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Questa non è solo una storia di un bel giro attraverso la Valle della Vesubie, in Francia, nello scenario dove ogni anno si tiene la Trans-Vesubienne.
E’ la storia di una birra speciale, di un’alluvione, di una comunità che si stringe attorno a chi ha perso tanto, di come un’e-bike può accorciare le distanze (e non solo fisicamente).
Le foto sono di Matt Wragg, che già negli scorsi anni ci ha fornito parecchi spunti interessanti…
VM



Guardando su una mappa, la valle della Vesubie sembra abbastanza vicina a Nizza ma in realtà le valli e le montagne si contorcono e girano su se stesse per rendere il percorso per andare e tornare lungo e tortuoso.

Ogni anno molti ciclisti si radunano lì per la Trans-Vesubienne, una marathon durissima che collega le alte montagne della Vesubie alla spiaggia sottostante.
Tanto per avere un’idea, qui trovate alcune immagini di una passata edizione.

Sapete qual è il ricordo più bello della Trans-Vesubienne?
La birra gelata alla fine.
E non è una birra qualunque, è Biere de Comte, prodotta a Saint Martin. Prende il suo sapore unico dall’acqua che scende dalle montagne. Eppure è la stessa acqua che ha portato il disastro al birrificio e alla comunità circostante.

Era il 2 ottobre 2020. Il mastro birraio Laurent Fredj era andato a lavorare come ogni mattina. Certo, c’era stata l’allerta meteo, ma quassù in montagna sono abituati al maltempo.
Ma all’ora di pranzo stava iniziando a preoccuparsi un po’, era una grande tempesta, più grande del normale.
Ha mandato a casa i suoi dipendenti prima dell’orario e ha chiuso a chiave, andando via pieno di preoccupazione.
Ma niente poteva prepararlo a ciò che vide la mattina successiva.

Non credeva ai suoi occhi.
Era tutto andato.
Il terreno stesso su cui sorgeva l’edificio era stato spazzato via lasciando nient’altro che acqua, terra e roccia.
Rimaneva poco più di un cratere dove si era fermato il lavoro della sua vita poche ore prima.
Di fronte a questo disastro, la comunità si è stretta intorno a Laurent e quelli che come lui avevano perso il lavoro o la casa.
I produttori di birra locali hanno offerto a Laurent spazio nei loro stabilimenti mentre lui cercava di capire cosa avrebbe fatto dopo.

Con la valle devastata, le strade tagliate e i ponti spazzati via, l’unica via d’uscita dalla valle sarebbero state le vecchie vie – i passi di montagna e i sentieri che hanno attraversato questa zona per migliaia di anni.
Proprio quelli che ora ripercorriamo in e-bike.

Con la valle bassa in rovina, la strada da percorrere è in alto. Lungo il versante occidentale della valle è presente un sentiero di crinale che va da La Colmiane a Utelle. In una valle così profonda raggiungere quel sentiero non è cosa da poco ed è necessario portare la bici in spalla in alcuni tratti.
Quando finalmente si raggiunge la cresta si può iniziare a godersi il ​​viaggio.

Guardando indietro, si può vedere la valle molto più in basso, l’inimmaginabile distruzione è ora solo una sottile striscia grigia che fiancheggia il fiume.

Superato Brec D’Utelle è il momento di prepararsi per la prima vera discesa verso il fiume.
Il sentiero è disseminato di scomode sporgenze di pietra e rocce ondulate, ma in qualche modo, se lo fai nel modo giusto, puoi lasciare che la bici scorra tra di loro.

L’attraversamento del fiume sotto Utelle è sopravvissuto alla tempesta. Attraversare il fiume significa però salire di nuovo. I pendii più bassi qui sono più dolci mentre si sale verso il villaggio arroccato di Loda, per poi salire fino al Col de Porte.
C’è tempo per una breve pausa prima di salire sul fianco nord della Beasse.

In poco tempo le cose diventano troppo dure per pedalare e la bici torna sulle spalle. L’unico modo per andare avanti è continuare a ripetersi che questa è l’ultima grande salita e puoi iniziare a guardare avanti verso la discesa.

Uscendo dal bosco d’alta montagna si segue il crinale in discesa attraverso Rocca Sparviera.

Un’altra breve salita ci riporta in cresta verso il Mont Macaron.
Ben presto, però, la lunga discesa inizia a sembrare dura quanto la salita. Per fortuna, man mano che ti avvicini al Mont Macaron, le cose iniziano a calmarsi.

Da qui è un breve tuffo nella valle di Paillons e la destinazione finale – La Grave de Peille.
Sulle rive di un fiume molto diverso è Brasserie de Ligures.

Guillaume, un altro mastro birraio, sta aspettando con una birra fresca.
E’ lui che sta ospitando in uno dei suoi birrifici Laurent e il suo staff, mentre è in corso la ricostruzione.

Guillaume dice che è stata una decisione facile aiutare il loro collega birraio. È orgoglioso del fatto che come artigiani si prendano cura l’uno dell’altro, anche se di solito trascorrono molto tempo a proteggere con cura i loro segreti gli uni dagli altri…

Certo, non è la normale birra Biere de Comte quella prodotta qui a Peille. Il villaggio è alimentato dal Paillon, non dal Vesubie, quindi l’acqua non è la stessa, e il sapore non può essere uguale.
Questa birra è stata temporaneamente chiamata Mounta Cala, che in dialetto locale significa “salire e scendere” a significare i viaggi avanti e indietro tra il litorale e le montagne.

Nel frattempo, in montagna, Laurent è concentrato sulla ricostruzione. Sta già lavorando a un nuovo impianto che aumenterà la loro produzione da 4.000 a 10.000 litri al giorno.
«In questo modo avremo imparato tutti qualcosa di nuovo e ne usciremo tutti più forti da questo disastro.»

(Ringraziamo per questo articolo Matt Wragg e Lapierre).

Redazione eBikeCult

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