.
Alzare la ruota anteriore è molto facile e per nulla pericoloso grazie all’erogazione fluida del motore Bosch.
Se siamo in offroad e su pendenze pronunciate le cose però cambiano un po’: il motore Bosch fornisce un’assistenza che talvolta appare eccessiva e rende un po’ difficoltoso l’equilibrio e l’avanzamento a bassissima velocità. – Commenti sui componenti montati sulla bici: la forcella RockShox Revelation Rl da 120 mm dispone di un lock-out, utile quando, anche se per pochi metri, ci si alza sui pedali.
Il display Intuiva di Bosch è molto intuitivo e facile da usare, anche se piuttosto ingombrante. E’ un dettaglio da considerare in caso di caduta. E tenete anche presente che se si rompe il display il motore non funziona più.
La corona anteriore da 17 denti permette sviluppi metrici molto contenuti: dietro la corona più grande è una 42…
La cambiata sottosforzo, specie quando si selezionano pignoni più grandi richiede un po’ di attenzione per evitare di stressare troppo la catena. In realtà bastano pochi chilometri per apprendere questa accortezza.
Voto finale (da 1 a 10): 8,6
3 – COMPORTAMENTO IN DISCESA – Tuning scelto per l’ammortizzatore: l’ammortizzatore funziona talmente bene che… si vorrebbe un feeling identico anche sulla forcella. Visto il peso della bici (21,26 Kg senza pedali) e, di conseguenza, la maggiore inerzia, una forcella più massiccia sarebbe davvero utile nella guida sui sentieri più difficili.
La vocazione della bici, però, non è per l’uso troppo impegnativo, anche se la sospensione posteriore invita a frenare poco in discesa…
La facilita con la quale questa bici acquista velocità è notevole. – Curva di compressione della sospensione: lineare nella prima parte, fino a metà-tre quarti della corsa, poi progressiva. Cioè quello che serve per divertirsi e avere reazioni prevedibili dalla bici. – Impatti di piccola entità: sono assorbiti molto bene.
– Impatti di grande entità: è la forcella ad andare in crisi per prima, ma il carro riesce a recuperare bene. Suggerita caldamente una Pike (per restare in casa RockShox) se volete guidarla davvero. – Rigidità torsionale del carro: tutti gli elementi del carro sono in alluminio e, anche se globalmente più lunghi, permettono al carro una buona precisione di guida. La rigidità torsionale non è però da riferimento. – Agilità della bici: discreta, aiutata dal fatto che il motore è posizionato molto in basso e ciò non impatta poi tanto con la maneggevolezza. Prevedete però tempi di reazione più lunghi dalla bici. – Efficienza sospensione posteriore in frenata: il sistema Abp è lo stesso che abbiamo visto su tutte le altre full di casa Trek e permette un’efficienza molto buona della sospensione anche in frenata. – Commenti sui componenti montati sulla bici: la RockShox Revelation contiene il peso della bici, ma non aiuta nella precisione di guida.
Il mozzo posteriore con il sistema Abp di Trek.
Ottimi i freni Shimano M615, cioè “non series” e sempre valido il cambio Shimano Deore Xt a 11 velocità.
Le manopole Bontrager inForm Evoke Rl aumentano la superficie di contatto fra il palmo della mano e il manubrio, riducendo lo stress in quel punto del palmo che è solitamente molto sollecitato. Buone per un uso “tranquillo” della bici, ma se si devono muovere le mani sul manubrio durante la guida, diventano poco pratiche. – Altro e/o eventuali sensazioni: la posizione di guida piuttosto eretta infonde sicurezza e spinge il biker a osare di più in discesa.
Voto finale (da 1 a 10): 8,0
4 – COMPORTAMENTO SUL PEDALATO – Tuning scelto per l’ammortizzatore: è l’erogazione del motore qui a fare la differenza. E il Bosch Performance Line Cx è molto pronto a dare supporto alla pedalata. Se si seleziona un rapporto più lungo e immediatamente si torna a spingere forte sui pedali si sente un picco di coppia che sa molto di “motociclistico”, anche in modalità Eco.
L’ammortizzatore RockShox Monarch DebonAir Rl, comunque, permette un buon sostegno alla pedalata. Su asfalto è bene però utilizzare l’impostazione più frenata.
La Trek Powerfly+ Fs 7 da noi provata aveva una batteria Bosch da 400Wh.
– Efficienza sospensione posteriore nei rilanci: non è una bici pensata per scattare o fare velocità folli in uscita di curva. Tuttavia, grazie alla spinta del motore (a patto di avere il rapporto giusto), la Trek Powerfly+ Fs 7 è molto rapida nel riprendere velocità. – Erogazione della potenza nei rilanci: è necessario avere il rapporto corretto (in relazione alla velocità della bici) per avere una spinta sempre molto immediata e mai brusca. Bosch da questo punto di vista ha fatto un ottimo lavoro con il nuovo motore Performance Line Cx.
Il nuovo motore Bosch Performance Line Cx ha un ingombro leggermente inferiore rispetto al Performance Line e prestazioni anche migliori.
Nello specifico questo motore è capace di 75 Nm di coppia massima, erogati in realtà solo nella modalità Turbo. Per essere precisi Bosch dichiara questi valori di coppia per le 4 modalità di assistenza: Eco 40 Nm; Tour 50 Nm; Sport 60 Nm; Turbo 75 Nm.
Segnaliamo inoltre che questo motore è dotato di un sensore di cambiata che riduce la coppia applicata alla corona durante la cambiata. – Agilità della bici: l’impostazione tendenzialmente eretta del biker e il peso complessivo della bici non agevolano proprio l’agilità. L’angolo di sterzo non troppo aperto, invece, è un buon aiuto.
– Commenti sui componenti montati sulla bici: manca un reggisella telescopico di serie. E’ questo, più di tutto il resto, a penalizzare l’utilizzo della bici in chiave escursionismo. Consideratelo un upgrade obbligatorio.
E’ possibile montare solo modelli con il passaggio esterno del cavo.
Voto finale (da 1 a 10): 8,25
5 – DETTAGLI TECNICI TELAIO – Regolazioni consentite sulla geometria: nessuna – Spazio fra gomma posteriore e carro: ce n’è in abbondanza al punto che è possibile montare anche gomme più generose di sezione delle Bontrager Xr3 Expert da 2,35”. – Cura del passaggio cavi: i cavi del cambio e del monitor Intuvia hanno i passaggi interni ben fatti, il cavo del freno, invece, passa all’esterno. Trek ha previsto il passaggio del cavo di un’eventuale reggisella telescopico sotto al tubo superiore con appositi guidacavi.
Il passaggio interno dei cavi è riservato a quelli del cambio e del display Intuvia.
– Attacco portaborraccia: non c’è per via della presenza della batteria. – Attacco guidacatena: non c’è, ma Bosch ha previsto una “corona” protettiva che di fatto funge anche da guidacatena. – Compatibilità deragliatore: il sistema Bosch non è compatibile con il deragliatore. – Protezioni sul telaio e sul carro: il motore Bosch ha una protezione dedicata che interessa anche una parte del tubo obliquo. Prevista anche una protezione in materiale gommoso sul batticatena. La bici in prova aveva anche una pellicola protettiva intorno al tubo di sterzo.
Le manopole Bontrager aumentano il comfort ma non sempre agevolano la guida sui sentieri più difficili.
– Posizionamento dell’ammortizzatore: non è affatto difficile da raggiungere stando in sella. – Posizionamento motore: il movimento centrale è piuttosto basso e questo espone il motore, o meglio, la sua protezione a qualche impatto quando si affrontano scalini più alti del solito. Se siete abituati a trail bike di ultima generazione la guida della Trek Powerfly+ Fs 7 richiederà un po’ di tempo prima di capirne per bene i suoi ingombri.
I “segni” del test. La protezione inferiore ha fatto il suo dovere nonostante in qualche occasione abbiamo temuto di aver rotto qualcosa…
– Durata batteria e tempi di ricarica: la batteria in dotazione è quella da 400 Wh (ne esiste anche una da 500 Wh) e ci ha permesso di fare giri abbastanza impegnativi. Utilizzando le modalità Eco e Tour si riesce a stare in bici per 5 ore e coprire dislivelli intorno ai 1500 metri. Ovviamente questo dato dipende dal proprio livello di allenamento, dal proprio peso, da come si utilizza il motore.
In generale la sensazione con il Bosch Performance Line Cx è che il livello di assistenza alla pedalata sia superiore rispetto alla serie Performance precedente e questo ha un impatto anche sulla durata della batteria, leggermente inferiore rispetto al passato.
I tempi di ricarica variano in base allo stato di carica delle batterie, però considerate circa 2 ore per una ricarica completa quando si è al 50% e circa 4 ore e mezza per una ricarica quando le batterie sono completamente scariche.
Il sensore di velocità, necessario per dare l’input del movimento e della velocità al software di gestione del motore.
– Peso telaio e bici: il peso, come per tutte le e-bike, è una nota “dolente”: siamo a 21,26 Kg senza pedali e in taglia 18,5”, cioè circa 9-10 Kg in più rispetto a una trail bike di pari caratteristiche e montaggio. – Prezzo telaio e/o bici: 4449€ per la bici completa (fornita con il carica batterie e il display Intuvia senza del quale il motore elettrico non funziona). Il prezzo include la garanzia a vita sul triangolo principale, una garanzia di 5 anni sugli elementi del carro e una garanzia di 2 anni o 600 cariche per il sistema elettrico.
Il rapporto qualità/prezzo è buono: ci sono componenti di pregio come la trasmissione Shimano Deore Xt e l’ammortizzatore RockShox Monarch DebonAir Rl, ma c’è anche l’assenza di un reggisella telescopico, componente che quasi certamente verrà acquistata da chi sceglie questa bici, e c’è una geometria che predilige andature tranquille.
Voto finale (da 1 a 10): 6,0
VOTO COMPLESSIVO (da 1 a 10): 7,6
In conclusione…
La Trek Powerfly+ Fs 7 è una bici costruita con cura e che dà il meglio di sé se non si cercano andature esasperate.
In realtà, vista la solidità del telaio e visto anche l’equipaggiamento della sorella più grande, la Powerfly+ Fs 9, nulla vieta di “vitaminizzare” un po’ questa bici nel caso si rendesse necessario.
Una forcella da 130 mm di corsa e con una struttura più generosa, un attacco manubrio meno “rivolto al cielo” e soprattutto un reggisella telescopico, cambierebbero tantissimo il feeling di guida.
E’ una bici camaleontica, quindi, che sulle prime sembra pensata per un uso rilassato, ma in discesa la sospensione posteriore svela ben altro carattere.
Si tratta di capire quale lato della sua personalità tirare fuori (perché i presupposti per divertirsi tutti ci sono) e di scegliere con attenzione la taglia, soprattutto considerando la lunghezza del tubo superiore.
Poi, tenete sempre carica la batteria…
La crescita del settore e-bike è una realtà sotto gli occhi di tutti e lo dimostrano lo sviluppo e l’innovazione dei prodotti, la nascita di riviste e rubriche specializzate sui principali magazine e la curiosità che l’utenza manifesta sull’argomento.
Poi, diciamocela tutta, le e-bike cominciano ad essere davvero belle e quando l’innovazione raggiunge un gradevole senso estetico il passo verso la vera esplosione è vicino.
Foto: Markus Greber & Francesco Guidi
Ad oggi la direzione che prenderà questo settore o meglio ancora, qual è la direzione migliore per il settore race delle e-bike è una domanda alla quale nessuno può ancora rispondere.
Ciò di cui siamo certi è che tra le discipline della Mtb l’unica per cui abbia davvero senso lo sviluppo agonistico della e-bike è l’enduro. Sia per la natura della disciplina che per lo sviluppo tecnico che le aziende hanno dato alle biciclette.
Da sempre affascinato dalle sfide e nuove tendenze lo staff di Superenduro intende innanzitutto capire a fondo le potenzialità delle e-bike, ma soprattutto trovare le caratteristiche che una gara ad esse dedicata debba avere per essere davvero divertente e stimolante.
È su queste basi che è stato disegnato il percorso della prima gara sperimentale e-bike di Massa Marittima.
Foto: Markus Greber & Francesco Guidi
Solo chi ci sarà potrà dire di avere partecipato ad un momento di innovazione e di avere contribuito anche con il proprio feedback, allo sviluppo di un nuovo e diverso modo di correre in enduro.
Vi aspettiamo a Massa Marittima… con le batterie cariche!
REGOLAMENTO SPECIFICO SUPERENDURO CATEGORIA E-MTB
E’ consentito l’utilizzo di Mtb elettriche a pedalata assistita o pedalec che soddisfano la norma europea vigente (Direttiva Europea 2002/24/CE).
Ogni partecipante è personalmente responsabile per l’omologazione stradale della sua e-bike ed il rispetto delle norme del codice della strada.
I partecipanti con le e-bike, che non sono conformi all’attuale normativa tecnica di riferimento, al codice della strada e al presente regolamento possono essere esclusi dalla gara in qualsiasi momento, a discrezione del presidente di giuria.
I concorrenti che infrangeranno le regole potranno essere esclusi a seguito di verifica anche dopo il termine della gara a seguito di verifiche a sorteggio.
Verranno punzonati con contromarca adesiva i seguenti componenti: batteria, cerchi, telaio.
La batteria, una volta punzonata, non può essere ricaricata sino al termine della gara.
La perdita o la rottura di qualunque contromarca comporterà l’esclusione dalla gara.
Foto: Markus Greber & Francesco Guidi
PROGRAMMA SPECIFICO PROVVISORIO SUPERENDURO CATEGORIA E-MTB
La partenza della categoria e-Mtb avverrà da Piazza del Duomo a Massa Marittima alle 8:45 circa.
In trasferimento i concorrenti raggiungeranno il Bike Hotel di Massa Vecchia.
Da qui, verso le 9:15 e comunque in testa alla corsa entreranno nel vivo della gara con la partenza ufficiale per percorrere PS3, PS4, PS5 e PS6.
Ci siamo: inizia il test della Specialized Turbo Levo Fsr Comp 6Fattie.
E’ una bici a pedalata assistita molto diversa dalle altre e prima di partire è bene dare uno sguardo al lato software della bici, intrigante, facile e, come vedrete fra poco, anche molto divertente.
Specialized ha realizzato una App, la Specialized Mission Control (scaricabile gratuitamente per dispositivi iOS e Android) che permette di gestire le impostazioni del motore Brose e della batteria della Turbo Levo, ovvero apre le porte a una serie di personalizzazioni di cui, al momento, nessun’altra e-bike dispone.
Come detto il download dell’applicazione è gratuito, ma se non si ha una Turbo Levo nei paraggi (e con il motore acceso) l’applicazione è pressoché non operativa.
Appena tirato fuori dalla scatola l’esemplare che vedete in queste foto (di colore nero, ma nei negozi troverete solo quello di colore giallo, come nella foto in basso) inizia il processo di abbinamento fra la bici (ovvero il motore e la batteria della bici) e la App, via Bluetooth.
Il video seguente vi mostra anche come abbinare un dispositivo Garmin Edge compatibile (via Ant+) e farlo funzionare da interfaccia con il motore e la batteria.
Premete play…
I tecnici di Specialized Italia hanno inoltre dichiarato che, oltre al Garmin Edge 1000 Explore, anche i Garmin Edge 1000 ed Edge 520 potranno essere utilizzati come interfaccia grazie a un aggiornamento che sarà disponibile a breve.
Sempre da Specialized Italia dichiarano che sarà disponibile anche un telecomandino da montare sul manubrio con i tasti + e – e un terzo tasto che servirà a fare lo scrolling fra le schermate del dispositivo Garmin.
Se non si dispone di un Garmin, la Specialized Turbo Levo è in grado comunque di funzionare essendo al momento l’unica e-bike senza display sul manubrio.
La pulsantiera che si trova sul lato sinistro della bici sul tubo obliquo, infatti, è in grado di fornire informazioni sullo stato di carica della batteria (i 10 led intorno distribuiti intorno alla pulsantiera) e sulla modalità di assistenza impostata (sempre tramite i led).
I pulsanti + e -, inoltre, permettono di variare il grado di assistenza, tenendo presente che, all’avvio, il software imposta di default la modalità Turbo, cioè la più “spinta”.
Sapendo ciò si può iniziare subito a pedalare e non è obbligatorio abbinare il motore Brose all’applicazione Specialized Mission Control.
Solo che, come avete visto dal video, è qualcosa che arricchisce l’esperienza di uso della Turbo Levo.
Quindi, dopo averla provata in anteprima a Leogang e dopo aver presentato la parte software, adesso inizia il test vero e proprio sui sentieri. Qui le prime impressioni.
Fino a oggi avevamo visto solo la versione Expert della Specialized Turbo Levo Fsr 6Fattie che vi avevamo presentato l’estate scorsa in occasione del lancio mondiale di questa nuova piattaforma di bici a pedalata assistita.
Adesso Specialized ha svelato le immagini dell’intera gamma Turbo Levo che comprende, come annunciato lo scorso luglio, anche delle hardtail per il mercato italiano.
Le specifiche tecniche del motore Brose sono di tutto rispetto: 530W per 90 Nm di coppia motrice mentre la batteria, agli ioni di litio, si ricarica completamente in 3 ore e mezzo.
Di serie non c’è alcun display sul manubrio delle Specialized Turbo Levo, ma si può utilizzare un dispositivo Garmin Edge per visualizzare numerose informazioni relative al motore. Le possibilità di configurazione sono notevoli.L’unico display sulle Specialized Turbo Levo si trova sul tubo obliquo: ci sono tre pulsanti per selezionare la modalità d’assistenza e 10 led che indicano lo stato di carica della batteria. Semplice e intuitivo.
Segnaliamo, inoltre, che qualche mese fa Specialized ha reso disponibile l’App Mission Control per la gestione del motore elettrico.
La potete scaricare gratuitamente qui per dispositivi iOS e qui per dispositivi Android.
La versione Expert, come detto, è quella che tutti abbiamo visto in occasione del lancio, ma ecco le immagini degli altri modelli Turbo Levo, tutti con telaio in lega leggera M5.
Specialized S-Works Turbo Levo Fsr 6Fattie
Tutte le Specialized 6Fattie montano gomme da 3,0″ di sezione.
Questa versione monta ruote in fibra di carbonio Roval Traverse SL 38 650b, una forcella RockShox Pike RCT3 con corsa 140mm, freni SRAM Guide RS Carbon, e trasmissione SRAM XX1. Ammortizzatore posteriore FOX Float DPS con taratura dedicata Rx Trail Tune e AutoSag.
Il prezzo al pubblico è di 8990€.
Specialized Turbo Levo Fsr Expert 6Fattie
Questa versione monta una forcella RockShox Pike RC con corsa 140mm, freni SRAM Guide RS e una trasmissione SRAM a singola corona. Ammortizzatore posteriore FOX Float DPS con taratura dedicata Rx Trail Tune e AutoSag. Qui potete leggere il test in anteprima.
Il prezzo al pubblico è di 6490€.
Specialized Turbo Levo Fsr Comp 6Fattie
La Turbo Levo Fsr Comp 6Fattie sarà disponibile anche nelle colorazione nera.
Questa versione monta una forcella RockShox Yari RC con corsa 140mm, freni SRAM Guide R e trasmissione SRAM GX. Ammortizzatore FOX Float Performance con AUTOSAG.
Il prezzo al pubblico è di 4490€
Specialized Turbo Levo Ht Comp 6Fattie
Il bumper posizionato sul tubo obliquo per evitare che la forcella, ruotando bruscamente, faccia danni al telaio. E’ previsto su tutti i modelli Turbo Levo.
Questa versione monta una forcella RockShox Revelation Reba RC3 con corsa 120mm, freni SRAM DB5, trasmissione SRAM Gx a singola corona.
Il prezzo al pubblico è di 3890€
Specialized Turbo Levo Ht 29
Questa versione monta una forcella RockShox Recon Silver con corsa 120mm e freni Shimano.
Il prezzo al pubblico è di 3190€
Specialized Turbo Levo Ht Comp Woman 6Fattie
La versione specifica per il pubblico femminile monta una forcella RockShox Revelation Reba RC3 con corsa 120mm, freni SRAM DB5, trasmissione SRAM Gx a singola corona al pari della Turbo Levo Ht Comp 6Fattie
Il prezzo al pubblico è di 3890€
A breve un test approfondito sulla Specialized Turbo Levo Fsr 6Fattie. Stay tuned…
Da Gennaio 2016 Scott e Maggiora Park hanno stretto un rapporto di collaborazione per realizzare insieme il più importante e-Bike park italiano, uno scenario unico che offre un’ampia scelta di percorsi e itinerari adatti a tutti i biker, oltre che un Bike Park “gravity” di primissimo livello.
Maggiora Park è il primo E-Park in Italia, situato a Maggiora (NO), che ora ha trovato in un’azienda leader come SCOTT, con la sua fantastica collezione di E-Bike, un partner ideale per dare la possibilità ad ogni biker di gustare i reali vantaggi che la pedalata assistita può regalare.
All’interno delle strutture è presente un’officina qualificata per la manutenzione di mtb e road con personale specializzato della nazionale italiana, nonché un parco E-Bike Mountain Scott disponibile per noleggio (a partire da marzo), per provare l’ebrezza di affrontare un’uscita sopra i propri limiti.
Bh Bikes descrive in questo video tutte le caratteristiche e le potenzialità della Evo AWD (All Wheel Drive): un motore posteriore da 350W e uno anteriore da 250W consentono di poter guidare in condizioni in cui non sarebbe possibile con una bici “normale”, ad esempio sulla neve, sul fango, su terreni ripidi e scivolosi…
Le quattro modalità di guida offrono reattività e assistenza su qualsiasi tipo di terreno.
Una bici che farà sicuramente discutere, non trovate?
E’ vero, le e-bike non sono delle bici come le altre.
La presenza di motore e batteria influisce su aspetti e abitudini consolidate da anni e per questa ragione, a mio avviso, è opportuno spiegare come utilizzare al meglio questa tipologia di bici, anche per riuscire davvero a capirla.
Per tale ragione ho chiesto a un conoscitore attento e di lunga esperienza come Gianni Biffi, uno dei titolari del negozio Pro-M di Milano, di spiegarci come usare al meglio una Mtb a pedalata assistita rispondendo alle domande che state per leggere.
Gianni Biffi sulla porta del suo negozio, Pro-M a Milano.
Biffi ha iniziato a pedalare su queste bici molti anni fa, ben prima che fossero così popolari e raffinate, e da allora ha continuato a tenersi aggiornato e a fare esperienza.
Prima di continuare con la lettura, vi chiedo un piccolo sforzo: mettete da parte i pregiudizi sulle e-bike e se avete modo provatene una, per capire davvero di cosa stiamo parlando.
Poi, caricata la batteria, seguite questi consigli.
1 – Pianificazione dell’uscita: quali strategie adottare? Le cose più importanti da conoscere quando si studia un’uscita sono la lunghezza del percorso e l’altimetria relativa.
Considerando che con una batteria da 400WH si possono percorrere (con il 1° livello di assistenza Eco o Low) da 100 a 140 Km in pianura oppure da 1500 a 1800 metri di dislivello positivo su 50-60 Km è ovviamente molto importante stare all’interno di questi parametri con una tolleranza attorno al 10-20% per avere la sicurezza di non rimanere senza batteria.
Si può ovviamente programmare una sosta pranzo in un rifugio dove si potrà chiedere di ricaricare la batteria (avendo l’accortezza di portare nello zaino il caricabatteria): in circa un’ora si potrà ricaricare circa il 50-60% della batteria (la ricarica completa della batteria dura dalle 2 e mezza alle 3 ore) e aumentare così la lunghezza della vostra escursione.
La Trek PowerFly Fs presentata febbraio scorso. Qui i dettagli.
2 – Quale modalità di assistenza selezionare? E quando? Solitamente il primo livello di assistenza (Eco o Low) è più che sufficiente per farvi divertire in montagna facendo un buon allenamento fisico senza andare mai fuori soglia o affaticare particolarmente l’apparato cardiocircolatorio.
I livelli di assistenza superiori possono essere usati solo in presenza di particolari rampe o di uno stato di affaticamento tenendo ben presente che la batteria avrà ovviamente una durata più breve.
A titolo indicativo vi possiamo dire che il 1° livello di assistenza corrisponde ad una diminuzione dello sforzo – paragonato alla vostra Mtb muscolare – di circa il 25%; il 2° livello ad una diminuzione di circa il 40%; il 3° livello ad una diminuzione di circa il 70% ed il 4° (ove presente) a una diminuzione di circa il 90%.
La durata della batteria con il livello d’assistenza più alto può ridursi anche del 60-70% in confronto al livello d’assistenza più basso: tenetelo sempre ben presente!
3 – Come cambia la pedalata e come si affrontano eventuali salite ripide? La pedalata più conveniente è quella “tonda” e cioè regolare e senza strappi.
In caso di ri-partenze su salite particolarmente impegnative o su terreni scivolosi è consigliabile, ove possibile, mettere la bicicletta di traverso sul sentiero per riuscire a guadagnare quel minimo di abbrivio necessario a puntare poi decisamente sulla linea di massima pendenza; in queste occasioni è consigliabile non alzarsi sui pedali, ma sfruttare l’assistenza del motore elettrico per poter mantenere una velocità costante .
4 – Come cambia la guida in discesa?
Il peso del motore e della batteria posizionati in basso e in mezzo alle ruote conferiscono alle e-Mtb un baricentro ancor più favorevole della vostra Mtb muscolare.
Questo significa avere le ruote molto più “incollate” al terreno, grazie anche al maggior peso, ma soprattutto una migliore conduzione della Mtb che vi darà la sensazione di essere molto più sicuri che sulla vostra Mtb muscolare.
Dato che le velocità sono normalmente superiori a quelle a cui siete assuefatti, prestate più attenzione a una eventuale caduta che potrebbe avere conseguenze diverse da quelle a cui siete abituati.
Foto Pro-M
5 – Come si affrontano eventuali guadi? Il motore è impermeabilizzato ma non per questo può sopportare complete immersioni in acqua. Controllate sempre, quindi, prima di entrare con le ruote in acqua l’altezza del guado e possibilmente non pedalare – o pedalare il meno possibile – durante l’attraversamento. Evitare in ogni caso di entrare in guadi ove l’acqua superi l’altezza del movimento centrale.
6 – Quali attenzioni richiede la e-bike su trasmissione, freni e gomme? Sicuramente quando azionate il cambio dovrete avere molta attenzione ad alleggerire decisamente la pedalata poiché oltre alla spinta delle vostre gambe la trasmissione è sollecitata oltre modo anche dalla spinta del motore!
Se volete che catena, pacco pignoni e ingranaggi abbiano lunga vita dovrete prestare molta attenzione a quanto detto sopra anche se poi nell’uso reale diventerà una pratica naturale e automatica.
Per quanto riguarda gomme e freni i consumi saranno maggiori di quelli a cui siete abituati con la vostra Mtb muscolare vuoi per le maggiori velocità sviluppate e vuoi per il maggior peso.
A tal proposito Vittoria ad esempio ha già messo in produzione gomme specifiche con la molecola Graphene+ che permettono di ottenere una durata dei pneumatici anche del 200% superiore a quella di altri pneumatici senza per questo dover rinunciare alla tenuta del pneumatico stesso.
Abbiamo anche notato nelle gomme Vittoria contenenti il Graphene+ una scorrevolezza migliorata che ovviamente significa anche una maggior durata della batteria e quindi una maggior percorrenza chilometrica.
Speriamo che presto anche chi produce freni e pastiglie si accorga che c’è un mercato e-Mtb che si aspetta dei prodotti specifici.
7 – La e-bike richiede un minimo di preparazione fisica? Assolutamente sì: non crediate che una e-Mtb sia una moto o un motorino.
Se non pedalate non si muoverà nemmeno di un millimetro!
Il bello delle e-Mtb è che potrete inizialmente divertirvi in montagna e nello stesso tempo migliorare con gradualità la vostra forma fisica usando i vari livelli di assistenza del motore elettrico.
Se esagererete durante la prima uscita con la e-Mtb preparatevi all’eventualità di crampi alle gambe.
Foto Pro-M
8 – Il trasporto in auto: quali accortezze? Il maggior peso della bicicletta vi obbligherà ad avere più attenzione nel fissaggio della stessa sul portabici e inoltre ricordatevi sempre di staccare la batteria soprattutto se la bicicletta è su un portabici posteriore, perché in tal caso, in caso di pioggia, il vortice d’aria potrebbe far entrare acqua nella batteria stessa.
Prima del lavaggio, meglio rimuovere batteria e display.
9 – Lavaggio: quali accortezze ? Il display e la batteria, pur essendo impermeabili, vanno SEMPRE tolti dalla bicicletta prima di ogni lavaggio: vi ricordiamo che l’ingresso di acqua nella batteria o nel display non è un evento coperto dalla garanzia!
Inoltre è vivamente sconsigliato l’uso del getto d’acqua anche sul telecomando del display.
10 – Manutenzione motore, batteria e display: ogni quanto devo fare verificare l’esistenza di un aggiornamento software? Le parti elettriche ed elettroniche non sono soggette a manutenzione.
Attualmente l’unica unità-sistema che prevede aggiornamenti software periodicamente è Bosch e quindi è consigliabile portare la bicicletta presso un e-bike service Bosch autorizzato ogni 6 mesi per un controllo degli aggiornamenti software del sistema stesso.
Le sollecitazioni in discesa possono far spostare il magnete posizionato sulla ruota posteriore e impedire al motore elettrico di funzionare. Si rimedia però in un attimo… Nella foto la Scott E-Genius 710 Plus in azione (qui il test).
11 – I problemi più frequenti che si riscontrano su una e-bike e relativa soluzione . Le e-Mtb come tutte le normali biciclette hanno bisogno di una manutenzione periodica, ad intervalli più brevi dato il maggior peso, le maggiori velocità e quindi le maggiori sollecitazioni a cui sono sottoposte.
In linea generale potremmo riassumere questi interventi di manutenzione in controllo serraggi di tutta la viteria, pulizia e lubrificazione continua delle parti di trasmissione, controllo allineamento pinze freno, controllo usura pastiglie freno, controllo raggi e centratura ruote, controllo gioco serie sterzo e pressione pneumatici.
Tra i problemi più frequenti che possiamo riscontrare sulle nostre e-Mtb forse il più comune è il disallineamento della calamita posta sul raggio della ruota posteriore con il sensore di velocità posto sul fodero basso del carro.
Il magnete può essere può essere posizionato sul raggio oppure sul mozzo, come sulla serie Specialized Turbo Levo.
Questo provocherà la mancanza della lettura della velocità con la conseguenza che il motore non spingerà più. Basterà quindi fermarsi e riallineare la calamita con il sensore per ripristinare il corretto funzionamento del tutto.
Un altro problema abbastanza frequente riguarda la sostituzione dei rapporti della e-bike che provocherà delle indicazioni di errore sul display con la conseguenza che il motore smetterà di assistere la pedalata.
Normalmente, è sufficiente spegnere e ri-accendere il sistema per bypassare l’errore momentaneamente.
In seguito sarà necessario recarsi presso un centro assistenza per ripristinare via software i rapporti nuovi in maniera corretta.
Anche l’applicazione di apparati che modifichino la velocità massima (per legge limitata a 25 Km/h), da noi fortemente sconsigliata, può provocare indicazioni di errore, ma soprattutto fa decadere immediatamente la garanzia dell’intera bicicletta e in caso di incidente o controllo delle Forze dell’Ordine siete passibili di sequestro del mezzo con conseguenza perseguibili penalmente.
Tramite smartphone è possibile installare nuove release di software sui nostri sistemi – con particolare riferimento allo strumento Nyon di Bosch – ma questo aggiornamento è attualmente sconsigliato poiché il sistema resterebbe disallineato e spesso andrà a provocare indicazioni di errore. E’ sempre consigliabile allineare tutte le parti del sistema contemporaneamente all’ultima release del sofware in modo che i vari elementi si interfaccino senza problemi: questo tipo di aggiornamenti si può effettuare solo presso tutti i centri e-bike service di Bosch sparsi nel nostro Paese.
Quindi, non sono bici convenzionali, ma sono qualcosa di diverso e con molteplici potenzialità.
Questo e altri articoli già pubblicati su MtbCult vi aiuteranno a capire meglio il fenomeno e-bike
Più o meno è andata così: dopo che mi ha visto tornare a casa felice e gasato (anche se sfinito) centinaia e centinaia di volte, a lei, mia moglie, un po’ di curiosità è venuta.
Questa Mtb…
Boschi, montagne, paesaggi magnifici, divertimento, ma anche tanta fatica.
Ecco: la fatica è il primo ostacolo che spaventa, ma quando lei, Fulvia, ha visto la Scott E-Genius 710 Plus, col motore Bosch e le gomme “ciccione”, non ha resistito.
«Mi porti in bici con te una volta?».
Beh, perché no?
In fondo, lei in Mtb c’è sempre andata e non se la cava nemmeno male.
Quindi, ok, partiamo.
Dopo aver pubblicato il test della bici, ho chiesto a Scott Italia di tenerla ancora un po’ per… un altro test un po’ particolare.
Così per un paio di domeniche di ottobre, dopo aver pensato alla prole, ci siamo trasformati in biker.
E non più solo io, ma anche lei.
E com’è andata ve lo racconta lei, Fulvia. SL
Ottobre, fine settimana di sole. Il caldo gradevole dell’autunno. Si respira dopo una settimana senza fiato, senza pause. Non abbiamo mai molto tempo per fare cose divertenti insieme. E’ un po’ che ci penso: e se uscissi in Mtb con mio marito?
Certo, è un bel po’ che non salgo su una bici, potrei essere più arrugginita del previsto, però… non l’ho mica detto io che andare in bici non si scorda mai!
Manco a dirlo, a lui l’idea è piaciuta molto, forse perché ho giocato un po’ sul “Eh, ma forse mi dovrai aiutare un po’, perché è molto che non vado…”,
“Sì, però non ti arrabbi se faccio fatica a starti dietro…”
Forse si è sentito lusingato all’idea di fare da cavaliere sul suo “destriero di ferro”, invece della sua solita uscita.
PRIMA USCITA
Così finalmente riusciamo a organizzarci per la domenica all’ora di pranzo: 12,00-14,00, due ore per noi.
All’inizio, confesso, mi faceva un po’ strano anche dovermi rinfilare i panni da ciclista.
Oddio, ma mi entreranno?
Poi, ta-dàaa: baggie shorts, che perdonano qualunque cosa. L’umore risale.
Protezioni per le ginocchia: meglio averle.
Protezioni per ginocchia Alpinestars Paragon. Qui il test
Ci prepariamo e mi ritrovo sul terrazzo di casa, check list delle cose che devo avere con me e al resto pensa lui.
Tutto ok, si va!
Ho a mia disposizione una Scott E-Genius 710 Plus e passato il tempo necessario per gli aggiustamenti del caso, cominciamo a scendere.
Simo sta davanti, io fin da subito, tardo a stargli dietro, perché ero pronta a tutto, ma alle scarpe agganciate no.
Mi sento improvvisamente in balia di un aggeggio meccanico troppo grosso, troppo pesante e per di più, che parte da sé appena spingi un pochino sui pedali.
Stop.
Mi fermo.
Il display Bosch Intuvia: lo usi e capisci come funziona. Facilissimo
Studio il display e i comandi del motore elettrico e decido che per la prima discesa impervia è meglio se disattivo tutto, sto un po’ sul freno (anche un bel po’ all’occorrenza) e con le scarpe sganciate.
Riprendo a scendere, con prudenza.
Quando arrivo sulla strada asfaltata, ancora prima che il giro cominci, sto già cercando di riprendermi dalla prima paura.
“Ecchiglielodice…?!?!?”
Ma avanti, non posso mollare così.
Stringo i pugni intorno al manubrio, attacco le scarpe e attivo il motore elettrico in modalità Tour (la mia preferita): si sale adesso e quella spinta prima odiosa diventa improvvisamente un vero piacere.
Simo mi segue con lo sguardo, capisce che sono nella giusta attitudine (per fortuna non ha capito quella precedente…) e si comincia.
La bici fa tutto da sé ed è quindi facile cominciare a parlare.
«Sai, ci devo riprendere un po’ confidenza… però è divertente».
Si, è divertente davvero, io e lui, insieme, in bici.
Avanzo tranquilla, chiacchiero chiacchiero e poi mi giro e mi fa: «Ehi, guarda che sulla mia il motore non c’è mica».
Opsss…
Il primo giro è stata una bella passeggiata per fare pace con le due ruote.
Anzi no, che dico? Per cercare di fare pace con quelle scarpe…
Simone mi dà suggerimenti e indicazioni, mi mette un po’ alla prova sulle salite sterrate, su piccole discese sotto gli alberi, su una piccola radura.
La bici non sembra più pesantissima, quel che sapevo fare torna a mano a mano a galla.
Peccato sia ora di rientrare, le bimbe aspettano.
E io già non vedo l’ora di ripetere.
SECONDA USCITA
Il segreto sta nella continuità, quindi, si programma subito per la domenica successiva. Di nuovo sole, di nuovo caldo: tutto depone bene.
Stavolta non conosco la meta e nemmeno l’itinerario a dire il vero.
«Ti porto su un sentiero nuovo, vedrai che bello!»
Mi devo fidare? Mah, proviamo…
La discesa da casa, a sorpresa, non comporta alcun problema, avanzo sicura a velocità controllata anche perché ora il mio problema è assicurarmi che il bellissimo sentiero che mi attende non sia anche quello che mi uccide…
Eh, sì, quello che sai fare ritorna anche con poca pratica, ma… anche quello che non sai fare.
Ma mi fido, mi voglio fidare, perché questa cosa delle uscite in mountain bike si propone davvero come un ottimo modo per stare insieme, fare qualcosa insieme e, perché no, anche per tornare a casa soddisfatti per gli ostacoli superati.
E poi, io adoro le sfide.
Scesi in strada, si caricano le bici in macchina e si va su, verso la montagna.
Arrivati, si scende dalla macchina, si monta in sella, si parte, modalità Tour, sempre lei, la mia preferita.
Salita. Pedalo, pedalo pedalo.
Poi lui: «Attenta, adesso si sale un po’…»
😯
Ok, sfodero la mia arma: la modalità Sport.
Salita. Pedalo pedalo pedalo.
Lui pure, ma comincia ad avere un po’ di affanno.
Non infierisco, rallento e comincio a chiacchierare.
Siamo nella zona di Prataglia, l’osservatorio, il prato, le altalene.
L’area attrezzata è popolata e più in là c’è un gruppo di scout. Sta per cominciare il sentiero vero e proprio e ci fermiamo un attimo, perché, sì, è tutto molto bello, ma io non riesco a vedere nemmeno l’imbocco del sentiero e comincio a temere il peggio…
Simone mi fa vedere meglio.
Ah, sarebbe quello? Uhmmm, va bene.
Ok.
Lo devo fare, eh? Va be’, speriamo di uscirne vivi.
L’inizio è un po’ stentato, ma siamo ancora sulla sommità, avanziamo di prato in prato e il paesaggio intorno è incantevole, visuale ampissima e respiro largo.
Poi arriva la parte più complicata.
No, non per i biker esperti, non per quelli che la Mtb… per quelli che hanno pedalato un pochino e poi arriva l’abbrivio della discesa nel bosco: prato finito, foglie, radici e sassi sporgenti.
Come si fa?
Da dove comincio?
Lui si ferma, mi dà dei suggerimenti, mi spiega la parte successiva del tragitto, mi dà tutte le indicazioni che occorrono.
Ascolto attenta: se lui pensa che posso farlo, allora posso farlo. Ma tentenno.
Lui parte, io arretro di qualche metro, rallento, giro, parto, non parto, la scarpa (maledetta!) non si stacca e mi sdraio (sul prato).
Simone è già andato e a me viene da ridere: meno male che non m’ha vista…
😀
Ok, non l’avrai vinta.
Riparto concentrata e stavolta riesco. Simone mi aspetta, mi vede arrivare e sorride: «Visto che ce la fai».
Avanziamo di tratto in tratto lungo tutta la parte in discesa. Ci siamo solo noi nel bosco, con spirito leggero e gioia a ruota libera.
Poi passiamo nel lato sud ovest della montagna, soleggiato, con il fianco della montagna a sinistra e il dirupo a destra.
Qui il sentiero si fa stretto e occorre fare molta attenzione. E’ un posto dove non ci sono mezze misure, o segui il flow e scendi sicuro oppure ti fermi ogni 5 metri e riparti e ti rifermi e riparti.
Simone aspetta con me, gentilmente, e io faccio del mio meglio perché non voglio annoiarlo troppo.
Diciamo che proseguiamo a strappi di 100 metri…
Ad un certo punto, lui si fa avanti di circa tre metri e mi fa vedere come superare un certo ostacolo, un tratto particolarmente insidioso. Stavolta rispondo la mia e suggerisco un passaggio alternativo al suo.
«Seeeeee… certo che lo puoi fare… se ti chiami Barel…»
Ah si, eh?
Eppure a me sembra più facile così… voglio provarci.
Piede a terra, abbasso la testa vicino al manubrio e guardo il punto in cui sono decisa a far passare la mia ruota.
La bici è pesante e le scarpe a volte non riesco a sganciarle, però poi nella mia mente si fa il vuoto e sento solo il tempo che scorre. E aspetto ancora guardando proprio là.
Aggancio il pedale destro, impugno decisa il manubrio, un dito sui freni, testa ancora un po’ abbassata, do la spinta, aggancio l’altro piede e porto la mia ruota lì, proprio lì dove volevo.
Rimango concentrata, perché adesso ci deve passare pure la ruota posteriore e intanto devo continuare a guidare quella anteriore. Supero l’ostacolo, accompagno, freno, stacco la scarpa e siiiiiiiiiiiiiiii!
Ce l’ho fatta!
Piede a terra, sgancio la bici ed esulto braccia in alto, siiiiii!
Simone non crede ai suoi occhi ed esulta con me: grandeeee!!!!
Che figata, che figata!
Se ci ripenso, ri-uscirei in bici pure adesso mentre scrivo.
Torniamo a casa con un entusiasmo travolgente.
Fantastico…
Fine della seconda uscita, con qualche livido e tanta tanta soddisfazione. Per fortuna che avevo le protezioni!
TERZA USCITA
Terza uscita, terza domenica. Stavolta dobbiamo fare un po’ più in fretta, perché l’organizzazione familiare non è affatto scontata.
Il posto è più accessibile: zona Monte Autore, cioè la montagna più alta che abbiamo nei paraggi. L’autunno è nel pieno e siccome non è piovuto molto in questo periodo gli alberi sono ancora abbigliati: chiome rigogliose e colori regali. Lo scenario è meraviglioso e per la terza volta il sole benedice la nostra uscita. Roba da non crederci…!
La discesa da casa nemmeno me la ricordo più, perciò credo che sia andata molto bene.
Tragitto in macchina piacevole come al solito e all’arrivo lo spettacolo dell’autunno sui Monti Simbruini.
Si parte tranquilli sulla strada sterrata e ogni tanto incontriamo escursionisti a piedi che si incuriosiscono, soprattutto per la mia bici.
Ci salutano e l’ambiente che si crea attorno alle persone in bicicletta, tra amanti della pace montana, è sempre carico di gradevole cordialità.
In città non è esattamente lo stesso.
In breve ci ritroviamo alle Vedute, dove la vista si allarga e lo scenario è maestoso. Facciamo qualche esercizio tecnico sul sentiero che passa sulla costa della montagna, verso ovest. Sole, ancora una volta. Meraviglia.
«Non avrei mai pensato di passare lì in bici… Eppure l’ho fatto» 😀
Qui il passaggio è di un solo palmo e il dirupo non finisce, letteralmente. Non soffro di vertigini, ma sapere che ora riesco a governare un po’ meglio gli sganci delle scarpe mi dà sollievo. Lascio andare il freno e stavolta il flow c’è.
Cosa c’è di meglio che riuscire a fare cose che credevi impossibili?
O magari anche solo del tutto archiviate?
Che meraviglia la Mtb: in un attimo fa diventare bambini e supereroi allo stesso tempo.
Nel tornare indietro facciamo una deviazione addentrandoci nel bosco; il sentiero è liscio e fluido e si scende in allegria.
Raggiungiamo di nuovo la strada sterrata e poi ci lanciamo sul fianco erboso e morbido. Poca adrenalina, rispetto alla volta precedente, ma è bello lasciarsi andare al percorso.
Scendo, salgo, spingo, grinta.
Tutto viene facile: non servono troppe pause di riflessione su dove mettere le ruote, e poi ne sento sempre meno bisogno.
Dopotutto, sono arrugginita, ma non del tutto acerba.
Resto dietro a lui, scansando ostacoli e incassando qualche sasso che schizza via dalle sue ruote.
Non mollo di un centimetro e se lui avanza troppo… modalità Turbo e ti aggiusto io!
Bella la bici a pedalata assistita, diamine!
Sai che ti porta in cima anche se già non ce la fai più, che ti porta a casa anche se hai già dato tutto per salvarti la vita (!) tra un sasso, un dirupo e la punta delle scarpe.
E poi, non ce l’avrei mai fatta solo con le mie gambe.
Mettiamola così: il motore elettrico è l’aiutino che ti permette di dire: “Ci provo, tanto in fondo, non devo mica fare tutto io!”
Si torna a casa, uscita strepitosa anche questa.
Domani si torna in ufficio: seri e composti, con il badge che non perdona e le stanze popolate da identici tailleur grigio-blu, ma queste uscite in Mtb, con mio marito al fianco, mi scaldano il cuore e fissano nuovi traguardi.
Il ritrovato contatto con la natura risveglia ambizioni sopite e incoraggia la parte più recondita e selvaggia.
Mi viene spontanea una citazione di Clarissa Pinkòla Estés, che rimaneggio un po’: “Come amiche e parenti prima di me, mi sono pavoneggiata barcollando sui tacchi a spillo, e ho indossato l’abito buono e il cappello per andare in ufficio. Ma la mia favolosa coda spunta sotto l’orlo…”
Sarò diventata anche io una Mtb addicted?
Per leggere il test completo della bici, cliccate sull’immagine in basso:
Le e-bike diventano sempre più raffinate e prestanti, ma nonostante ciò sono guardate con scetticismo dai puristi, perché, secondo loro, tolgono il piacere e la fatica della conquista della montagna, perché snaturano l’idea originaria di mountain bike, perché portano con più facilità sui sentieri persone poco capaci nella guida e perché “tanto vale farsi una moto”.
Eppure, nonostante giudizi e pregiudizi, le e-bike sono una potenzialità grandiosa.
Quasi tutti i marchi di Mtb hanno delle proposte specifiche e grazie al supporto di un colosso come Bosch le e-bike diventano sempre più popolari.
Ai test day le bici elettriche sono fra le più richieste, perché la curiosità di provarle supera lo scetticismo verso questa tipologia di bici.
Per quanto stigmatizzata dai biker più integralisti, una bici come la Scott E-Genius 710 Plus ha una potenzialità notevole che si svela solo se si mettono da parte i preconcetti (che spesso sono i preconcetti di altri) e si lascia campo libero alla curiosità.
Ecco, noi l’abbiamo fatto, e per capirne davvero le potenzialità abbiamo deciso di affidare questa Scott E-Genius 710 Plus a un biker allenato e abile nella guida, cioè a una persona che, in teoria, è ben lontana dal profilo di utente più indicato per questo tipo di bici.
Ma solo in teoria…
A testare questa Scott sui Monti Simbruini (in provincia di Roma) è stato Stefano Chiri.
A lui la parola ora. SL
1 – GEOMETRIA
– Angolo di sterzo: la Scott E-Genius 710 Plus ha la possibilità di variare la geometria. Con 67,5°(Low BB) o 67,9°(High BB) la geometria, grazie alle masse molto accentrate, è pensata per conferire agilità e al tempo stesso stabilità nella guida. – Angolo piantone: abbiamo 73,9° o 74,3° e sono valori che garantiscono un’ottima posizione in sella nella fase di pedalata.
– Lunghezza tubo superiore: 575 mm in taglia S, quella da me provata, è una misura allineata a quella delle bici da enduro. – Altezza manubrio da terra: 102,5 cm con tutti gli spessori sopra l’attacco manubrio. – Altezza movimento centrale da terra: 343mm o 348mm sono valori che sembrerebbero giusti ma gli ingombri del motore Bosch e il peso della bici fanno si che nei tratti più impegnativi le sospensioni non sostengono come si vorrebbe e si tocca a terra. – Lunghezza carro: 490 mm sono un valore elevato in assoluto, ma occorre considerare la presenza di un motore elettrico e le dimensioni della ruota 650b Plus. Va detto anche che il motore Bosch ha un posizionamento sul telaio e delle dimensioni standard che non permettono ottimizzazioni in base al tipo di telaio. Altrimenti questo valore può scendere di molto.
La battuta del mozzo posteriore è di 150 mm
– Interasse: 1185 mm in taglia S, considerando quanto detto prima, riescono a essere un ancora valido compromesso tra agilità e stabilità. – Assetto in sella: sono alto 172 cm, ho una altezza sella di 70 cm e per la mia statura sarebbe stata meglio una taglia M. Però, anche in taglia S, grazie alla geometria dello sterzo e alle gomme Plus, sono riuscito comunque a guidare come avrei voluto.
Voto finale (da 1 a 10): 9
2 – COMPORTAMENTO IN SALITA – Tuning scelto per l’ammortizzatore: come al mio solito essendo leggero ho utilizzato velocità di ritorno alte, il comando al manubrio per le tre posizioni del Fox Float Dps 3 si è rivelato di facile utilizzo e molto efficiente in tutte le fasi di pedalata – Efficienza sospensione posteriore nell’andatura regolare: se si pedala rotondi con l’aiuto del motore non c’è quasi bisogno di bloccarla. Certo è che bloccata va veramente come un missile. – Efficienza sospensione posteriore nell’andatura fuorisella: se non si bloccano le sospensioni e si usa poco l’aiuto del motore “bobba” molto. Se invece si chiudono le sospensioni la spinta del motore aiuta ad avere una pedalata efficiente anche in fuori sella. Il lock-out in questo caso è davvero molto utile.
I pulsanti sopra permettono la gestione del motore. I due grilletti inferiori, invece, costituiscono il TwinLoc e servono per regolare le sospensioni in modo simultaneo.
– Efficienza sospensione posteriore in salita offroad: in salita, anche molto tecnica, l’ho utilizzata quasi sempre nella posizione intermedia (Traction Control) perché in quella più aperta (Open) diventa meno sostenuta e si rischia di avere trasferimenti di carico indesiderati e di toccare terra con le pedivelle. – Erogazione potenza in salita: se la salita ha un fondo scorrevole e regolare si possono selezionare i 4 livelli di assistenza in base alla pendenza della strada.
Il discorso cambia molto quando il tratto in salita diventa man mano più tecnico: bisogna stare molto attenti a selezionare il giusto livello di assistenza elettrica.
Al contrario di quello che pensavo, più il tratto si fa tecnico e meno serve il supporto del motore.
Il motore Bosch Performance Line Cx ha un ingombro standard e un’erogazione ancora più perfezionata.
Infatti, il sistema Bosch sente che stiamo pedalando ma non ha la sensibilità che potrebbe avere un biker nel dare infinitesimali variazioni di potenza per mantenere la trazione della ruota.
Se solo fosse stata un po’ più agile la rapportatura allora sarei riuscito a tenere una pedalata più rotonda e controllata nei tratti più tecnici e ripidi e sfruttare meglio i vari livelli di potenza.
Va considerato, infatti, che il rapporto più agile sulla Scott E-Genius 710 Plus è un 17×42, che corrisponde, considerata la demoltiplicazione interna del motore Bosch, a circa un 42×42, quindi effettivamente troppo lungo.
Il pignone da 17 denti montato davanti.
– Commenti sui componenti montati sulla bici: il formato delle ruote: non c’è nulla di più adatto per una e-bike a mio avviso, perché danno grip, sicurezza e divertimento (leggete il comportamento in discesa). – Altro e/o eventuali sensazioni: come detto, avrei preferito una rapportatura più agile in modo da sfruttare al meglio i vari livelli di potenza con una pedalata più rotonda e agile.
Voto finale (da 1 a 10): 8,5
3 – COMPORTAMENTO IN DISCESA – Tuning scelto per l’ammortizzatore: mi è sembrata molto aperta in compressione nella posizione Open. Sia Traction Control che Lock-out risultano troppo dure per la fase di discesa. – Curva di compressione della sospensione: la sospensione lavora molto bene, è progressiva e accompagna verso il fondo corsa in discese anche molto tecniche. Soffre solo i grandi impatti nei salti. – Impatti di piccola entità: li assorbe ottimamente aiutata anche dal formato delle ruote, adattissimo alle e-bike. – Impatti di grande entità: nel veloce si comporta bene ed è sorprendentemente intuitiva e stabile, sicura e confortevole grazie anche ai “ruotoni”.
Sì, con questa bici viene facile osare un po’ di più grazie alle gomme da 650b Plus, la forcella da 140 mm e soprattutto alla massa della bici stessa.
– Rigidità torsionale del carro: il carro è rigido abbastanza per un utilizzo non estremo, mentre spingendo forte si ha la percezione che il carro non è propriamente adeguato al peso ma soprattutto all’enorme grip offerto dalle 650 Plus. – Agilità della bici: sono rimasto sorpreso: pensavo di sentire di più il peso e invece è ben posizionato in basso e al centro offrendo grande facilità di guida e rappresenta una sorta di “zavorra” anti-ribaltamento. – Efficienza sospensione posteriore in frenata: è un monocross non esagerate con le sgommate in frenata altrimenti si saltella. Il grip che dà la “gommona” aiuta molto la frenata, ma se si riusce a evitare il bloccaggio resta molto più attiva.
In frenata si sente che la sospensione è monocross e la sensibilità diminuisce.
– Commenti sui componenti montati sulla bici: i freni Shimano Slx con dischi da 180 mm a mio avviso sono sottodimensionati e io peso 68 Kg… – Altro e/o eventuali sensazioni: le gomme 650b Plus sono un bell’aiuto nella guida: la sensazione di morbidezza e di grandissimo grip ispirano confidenza. Immedesimandomi in chi non ha grandi capacità di guida, questa bici diventa molto facile da guidare.
Voto finale (da 1 a 10): 8,5
La gomma da 3,0″ di sezione è un aiuto grandioso per il grip e la sicurezza.
4 – COMPORTAMENTO SUL PEDALATO – Tuning scelto per l’ammortizzatore: nei saliscendi assolutamente la posizione Traction Control che bilancia bene ammortizzatore e forcella. Il TwinLoc è molto efficace in questo. – Efficienza sospensione posteriore nei rilanci: in posizione Open lo schema monocross si fa sentire, “bobba” e ondeggia, ma per fortuna c’è il TwinLoc e in un attimo le sospensioni diventano più efficienti.
Con le sospensioni in modalità Traction Control la E-Genius 710 Plus è molto piacevole da guidare.
– Erogazione della potenza nei rilanci: ci si abitua in tempi rapidi, ma all’inizio fa strano avere quella potenza quando si è in piedi sui pedali. Sembra che la bici scappi via…
Quando ci si prende la mano preparatevi ad avere la sensazione di essere Nino Schurter… – Agilità della bici: elevatissima per avere quei gommoni e quel peso. Bisogna fare attenzione solo a scegliere il giusto livello di potenza altrimenti si resta un po’ spiazzati e scoordinati nei movimenti.
Su una ruota non è facile da tenere, almeno all’inizio. Occorre capire bene l’erogazione del motore.
– Commenti sui componenti montati sulla bici: quando si cambia spesso tra le posizioni Lock-out, Traction Control e Descend mi è capitato di toccare per sbaglio il comando Bosch sul manubrio. Il manubrio, così com’è, è un po’ affollato di comandi.
Il nuovo motore Bosch Performance Cx Line in fatto di erogazione della potenza è un miglioramento rispetto al passato: l’erogazione è più morbida e assiste anche a elevate cadenze di pedalata (fino a 100 Rpm) rendendo questa e-bike più simile nel comportamento a una bici tradizionale.
Sì, il manubrio è un po’ affollato di comandi. Serve un po’ di dimestichezza…
L’autonomia che permette il battery pack Bosch è sufficiente anche per giri molto lunghi (oltre le 5 ore).
Servono però esperienza e accortezza nel saper gestire il livello di assistenza in funzione della durata dell’uscita.
Voto finale (da 1 a 10): 8,5
La batteria da 400 Wh rappresenta una riserva di energia molto affidabile.
5 – DETTAGLI TECNICI TELAIO – Regolazioni consentite sulla geometria: ci sono due configurazioni High BB orientata alla salita e Low BB orientata alla discesa. – Spazio fra gomma posteriore e carro: frontalmente ce n’è, ma lateralmente forse si poteva fare qualcosa di meglio. – Cura del passaggio cavi: ben fatti ma con tutti questi remoti decisamente troppi cavi!
La geometria della bici è regolabile invertendo la posizione del nottolino di fissaggio dell’ammortizzatore.
– Attacco portaborraccia: non c’è, perché la batteria ha preso il suo posto. – Attacco guidacatena: non c’è, perché il motore Bosch non lo permette. – Compatibilità deragliatore: nessuna, con il motore Bosch non è previsto. – Protezioni sul telaio e sul carro: non sono moltissime, ma il motore Bosch ha una cover in plastica (molto resistente) contro gli urti.
Il mozzo posteriore Shimano Zee ha una battuta da 150 mm. Non a caso è un mozzo di derivazione Dh.
– Posizionamento dell’ammortizzatore: è ben protetto e raggiungibile stando in sella, ma grazie al TwinLoc non avrete bisogno di staccare le mani dal manubrio. – Posizionamento motore: pensavo di urtarlo più spesso e invece solo nelle situazioni più estreme (scalini molto alti) si rischia di sbattere contro la protezione che è comunque molto resistente.
L’ammortizzatore è un Fox Nude realizzato secondo le specifiche Scott. Il travel posteriore della bici è regolabile fra 130 o 90 mm tramite il comando remoto TwinLoc.
– Durata batteria e tempi di ricarica: oltre 5 ore di pedalata in alta montagna e con l’assistenza quasi sempre in modalità Eco, con brevi tratti in Sport e Tour (e Turbo, ma solo per umiliare i compagni di uscita…) ho sempre concluso con il display Intuvia che mostra 2 tacche residue di batteria. Volendo, quindi, le uscite possono essere più lunghe.
Devo dire però che io sono allenato, abbastanza leggero (68 Kg) e di conseguenza la modalità Eco è sufficiente per le mie necessità, mentre con gambe meno allenate e corporature più pesanti l’autonomia scende.
L’autonomia in Km della batteria mostrata sul display Intuvia si riferisce alla modalità d’uso in quel momento.
Ad esempio, se ho selezionato la modalità Turbo, sto chiedendo la massima spinta al motore (indicata da una scala graduata verticale) e sono su una salita al 20% l’autonomia in Km indicata sarà di molto inferiore rispetto a una situazione con modalità Eco, strada in pianura e poca assistenza dal motore.
Il display Intuvia di Bosch è molto facile da usare e da leggere. Fonrisce indicazioni sulla carica residua, sulla potenza richiesta al motore e sull’autonomia in Km delle batterie.
– Tempi di ricarica: con due tacche residue di batteria, la ricarica completa richiede circa 2 ore. – Peso bici: la bici completa, in taglia S e senza pedali, pesa 21,76 Kg. – Prezzo o bici: 5699€ con 3 anni di garanzia sul telaio che diventano 5 se si effettuano le revisioni previste da Scott. Il prezzo è elevato in assoluto, ma in linea con le altre bici di pari caratteristiche. – Altro e/o eventuali sensazioni: il telaio predisposto per il motore elettrico, i componenti elettrici (batteria, motore e display) e le ruote 650b Plus si fanno davvero sentire e sono l’aspetto che più penalizza questa bici (e questa tipologia di bici in generale) per portabilità e maneggevolezza. Nei nostri spostamenti l’abbiamo sempre caricata in un pulmino, perché metterla nel bagagliaio di un auto sarebbe stato davvero impegnativo.
Questa Scott ha un mozzo posteriore con battuta 150×12, cioè ancora più ampia rispetto alla sempre più popolare misura di 148×12. Tenetelo a mente nel caso vi venisse voglia di cambiare le ruote.
Voto finale (da 1 a 10): 9
VOTO COMPLESSIVO (da 1 a 10): 8,7
Il display Intuvia di Bosch è molto facile da usare e da leggere. Fonrisce indicazioni sulla carica residua, sulla potenza richiesta al motore e sull’autonomia in Km delle batterie.
In conclusione…
Nonostante peso e ingombri siano molto maggiori rispetto a una bici tradizionale, questa Scott E-Genius Plus 710 è una bici divertente.
L’abbinamento delle gomme Plus con motore Bosch è molto interessante perché combina divertimento, versatilità e facilità di guida.
Non mi aspettavo fosse così divertente, ma non vi nascondo che sarei curioso di provare la Genius 710 Plus senza motore Bosch, per capire meglio le sensazioni di guida delle ruote 650b Plus.
Ho usato questa bici per uscite in montagna e visto come va credo che può essere un’ottima soluzione per chi non è allenato abbastanza ma ha amici molto allenati, per chi pur essendo allenato vuole fare uscite più lunghe con lo stesso tempo e per chi vuole cominciare con la Mtb.
Nella guida il peso si fa sentire e per agilità rimpiango la Mtb tradizionale, ma dopo averla provata posso dire di essermi davvero ricreduto su questa tipologia di bici: è molto divertente.
Ps: La Scott E-Genius 710 Plus ci ha fatto davvero divertire.
Se volete avere un’idea di come abbiamo usato-testato la Scott E-Genius 710 Plus, guardatevi questo video girato domenica scorsa con la nuova Garmin Virb Xe. Più in basso la planimetria del tracciato, la cui lunghezza effettiva (compresi i tratti a spinta) è di circa 34 km:
FRIEDRICHSHAFEN – Haibike continua la sua espansione in campo e-bike e lo fa migliorando ulteriormente la linea Xduro , introdotta sul mercato nel 2011 e diventata ben presto la linea di Mtb pionieristica in campo elettrico.
Al brand tedesco va riconosciuto il merito di aver creduto in questa tipologia di bici ben prima che diventassero popolari come lo sono ora.
Per il 2016 i passi in avanti riguardano una migliore integrazione fra telaio e parti elettriche (motore e batteria) e l’adozione (su quasi tutti i modelli Xduro di 3ª generazione) del nuovo motore Bosch Performance Cx, ancor più perfezionato e capace di 250 W di potenza e 75 Nm di coppia, dotato di Direct Flow (ovvero il supporto alla pedalata sin da cadenze di 20 rpm), Trail Control (ovvero l’utente può selezionare il livello di assistenza del motore elettrico) e Gear Change Control (assistenza alla cambiata) e di altri affinamenti software.
La struttura monolitica in lega leggera di supporto per motore, batteria e trasmissione della linea Haibike Xduro.
La nuova batteria Bosch da 500 Wh è una delle più performanti sul mercato: è costituita da 40 celle è in grado di raggiungere i 190 Wh per chilo di batteria, ossia una delle più alte densità di energia in campo E-bike. Con peso e dimensioni invariate rispetto al modello precedente.
I modelli con telaio in carbonio (con costruzione monoscocca e con fibre unidirezionali) sono ora nove (3 full e 6 hardtail) e disponibili in due diametri di ruota e prevedono anche la Xduro FullSeven Carbon Ultimate, la più leggera e-bike sul mercato.
Haibike tiene a sottolineare che la sua gamma Xduro ora annovera tutti i diametri di ruota disponibili (26”, 650b, 650b Plus, 28” e 29”) e vanta un range di escursioni per la forcella compreso fra 100 e 200 mm.
L’immagine in basso mostra la gamma completa Haibike Xduro 3 (cliccate per ingrandire):
Gamma Haibike XDURO 2016
La gamma Haibike Xduro di 3ª generazione prevede per la prima volta una bici da downhill con motore elettrico, ovvero la Haibike Xduro Dwnhill Pro.
Haibike_XDURO_Dwnhll_PRO_2016: 7990€
Vi avevamo mostrato la versione allestita per Guido Tschugg durante Eurobike (cliccate qui) che in comune con la versione di serie ha un angolo di sterzo di 63,5° (ma è regolabile su più valori), lo Sprocket Equalizing System (per ridurre l’effetto kickback della sospensione durante la pedalata), motore Bosch Performance Cx e una sospensione posteriore da 200 mm. I componenti sono specifici da Dh come il gruppo Shimano Saint (completo di freni), ruote Mavic Deemax e sospensioni Fox 40 Float Factory davanti e Fox Float X2 Factory dietro.
La Haibike Xduro FullSeven Carbon Ultimate (foto sopra) invece rappresenta il fiore all’occhiello del produttore tedesco per quanto riguarda le e-bike in carbonio a doppia sospensione.
Il nuovo telaio (foto in basso) pesa 2,79 Kg e integra l’alloggiamento per il motore e la batteria Bosch. Il modello di punta arriva a un peso di 17,2 Kg.
Da segnalare che questa bici è dotata di serie del computer Bosch Nyon che include, oltre ai controlli tipici delle E-bike, anche il Gps e un fitness trainer.
Di seguito le altre bici della serie Xduro FullSeven:
Haibike non dimentica le bici da strada.
Nel 2013 ha lanciato la sua linea di modelli a pedalata assistita rivolti al mondo road, destando non poche perplessità. A distanza di 2 anni, l’approccio degli utenti verso queste bici è cambiato di molto, al punto che nel catalogo Haibike figurano diversi modelli stradali.
Haibike_XDURO_Race_S_Pro_2016: 7999€
Ed ecco la Haibike Xduro Race S Pro (foto sopra).
Il motore utilizzato è ancora più potente di quello che equipaggia le Mtb: parliamo del Bosch Performance Speed da 350 W capace di assistere la pedalata fino a 45 km/h. Sotto la sella, infatti, troviamo un alloggiamento per la targa, secondo le normative vigenti in Germania.
Non manca un sistema di illuminazione per rendere questa bici completamente utilizzabile su strada.
Haibike_XDURO_Race_S_RX_2016: 4699€
Haibike ha anche pensato a una variante cittadina, cioè la Xduro Urban S Pro (foto in basso), pensandola per un utilizzo quotidiano, sia in città che fuori.
Haibike_XDURO_Urban_S_Pro_2016: 7499€
Anche qui troviamo un motore Bosch Performance Speed, una batteria da 500 Wh e un sistema di illuminazione a Led Haibike eHeadlight.
Oltre alla vastissima linea Xduro, nel catalogo Haibike troviamo anche le Sduro, che si collocano un gradino sotto le Xduro.
Fra le novità di questa famiglia di bici troviamo la Haibike Sduro Nduro Pro, una full a pedalata assistita da 180 mm di travel. Di serie è previsto il motore Yamaha da 250 W e una coppia massima di 80 Nm dotata di un supporto molto rapido alla pedalata, sin dal primo tocco di pedale. Questo permette un aiuto migliore nelle andature a bassissima velocità.
Haibike_SDURO_Nduro_Pro_2016: 5199€
Da segnalare che il motore Yamaha permette l’adozione di una guarnitura a doppia corona in luogo della singola permessa da Bosch.
La struttura del telaio della Sduro Nduro prevede una parte centrale del telaio realizzata in lega monoblocco per l’alloggiamento del motore e della batteria. E’ una struttura con una concezione del tutto simile a quella delle Xduro e caratterizza, da diversi anni, la produzione Haibike a pedalata assistita.
Haibike_SDURO_Nduro_RX_2016: 4199€
Per quanto riguarda la Haibike Sduro Nduro Pro, l’allestimento strizza l’occhio a un certo contenimento dei costi: troviamo infatti una trasmissione Sram Gx, freni Magura Mt 7, ruote Crank Brothers Opium e sospensioni Fox 36 Float Performance e Fox Float X Performance.
Haibike pensa anche ai più giovani utenti di e-Bike con le Haibike Sduro HardFour Rx e HardFour Life.
Parliamo di Mtb con ruote da 24” pensate per seguire i genitori con maggiore facilità nelle loro uscite offroad e introdurli nel mondo della Mtb.
Il disegno del telaio riprende gli stessi concetti geometrici delle Sduro con ruote più grandi.
Il motore utilizzata è uno Yamaha con batteria da 400Wh, ricaricabile, volendo, direttamente dal telaio, ma è capace di assistere la pedalata fino a 20 Km/h per motivi di sicurezza.
Chiude le novità 2016 la Haibike Sduro FullFatSix, ovvero una fatbike a pedalata assistita con motore Yamaha e batteria da 400 Wh. Di serie monta gomme Schwalbe Jumbo Jim da 4,0” di sezione e una forcella Rock Shox Bluto da 120 mm.
Haibike_SDURO_FullFatSix_2016: 4299€
Il travel posteriore è di 120 mm ed è una bici pensata per non fermarsi davanti a nulla.
La trasmissione è Shimano Deore Xt 2×10.
Di seguito invece le versioni 2016 delle Haibike Sduro AllMtn: