Sui sentieri della Trans-Vesubienne, inseguendo una birra…

Questa non è solo una storia di un bel giro attraverso la Valle della Vesubie, in Francia, nello scenario dove ogni anno si tiene la Trans-Vesubienne.
E’ la storia di una birra speciale, di un’alluvione, di una comunità che si stringe attorno a chi ha perso tanto, di come un’e-bike può accorciare le distanze (e non solo fisicamente).
Le foto sono di Matt Wragg, che già negli scorsi anni ci ha fornito parecchi spunti interessanti…
VM



Guardando su una mappa, la valle della Vesubie sembra abbastanza vicina a Nizza ma in realtà le valli e le montagne si contorcono e girano su se stesse per rendere il percorso per andare e tornare lungo e tortuoso.

Ogni anno molti ciclisti si radunano lì per la Trans-Vesubienne, una marathon durissima che collega le alte montagne della Vesubie alla spiaggia sottostante.
Tanto per avere un’idea, qui trovate alcune immagini di una passata edizione.

Sapete qual è il ricordo più bello della Trans-Vesubienne?
La birra gelata alla fine.
E non è una birra qualunque, è Biere de Comte, prodotta a Saint Martin. Prende il suo sapore unico dall’acqua che scende dalle montagne. Eppure è la stessa acqua che ha portato il disastro al birrificio e alla comunità circostante.

Era il 2 ottobre 2020. Il mastro birraio Laurent Fredj era andato a lavorare come ogni mattina. Certo, c’era stata l’allerta meteo, ma quassù in montagna sono abituati al maltempo.
Ma all’ora di pranzo stava iniziando a preoccuparsi un po’, era una grande tempesta, più grande del normale.
Ha mandato a casa i suoi dipendenti prima dell’orario e ha chiuso a chiave, andando via pieno di preoccupazione.
Ma niente poteva prepararlo a ciò che vide la mattina successiva.

Non credeva ai suoi occhi.
Era tutto andato.
Il terreno stesso su cui sorgeva l’edificio era stato spazzato via lasciando nient’altro che acqua, terra e roccia.
Rimaneva poco più di un cratere dove si era fermato il lavoro della sua vita poche ore prima.
Di fronte a questo disastro, la comunità si è stretta intorno a Laurent e quelli che come lui avevano perso il lavoro o la casa.
I produttori di birra locali hanno offerto a Laurent spazio nei loro stabilimenti mentre lui cercava di capire cosa avrebbe fatto dopo.

Con la valle devastata, le strade tagliate e i ponti spazzati via, l’unica via d’uscita dalla valle sarebbero state le vecchie vie – i passi di montagna e i sentieri che hanno attraversato questa zona per migliaia di anni.
Proprio quelli che ora ripercorriamo in e-bike.

Con la valle bassa in rovina, la strada da percorrere è in alto. Lungo il versante occidentale della valle è presente un sentiero di crinale che va da La Colmiane a Utelle. In una valle così profonda raggiungere quel sentiero non è cosa da poco ed è necessario portare la bici in spalla in alcuni tratti.
Quando finalmente si raggiunge la cresta si può iniziare a godersi il ​​viaggio.

Guardando indietro, si può vedere la valle molto più in basso, l’inimmaginabile distruzione è ora solo una sottile striscia grigia che fiancheggia il fiume.

Superato Brec D’Utelle è il momento di prepararsi per la prima vera discesa verso il fiume.
Il sentiero è disseminato di scomode sporgenze di pietra e rocce ondulate, ma in qualche modo, se lo fai nel modo giusto, puoi lasciare che la bici scorra tra di loro.

L’attraversamento del fiume sotto Utelle è sopravvissuto alla tempesta. Attraversare il fiume significa però salire di nuovo. I pendii più bassi qui sono più dolci mentre si sale verso il villaggio arroccato di Loda, per poi salire fino al Col de Porte.
C’è tempo per una breve pausa prima di salire sul fianco nord della Beasse.

In poco tempo le cose diventano troppo dure per pedalare e la bici torna sulle spalle. L’unico modo per andare avanti è continuare a ripetersi che questa è l’ultima grande salita e puoi iniziare a guardare avanti verso la discesa.

Uscendo dal bosco d’alta montagna si segue il crinale in discesa attraverso Rocca Sparviera.

Un’altra breve salita ci riporta in cresta verso il Mont Macaron.
Ben presto, però, la lunga discesa inizia a sembrare dura quanto la salita. Per fortuna, man mano che ti avvicini al Mont Macaron, le cose iniziano a calmarsi.

Da qui è un breve tuffo nella valle di Paillons e la destinazione finale – La Grave de Peille.
Sulle rive di un fiume molto diverso è Brasserie de Ligures.

Guillaume, un altro mastro birraio, sta aspettando con una birra fresca.
E’ lui che sta ospitando in uno dei suoi birrifici Laurent e il suo staff, mentre è in corso la ricostruzione.

Guillaume dice che è stata una decisione facile aiutare il loro collega birraio. È orgoglioso del fatto che come artigiani si prendano cura l’uno dell’altro, anche se di solito trascorrono molto tempo a proteggere con cura i loro segreti gli uni dagli altri…

Certo, non è la normale birra Biere de Comte quella prodotta qui a Peille. Il villaggio è alimentato dal Paillon, non dal Vesubie, quindi l’acqua non è la stessa, e il sapore non può essere uguale.
Questa birra è stata temporaneamente chiamata Mounta Cala, che in dialetto locale significa “salire e scendere” a significare i viaggi avanti e indietro tra il litorale e le montagne.

Nel frattempo, in montagna, Laurent è concentrato sulla ricostruzione. Sta già lavorando a un nuovo impianto che aumenterà la loro produzione da 4.000 a 10.000 litri al giorno.
«In questo modo avremo imparato tutti qualcosa di nuovo e ne usciremo tutti più forti da questo disastro.»

(Ringraziamo per questo articolo Matt Wragg e Lapierre).

Leatt lancia le Flat Shoes 1.0, per la bici e il tempo libero

COMUNICATO UFFICIALE

L’azienda sudafricana presenta un nuovo modello dal design casual adatto alla vita di tutti i giorni, ma alleato ideale quando è il momento di affrontare qualsiasi tipo di trail.

Alonte (VI), giugno 2021 – Il marchio sudafricano Leatt, distribuito in Italia da Athena, presenta Flat Shoes 1.0, il nuovo modello di calzature da bike disponibile in quattro diverse varianti di colorazione: Black, Cactus, Chilli e Onyx.

Leatt Flat Shoes 1.0

Le scarpe 1.0 Flat sono state sviluppate e testate per qualsiasi tipo di terreno garantendo comfort, resistenza e un grip ottimale.
Il design casual e i dettagli che caratterizzano le calzature sono adatti ai rider che amano combinare moda e passione e che praticano diverse discipline come Enduro, Downhill e Free Riding e sono consigliate per chi si avvicina al mondo del bike off-road.

Leatt Flat Shoes 1.0

Le nuove calzature marchiate Leatt hanno una suola da sneakers ultra comoda e anti-compressione, perfettamente compatibile con i pedali della bici: la doppia mescola, infatti, presenta un inserto rinforzato per garantire massimo supporto e stabilità al piede garantendone una massima sicurezza durante la pedalata.
La tomaia è in pelle scamosciata sintetica e dotata di piccoli fori che garantiscono una traspirazione ottimale, pensati soprattutto per le stagioni più calde. Inoltre, il rivestimento interno anti-batterico, anti-odore e ad asciugatura rapida assicura freschezza costante.
Le scarpe presentano inoltre zone strategiche particolarmente rinforzate nella parte superiore e lacci studiati per una calzata impeccabile.

Leatt Flat Shoes 1.0

Il modello 1.0 di Leatt, dalle linee più casual e morbide completa la gamma lanciata la scorsa primavera con i modelli 2.0 e 3.0 flat, ed i 4.0 e 5.0 con clip.
Il prezzo consigliato al pubblico è €79,99. 

Leatt Flat Shoes 1.0

Qualità, ricerca costante e sicurezza sono quindi le parole d’ordine che il brand Leatt fa trasparire attraverso la creazione della sua nuova collezione di bike shoes: per una nuova ripartenza sulla propria sella.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito athena.eu

Technomousse: due tipologie di mousse super durature

COMUNICATO UFFICIALE

Technomousse, la prima azienda italiana a realizzare mousse specifiche per una protezione totale delle ruote di bici e moto, e distribuita a livello globale da Athena, presenta i suoi prodotti di punta, grazie ai quali si è guadagnata un posto di rilievo in ambito off-road.



Nata nel 2010 e con sede a Lumezzane, nel bresciano, Technomousse ha progettato il primo sistema anti-foratura per bike ed e-bike che ottimizza le performance dei pneumatici e garantisce un’assoluta protezione del cerchio anche nelle condizioni più estreme.
Le modalità di utilizzo delle mousse sono tre: Tube, Tubeless, con liquidi di sigillatura, e presentano la peculiare proprietà di non subire alcun deterioramento nel tempo a causa di agenti esterni come elevate temperature ed agenti metereologici di ogni genere.
Le mousse Technomousse sono pensate e realizzate per durare nel tempo, infatti non si tagliano, non si sgretolano, non hanno data di scadenza a differenza dei competitor e garantiscono in ogni momento performance eccezionali.

Per il mondo bike gli articoli sono due: Green Constrictor e Red Poison.

Green Constrictor è il sistema anti-foratura progettato specificatamente per le lunghe pedalate in Mtb ed e-bike.

La mescola con cui è stato disegnato si presenta indeformabile e leggera, conferendo alla ruota un maggior controllo di rimbalzo e assorbendo le vibrazioni sul terreno.
Queste caratteristiche, che migliorano decisamente il comfort del ciclista, rendono Green Constrictor di Technomousse ideale soprattutto per le discipline dell’enduro e All mountain, ma anche DownHill e XC.
Prezzo al pubblico: 84,99 euro.

Red Poison è il sistema studiato per il gravity, che permette una guida precisa su ogni tipo di terreno, prevenendo possibili danneggiamenti alle ruote.

Pensato specificatamente per pneumatici tubeless, Red Poison esercita una leggera pressione sulla gomma, in modo da ottimizzare le performance sulle due ruote.
Il brand sta inoltre lavorando con il proprio team di tecnici e rider professionisti ad una versione migliorata di Red Poison che prenderà il nome di Red Poison EVO.
Prezzo al pubblico: 84,99 euro

Per ulteriori informazioni athena.eu

Thok: italiana per nascita, internazionale per vocazione, “diversa” per scelta

E’ una storia molto particolare quella di Thok, azienda piemontese di e-Mtb fondata nel 2016 da Stefano Migliorini, ex campione di downhill, insieme a Livio Suppo, ex team manager proveniente dalla MotoGp, con il supporto imprenditoriale di due soci del gruppo industriale piemontese TCN Group, Giuseppe Bernocco e Sebastiano Astegiano.

I soci Thok

Abbiamo deciso di raccontarvela, questa storia, perché ci fa piacere mettere in evidenza il carattere di innovazione di Thok rispetto alla maggior parte della bike industry.
E anche – perché no? – l’orgoglio italiano.

Thok mette insieme il talento e la creatività tipici del Made in Italy con la concretezza, il dinamismo e la visione di una moderna azienda votata all’internazionalità.
Thok ha un’organizzazione snella e rapida ad adattarsi al cambiamento, dove non conta tanto il numero delle persone che lavorano su un progetto quanto la loro capacità di sviluppare idee innovative.
Dietro al suo successo c’è una storia di amicizia e di talento, di esperienza internazionale, di determinazione ed entusiasmo.

Thok
La sede dell’azienda

Fin dall’inizio Thok sceglie di creare e produrre solo biciclette a pedalata assistita, o meglio, mountain bike a pedalata assistita.
Perché?
Ce lo spiega proprio Stefano Migliorini in un’intervista di qualche anno fa: «Perché dà la possibilità a chiunque di prendere una bicicletta ed andare a farsi una pedalata, scegliendo la distanza da percorrere, quanto faticare e con chi condividere il proprio tempo. Con le e-Mtb tutti possono partire alla scoperta del territorio in cui vivono, tutti possono raggiungere mete che solo con un mezzo a motore, auto o moto, potrebbero raggiungere. Questa bici, però, non inquina, è silenziosa e ti dà la possibilità di fare attività.
Parlare di e-bike significa parlare di sport, scoperta e rispetto per la natura.»

Le e-Mtb di Thok sono però “diverse” dalle altre e questa diversità diventa un po’ la cifra distintiva, voluta proprio dal suo ideatore.
Lo stile, ad esempio, è molto importante ed è volutamente un progetto italiano, curato da Drudi Design Performance di Aldo Drudi, il famoso designer dei caschi dei piloti della Moto GP, un’eccellenza italiana nel design sportivo riconosciuta in tutto il mondo.

Thok

Proprio l’italianità è un aspetto fondamentale della filosofia dell’azienda: Thok affonda le sue radici in Piemonte, ha sede nelle Langhe, terra di biciclette e di operatività concreta.
Il design è italiano, i suoi creatori sono italiani che hanno fatto esperienze di successo all’estero. Il forte legame con il territorio per Thok non significa chiudersi o rimanere confinati, anzi rappresenta lo slancio verso il mercato internazionale.

«Siamo fieri di esportare all’estero non solo la passione, la creatività e lo stile italiano, ma anche anni di esistenze ed esperienze legati al mondo bike.
La competenza, la motivazione e la tenacia del nostro Paese scorrono nelle nostre vene, così come l’amore per le cose fatte con cura, per l’innovazione, per la qualità e per il design.»

Non a caso, nasce nel 2019 la collaborazione con Ducati: il brand di moto aveva deciso di entrare nel mercato delle e-bike e ha scelto proprio Thok come partner tecnico e strategico.
I due brand sono uniti dalla stessa passione per lo stile, per la performance, per l’innovazione e dall’italianità che contraddistingue le due aziende, e sono riusciti in breve tempo ad inserirsi nel mercato europeo e anche in quello statunitense.

La partnership è stata di certo facilitata dall’amicizia tra Claudio Domenicali di Ducati e Livio Suppo di Thok, di cui abbiamo ricordato il passato nel mondo delle corse motociclistiche.
Sia i mezzi Ducati che quelli Thok si caratterizzano per elevata qualità e cura costruttiva e sono pensati più come prodotti di nicchia che di massa.
Anche grazie a questa collaborazione, Thok è cresciuta rapidamente, sia per quanto riguarda la capacità produttiva, sia per la rete distributiva.

Thok

Il focus è sui prodotti di alta gamma, molto tecnici, ricercati, rivolti ad un’utenza preparata.
Per questo l’innovazione è così importante: per innovare bisogna accorgersi dei mutamenti in corso, mettersi in discussione ed essere elastici abbastanza per trovare il modo di adeguarsi.
In Thok hanno cercato di farlo sia dal punto di vista del prodotto che nelle strategie di vendita.
Ad esempio, un’innovazione di prodotto è stata l’intuizione di posizionare la batteria al di sotto del downtube della MIG, in un momento in cui tutti la posizionavano al di sopra.

Aldo Drudi, Livio Suppo e Stefano Migliorini

Ma pure il sistema di vendita omni-channel è stato innovativo.
La strategia commerciale di Thok è focalizzata sul cliente: il processo di vendita e acquisto di una e-Mtb Thok è, infatti, personalizzabile e cerca di soddisfare le aspettative e le esigenze di ogni utente.
I prodotti Thok possono essere comprati da casa, in autonomia tramite il sito oppure chiedendo supporto telefonico, o anche in modo più tradizionale presso uno dei rivenditori Thok Point, che offriranno un servizio di assistenza alla scelta e all’acquisto.
L’acquisto online non prevede orari o festività, e si può effettuare con diversi metodi di pagamento compreso il finanziamento attivato da remoto.
Poi si può scegliere se ricevere la bici a casa, in un Thok Point o in un negozio di prossimità, qualora non ci siano Thok Point nella propria zona.

In più, Thok dice fin da subito no al “model year”, ovvero quel meccanismo per cui ogni anno, di solito in piena stagione, vengono cambiati allestimenti, colori, modelli delle bici, facendo inevitabilmente invecchiare e deprezzare le bici precedenti, seppur acquistate di recente.
Thok pensa invece che i cambiamenti delle bici dovrebbero essere dettati da necessità tecniche, se c’è davvero l’opportunità di apportare innovazioni tecnologiche, e soluzioni che possano dare un valore aggiunto, in grado di migliorare i modelli esistenti.

Thok

«Modificare piccole cose ogni anno sarebbe come prendere in giro i nostri clienti, svilire il loro investimento.» è Migliorini stesso a dirlo.
Quindi in Thok se una bici funziona bene non viene cambiata, finché non ci sia un’innovazione tecnica che permetta di creare un prodotto superiore.

Ne abbiamo parlato più ampiamente qui:

Model Year, sì o no? Thok apre la riflessione…

Infine, un altro aspetto che differenzia Thok dalla maggior parte delle aziende della bike industry è la forte attenzione alla clientela, che si traduce nella creazione di una vera e propria comunità di utenti affezionati, che hanno in comune, oltre alla stessa bici, anche legami reali e valori.

«Cerchiamo sempre di associare alla vendita di una delle nostre biciclette un nome, un volto, una storia. Molti ritengono che avere rapporti diretti con i clienti sia pesante e rischioso. Per noi è stato spontaneo.»

I Thokers si riuniscono per conoscersi, pedalare insieme e condividere esperienze.
Non sono soltanto una community virtuale ma una comunità vera fatta di gesti concreti.
Ci sono le Thok Experience, test bike di qualità accompagnati dallo staff; la E-Academy powered by THOK, scuola di e-Mtb per imparare ad utilizzare le bici a pedalata assistita divertendosi ed in sicurezza; e il THOK Tribe, raduno annuo di 2 giorni tra il brand ed i possessori delle bici.

In Thok sanno che dietro ogni bici venduta c’è una persona e sono le persone che, pedalando insieme, possono davvero “rendere il mondo un posto un po’ migliore”.

Per maggiori informazioni su Thok e le sue e-Mtb, consultate il sito www.thokbikes.com.

Per conoscere meglio i due fondatori Stefano Migliorini e Livio Suppo, vi rimandiamo ai due articoli che trovate qui sotto:

Stefano Migliorini: ecco come sono nate le Thok e perché…

Livio Suppo e Thok: ecco perché la mia nuova passione è l’e-bike!

TOCSEN: il sensore di urti, intelligente, che può salvarti la vita

Vi annunciamo TOCSEN, azienda tedesca di Friburgo, che porta anche in Italia la sicurezza dei suoi dispositivi di rilevazione degli urti.
Tocsen ha creato il primo sensore di caduta, intelligente, un po’ come quello visto sui caschi Abus Quin e Specialized Angie, ma con il vantaggio di essere applicato su qualsiasi casco.

E’ piccolo, ideale per il ciclismo che sia su strada, mtb, urban o gravel, lo sci o l’equitazione.
Si applica al casco, si connette all’App in un secondo, lancia un SOS ai numeri d’emergenza registrati e potrebbe salvare molte vite.Perchè?

TOCSEN



La storia di questo prodotto e di questo brand è veramente particolare.
Leggetela nel comunicato ufficiale qui di seguito:

COMUNICATO UFFICIALE

UN’IDEA CHE PUÒ SALVARTI LA VITA O SALVARE UN AMICO

Tom è un ragazzo come tanti, che nel settembre 2017 decide di uscire con la sua bike per una raidata.
È solo, ma ha percorso quel tracciato nei boschi mille volte, si sente sicuro.

Una svista, forse una radice e il ragazzo cade a terra.
Tom indossa il casco ma batte comunque violentemente il capo e perde conoscenza.
Non c’è nessuno nei paraggi: Tom si risveglia, non sa dove si trova, non ricorda nulla, non riesce a chiamare aiuto.
Sviene di nuovo, più e più volte.

Alla fine, per puro caso, alcuni passanti lo raggiungono e lo soccorrono e fortunatamente oggi Tom sta bene.
Però… E se nessuno lo avesse trovato? E se i soccorsi fossero arrivati tardi? Quante storie di questo tipo conosciamo, quanti amici non ce l’hanno fatta 🙁

Alexander Schumacher, ingegnere specializzato in automotive, Andreas Botsch, laureato in economia e Malte Buttjer, esperienza pluriennale nel campo dei media digitali, sono tre biker appassionati ed amici di Tom. Quanto è successo al compagno di tante raidate li ha scossi profondamente: decidono che non è giusto lasciare la sicurezza al caso.
Spiega Alexander Schumacher, “Avevamo ben chiaro che tipo di sistema di emergenza realizzare: doveva essere affidabile al 100%, facile da usare e soprattutto non doveva interferire col piacere di andare in bici.”

TOCSEN

La risposta è TOCSEN: la combinazione di un piccolo rilevatore di precisione e di una app gratuita per smartphone.
Appena il sensore rileva un urto, la app chiede all’utente come stia.
In caso di mancata reazione entro 30 secondi Tocsen invia automaticamente una richiesta di soccorso, che include l’esatta posizione GPS, sia ai contatti personali di emergenza che ai membri della community nelle vicinanze.
La community si compone sia di tutti coloro che hanno un sensore TOCSEN sul casco oppure di tutti coloro che hanno scaricato l’App e tramite la funzione apposita, si sono messi a disposizione della community in caso di bisogno.

tocsen tocsen

La prima produzione in serie è stata finanziata grazie al crowdfunding e la start-up comincia a vendere i rilevatori sul proprio store online.
Oggi TOCSEN conta 16 dipendenti, è distribuita nei principali negozi di outdoor e bike della Germania e la sua community conta diverse migliaia di membri.

L’idea è vincente, tanto che Alpina e UVEX, colossi della produzione di caschi outdoor e bike, decidono di integrare il dispositivo in alcuni loro modelli.

Il piccolo e leggerissimo rilevatore di urti è finalmente disponibile anche in Italia, acquistabile online, con App in italiano, sia nella variante per applicazione esterna sul casco sia integrato in alcuni modelli di Alpina e Uvex.

Qui di seguito trovate tutte le caratteristiche:
Tecnologia: accelerometro a 3 assi altamente preciso da fissare sul casco + applicazione gratuita per smartphone disponibile per iOS e Android.
Funzionalità:
in caso di caduta, il sensore attiva l’app che a sua volta invia una notifica con la tua posizione ai tuoi contatti di emergenza e a tutti i membri della tua zona.
Durata della batteria:
circa 3 mesi, in base a un uso medio. Ricaricabile.
Robustezza: p
rotetto da polvere, sporco, acqua. Soddisfa gli standard IP67.
Privacy dei dati:
dati sensibili sono conservati sui server Tocsen situati in Germania.
Opzioni:
sensori da casco sono disponibili in colore Nero o Rosa
Prezzo al pubblico: 79,90€
App: sviluppato per la bicicletta, l’equitazione e gli sport invernali. Utile anche per gli sport con un modello di movimento simile, come il pattinaggio in linea, pattinaggio a rotelle, sci, skateboard o ad esempio in caso di guida di un e-scooter.

Per ulteriori informazioni visitare il sito tocsen.com

La sindrome della gomma a terra. Ovvero, come salvare l’entusiasmo per la bici (e la vita)

Se anche a te il 2021 sembra peggio del 2020;
se anche a te capita spesso di sospirare senza un motivo;
di voler restare a tempo indeterminato nel letto al mattino;
di svegliarti la notte senza ragione;
di essere stanco, anzi, sempre più stanco;
di pianificare mega uscite in bici ma di fare dietrofront alla prima salita;
di essere arrabbiato, poi felice, poi irrequieto e all’improvviso arrabbiato di nuovo;
di essere preda di attacchi di nostalgia di ogni tipo, ma soprattutto di pensare alla bici senza più grande “appetito ciclistico” sappi che sei affetto dalla “sindrome della gomma a terra”.

mappa Bike Tour del Parco dei Monti Simbruini



Cos’è la sindrome della gomma a terra?

Non sforzarti di cercarla su Google o nei manuali di medicina perché non esiste.
L’abbiamo inventata noi, perché anche noi, a volte, ne siamo affetti.
La puoi chiamare, per usare un linguaggio chiaro e conosciuto, demotivazione e svogliatezza, fino a sfociare in depressione e tristezza.
E’ una delle tante (e tutto sommato nemmeno fra le peggiori) conseguenze della pandemia.
Bene.
Anzi, male: perché sappiamo quale ruolo cruciale abbia la bici nel generare ottimismo, benessere, gioia e soddisfazione nella vita di un ciclista praticante.
Che cosa succede quando anche la bicicletta (qui intesa come strumento per il benessere psicofisico) smette di fare il suo effetto?
E soprattutto, come si può rimediare?
Le risposte che stai per leggere non hanno la pretesa di essere infallibili.
Ma magari aiutano.

1 – Cerca un’altra isola felice

Quando vai in bici, quando sei impegnato a pedalare e a portare a compimento il giro che hai pianificato entri in una bolla.
La medesima di quando ti immergi nella lettura di un libro, quando inanelli un episodio dietro l’altro di una serie televisiva, quando ti dedichi al giardinaggio, alla musica, alle passeggiate in montagna e chi più ne ha più ne metta.
Il concetto è: non insistere nel fare la cosa che ti è sempre piaciuto fare se non ti va di farlo.
Oppure se non sortisce più l’effetto sperato.
Se la bici non ti dà più l’entusiasmo di prima, non insistere.
Fermati e prova a fare qualcos’altro.
Questa crisi temporanea è l’occasione per scoprire nuove cose e cambiare un po’ le abitudini.

2 – Cambia il tipo di bici

Se sei un ciclista da strada o un biker incallito, prova a cambiare bici.
Se non ne hai un’altra, chiedine una in prestito ad un amico.
Prova ad uscire dalle solite rotte e dai soliti schemi.
Non uscire in bici sempre e solo al mattino, ma prova ad uscire nel tardo pomeriggio, specie ora che le giornate si sono allungate.

3 – Non acquistare una bici nuova, ma…

…prova a considerare l’acquisto di un tipo di bici diversa rispetto a quella che hai già.
Se ti piace la bici da strada, valuta una gravel o una Mtb.
Se ti piace la Mtb, valuta una bici elettrica o una gravel.
E’ vero, in questo momento è molto molto molto difficile, pur potendoselo permettere, acquistare una bici nuova, ma non darti per perso.
Chiedi al negozio e valuta comunque il mercato dell’usato.
Avere una bici alternativa, ovvero pedalare in scenari e strade diverse, è un’esperienza ciclistica completamente diversa.
E’ un modo per alimentare la tua passione per la bici e di conoscere zone, scorci, paesaggi e meraviglie varie intorno a casa tua che non pensavi esistessero.
Provare per credere…

sindrome della gomma a terra

4 – Il divertimento del ciclista

La bici è divertimento, ma cosa ti fa divertire di più in bici?
Dipende dal tipo di bici che hai e dal tipo di ciclista che sei, ma i fattori di divertimento, generalizzando, sono queste:
l’adrenalina della discesa e delle gare;
il piacere della conquista a fine salita;
le performance che migliorano;
la padronanza del mezzo;
la padronanza nei propri mezzi;
la condivisione di queste emozioni con altri appassionati.
Uno, nessuno di questi oppure tutti: a seconda delle esperienze che fai o cerchi in sella.
Sono questi fattori che ti fanno amare la bici.
Ciò che conta, quando sei affetto dalla “sindrome della gomma a terra”, è chiudere gli occhi, ricordarsi dei momenti in cui hai percepito i fattori divertimento e sentirli propri.
Non sono fuggiti, non sono perduti, sono solo apparentemente più lontani.
Non temere, torneranno, nel frattempo non insistere a ricercarli a tutti i costi, ma valuta i punti 1, 2 e 3.

sindrome della gomma a terra

5 – L’interazione in presenza

Anche se tutti, al bar, al supermercato, in strada e sui mezzi pubblici, dicono più o meno le stesse cose sulla situazione socio-economico-sanitario che stai vivendo, non astenerti dal dire la tua.
Parlane.
Lascia uscire i tuoi pensieri.
Ascolta la tua voce mentre ne parli e la tua “gomma a terra” diventa un po’ meno critica.
L’interazione “in presenza” aiuta.
Quella sui social funziona sempre di meno e, anzi, talvolta peggiora le cose.
Se puoi, quando ti senti alle strette, esci, cammina in strada, guarda lontano e pensa alle cose migliori che ti circondano.

6 – Pianifica la socialità

Questo punto è una derivazione del precedente: organizza uscite in compagnia, restando nei limiti del lecito.
La socialità in ambito sportivo, ora che siamo più o meno tutti in Zona Gialla, non è del tutto preclusa.
Il fine settimana oppure un giorno di ferie diventano occasioni per entrare nella tua bolla preferita con le persone che preferisci.
L’uscita in bici con i tuoi amici.
Anche se in questo momento è legittimo sentirsi sospettosi e insicuri in presenza di altre persone, la socialità, pian piano, tornerà ad essere possibile.
Un passo alla volta.
Non sei messo così male, dai…

sindrome della gomma a terra

Sebbene la pandemia sia tutt’altro che conclusa, possiamo cautamente considerarci sulla strada della risoluzione.
Le problematiche e i cambiamenti che il Covid19 ha introdotto nella nostra quotidianità sono innumerevoli e ognuno di noi li ha sperimentati in modo e misura differente.
La passione per la bici, per lo sport e l’attività all’aria aperta sono stati dei rimedi, anzi, delle vere e proprie armi affilate contro disagi e disturbi psicologici dovuti alle restrizioni dei mesi passati.
E’ stato ed è ancora oggi, a volte, difficile preservare l’entusiasmo verso la bici e verso le cose piacevoli della vita, ossia i sintomi (realmente esistenti e potenzialmente pericolosi) che scherzosamente abbiamo attribuito alla “sindrome della gomma a terra”.
Ho voluto affrontare questo argomento delicato in modo leggero, perché questo è il linguaggio che si addice a una rivista di bici, per cui se pensate di aver davvero bisogno di aiuto chiedete al vostro medico.

sindrome della gomma a terra

Non abbiate timore: chiedere aiuto è un segno di intelligenza e di forza.
Ognuno di noi tornerà ad essere il ciclista che era prima oppure a scoprire un nuovo ciclismo perché il mondo, intorno, intanto, è cambiato.
Ad alcuni, forse, servirà più tempo, ma tutti, presto o tardi, ci scopriremo più forti.
Vi auguro pedalate sempre più belle.

Cara bici, ti devo un anno di vita…

Switch LOOP: inserto per tubeless a doppia densità

COMUNICATO UFFICIALE

LOOP l’ultimo nato in casa Switch Components, entra nel mercato degli inserti per Mtb e e-Mtb, andando così ad arricchire il catalogo dell’azienda veneta ormai punto di riferimento per gli amanti delle ruote grasse.

Switch Loop



Sviluppato dai tecnici Switch Components, in collaborazione con rider professionisti fra i quali Simone Medici, atleta della nazionale italiana Dh e il due volte campione del mondo marathon Leonardo Paez, l’inserto tubeless Switch LOOP viene proposto in due versioni:
LIGHT dal peso di 68 +/-5g per chi è orientato all’Xc.
STRONG di 110 +/-5g per le discipline Am/Dh/e-Mtb.

Switch LOOP è realizzato con una nuovissima tecnologia dual-density a microcelle chiuse:
Skin (superelastic damper) nella parte esterna, ricercato foam estremamente elastico, riduce l’isteresi sul rolling, annullando quindi la dispersione di energia.
Core (hard bumper) nella parte interna, per conferire maggior sostegno allo pneumatico e per smorzare gli impatti più violenti diminuendo drasticamente la possibilità di pizzicare la copertura.

Switch LOOP

Il design del layout interno è stato concepito per portare la possibilità di stallonamento della gomma vicina allo zero, in quanto il suo particolare design va a vincolare il tallone dello pneumatico sul cerchio, senza compromettere l’affidabilità di quest’ultimo.
Design e tecnologia, studiati nei minimi dettagli per un utilizzo a 360 gradi anche con pressioni basse, garantiscono un aumento della sicurezza, del controllo nei trail più aggressivi e maggiore grip nelle salite più impegnative e sconnesse.

Estremamente versatile l’inserto Switch LOOP nelle sue due versioni può essere utilizzato su tutti i cerchi Tubeless con canale da 23 fino a 35 mm, non ha bisogno di valvole dedicate ed è compatibile con l’utilizzo di qualsiasi liquido sigillante.
La giunzione dell’inserto è resa estremamente sicura grazie ad una fascetta velcro e all’apposita fascetta adesiva, incluse nella confezione.

 

Switch Loop

I plus di Switch LOOP:
– Doppia densità
– Peso ridotto
– Protezione dagli impatti
– Smorzamento delle vibrazioni
– Riduzione delle possibilità di stallonamento
– Possibilità di guida runflat
– Compatibilità con tutti liquidi e valvole tubeless

Switch LOOP è disponibile sul sito Switch Components e presso i rivenditori dell’azienda al prezzo di 45,00€

Per informazioni SwitchComponents.com

Lubrificare la catena della e-Mtb: i 5 errori da evitare

Lubrificare la catena della e-Mtb è un’operazione semplice, ma proprio per questo molte volte ne viene sottovalutata l’importanza, sia dai principianti che dai biker più esperti.

Lubrificare la catena con attenzione e regolarità è fondamentale per diversi motivi.
Da un lato perché migliora le prestazioni della e-bike (riducendo gli attriti) e la longevità della trasmissione.
Dall’altro perché alcuni banali errori possono compromettere la funzionalità e la sicurezza del mezzo stesso.

In questo articolo, in modo sintetico, vedremo come lubrificare la catena della e-Mtb in modo corretto, evitando gli errori più comuni.



WD-40 SI’ O NO?

Partiamo dalle basi, visto che in questo periodo molti nuovi praticanti si stanno avvicinando al mondo delle due ruote, sia per l’utilizzo cittadino che off-road.

Una delle domande che sentiamo più spesso è quella relativa alla possibilità di usare il WD-40 “classico” come lubrificante.
La risposta è “meglio di no”.

Lubrificare la catena della bici

Il WD-40 è un prodotto multiuso, con funzione sbloccante e idrorepellente.
Può essere usato anche per pulire e in alcuni casi per lubrificare, ma non è particolarmente adatto alla bicicletta a causa della sua “leggerezza”.
In pratica, il rischio è che dopo pochi chilometri di pedalata la catena sia già secca.

Funziona molto meglio come detergente e addirittura come sgrassante vero e proprio.
Attenzione a utilizzarlo su o-ring e parti in gomma, perché potrebbero seccarsi e perdere elasticità, non svolgendo più la loro funzione di tenuta.

Per la catena si devono utilizzare prodotti specifici con una viscosità più elevata.
Non è un caso, d’altronde, che la stessa WD-40 abbia creato una linea specifica per bici, in cui troviamo anche un lubrificante per catene.

Lubrificare la catena della bici

OLIO A GOCCIA VS OLIO SPRAY

In questo caso la questione non riguarda la composizione del prodotto, ma la sua modalità di erogazione.

Il nostro consiglio è di evitare l’olio spray, perché con la vaporizzazione il rischio è che possa finire su altri componenti della bici, come ad esempio dischi dei freni e pastiglie.

E’ vero, con un po’ di attenzione e l’utilizzo di un panno come protezione, si può usare tranquillamente anche l’olio spray, ma perché rischiare?

Pulire i dischi dei freni: cosa fare e cosa evitare…

PIU’ OLIO METTO E MEGLIO E’?

Ecco un altro mito da sfatare.
Molti appassionati esagerano con l’utilizzo di olio, con la convinzione che “più se ne mette, migliore è la lubrificazione”.
Il risultato, quasi sempre, è che alle prime pedalate l’olio schizza ovunque, sporcando il telaio e rischiando di contaminare anche dischi e pasticche dei freni.

E’ difficile quantificare oggettivamente il lubrificante da utilizzare, ma in genere ne bastano poche gocce, da applicare sulla parte interna della catena, mentre si gira la pedivella all’indietro.
In questo modo l’olio penetra tra rullino e pin, riducendo la rumorosità e gli attriti.

Anzi, per evitare di eccedere, una volta eseguita la procedura si può passare con un panno sulla parte esterna, per rimuovere l’olio in eccesso. 

Lubrificare la catena della bici

LA CATENA VA LUBRIFICATA TUTTE LE VOLTE CHE ESCO?

Anche questo è un errore che vediamo commettere piuttosto spesso, soprattutto da chi è alle prime armi.
Non esiste una regola vera e propria, ma in genere, se si utilizza un prodotto specifico nella giusta quantità, si tornerà a fine uscita con la catena quasi asciutta.
In fuoristrada una catena leggermente secca a fine uscita è meglio di una intrisa di olio.
In off-road tutto l’olio in eccesso funge da calamita per polvere e sporcizia.

Lubrificare la catena della e-Mtb

Il rischio, lubrificando ad ogni uscita, è che la catena si “impasti” molto velocemente, sopratutto nei mesi estivi, quando è più facile raccogliere polvere e sporco.
Un controllo visivo e uditivo può essere utile per decidere se aggiungere un po’ di lubrificante se la catena è molto secca.

Un trucco per far girare la catena all’indietro delle e-Mtb è quello di inserire una brugola in una delle bussole della corona o utilizzare un oggetto per trascinare la corona (vedi sotto).

Lubrificare la catena della e-Mtb

Evitate, inoltre, di aggiungere olio ad una catena già completamente sporca, perché andrete solo a peggiorare la situazione.
In questo caso, la cosa più corretta da fare è lavarla e sgrassarla accuratamente, asciugarla (con un panno e un compressore) e poi procedere con l’applicazione del lubrificante.
L’unica vera regola da seguire è quella di lubrificare subito dopo ogni lavaggio.

STAGIONI DIVERSE, LUBRIFICANTI DIVERSI

In commercio esistono tantissimi tipi di lubrificanti, diversi tra loro per composizione, qualità e prezzo.

In questo articolo non analizzeremo la qualità dei singoli prodotti (anche se è bene sapere che tra l’uno e l’altro ci possono essere differenze di diversi watt in termini di dispersione di energia, come vedete nell’immagine qui sotto presa da bicidastrada.it), ma l’opportunità di utilizzare tipologie diverse in base alla stagione.

In questo grafico si nota la differenza di resa tra vari tipi di lubrificanti, in base ad un test eseguito da FrictionFacts

Il consiglio generale è di usare un lubrificante più denso per i mesi invernali, durante i quali è più frequente pedalare in condizioni di umidità.
Questi prodotti (identificati di solito con il termine “Wet”), sporcano di più, ma proteggono maggiormente la catena dall’umidità.

Per i mesi estivi, invece, quasi tutte le aziende specializzate nella cura della bici propongono prodotti specifici, un po’ più “volatili”, che asciugano prima, evitando l’accumulo di polvere, ma hanno un buon potere lubrificante, migliorando l’efficienza e sporcando meno.

Se questo articolo vi è piaciuto, qui sotto trovate un contenuto dedicato alla manutenzione della e-Mtb “fai da te”:

Manutenzione della e-bike: 5 facili procedure per tutti

Arriva la RDR Zeus: 50 esemplari dalle caratteristiche uniche

Vi presentiamo la RDR Zeus, nata in Italia, in tiratura limitata, con l’obiettivo di stravolgere le caratteristiche delle e-Mtb tradizionali.
Nel corso degli anni l’azienda italiana, nota per i suoi telai artigianali da XC è cresciuta e si è specializzata, giungendo alla realizzazione di prodotti sempre più performanti e leggeri, contraddistinti da standard qualitativi altissimi.

RDR Zeus

La principale caratteristica del brand è l’artigianalità del prodotto, utilizzo di materiali, carbonio e resine, di primissima qualità, provenienti dai settori automotive ed aerospaziale che vengono utilizzati nello sviluppo e la realizzazione dei telai.
Le biciclette tradizionali si differenziano quindi per la ricercatezza della manifattura e del montaggio, raggiungendo pesi record nel settore, uniti a prestazioni di altissimo livello.
Da qui nasce il progetto e-bike, il quale vuole seguire al 100% la filosofia del vero Made in Italy offrendo un prodotto innovativo, performante ed esteticamente accattivante, “cucito” sulle esigenze del cliente.



LA RDR ZEUS

Zeus è il telaio e-bike Full Suspended prodotto da RDR con le moderne caratteristiche e geometrie del segmento e-trail/e-enduro.
Il tutto nasce da uno stampo monoscocca in tre taglie S, M e L/XL, realizzato in fibra di carbonio HM T800/T1000, lavorata mediante un processo di laminazione manuale e di cottura in autoclave.

Il telaio si presenta con tubazioni importanti e spessori notevoli che lo rendono molto solido e strutturato, pur contenendo il peso finale del telaio a circa 2200g!
Ne consegue la realizzazione di una e-Enduro in carbonio dal peso record, estremamente rigida, divertente e performante.

Ogni telaio viene rifinito con un trattamento di resinatura nanotecnologica che consente di mettere in evidenza, in tutta la sua bellezza, la trama del telaio, mostrando il meticoloso lavoro degli artigiani.
Il trattamento è importante sotto numerosi aspetti: è antigraffio, funge da protezione contro i raggi UV e rende la pulizia della bicicletta molto più semplice e veloce.
La personalizzazione della verniciatura o delle grafiche è sempre possibile.

A protezione del motore da urti e graffi vi è un carter in carbonio e kevlar che unisce alla funzionalità della protezione anche una profonda cura estetica.
Il carter ha lo scopo di proteggere il motore e lo stesso telaio dai possibili urti.
Qualora l’urto sia molto forte o incontri una pietra od ostacolo particolarmente contundente, sarà lo stesso carter a cedere per evitare di danneggiare parti più importanti come il telaio stesso, il motore o la batteria.

RDR Zeus

29” o 27.5”

Tendenzialmente la ruota 29 pollici, per RDR, può offrire solo vantaggi, quali maggiore facilità nel superamento degli ostacoli, maggiore trazione nonché una maggiore velocità di guida.
Per questo la RDR Zeus nasce come telaio 29er!
Tuttavia è possibile, a seconda delle proprie esigenze e del proprio stile di guida, montare delle ruote 27.5 Plus oppure differenziare il montaggio con anteriore 29” e posteriore 27.5 Plus.

GEOMETRIE ED ESCURSIONE

Quando si sviluppa una geometria, è essenziale aver sempre ben chiaro in mente l’obiettivo che si intende raggiungere, ovvero quel che si desidera che la bicicletta trasmetta.
Il reach allungato e le geometrie moderne fanno della RDR Zeus un’ottima combinazione di guidabilità ed equilibrio.
L’angolo di sterzo è di 65.5° mentre l’angolo piantone di 74,4° e l’altezza del movimento centrale di 338mm, unito a un fattore Q più stretto, garantiscono un’ottima efficienza di pedalata.

RDR Zeus

La RDR Zeus nasce con un’escursione posteriore di 150mm che abbinata ad una forcella anteriore da 150/160mm.
Il carro posteriore di 456 mm garantisce alla RDR Zeus un’ottima trazione anche nelle salite più ripide.
Molto generoso nella sua ampiezza, consente di montare cerchi e pneumatici a sezioni molto larghi, fino a 29″ x 2.6″ oppure 27,5″ x 2.8″.

LE BATTERIE 

Le caratteristiche di costruzione uniche rendono la RDR Zeus estremamente leggera senza rinunciare però alla potenza e coppia del motore e alla capacità delle batterie.
Rigorosamente prodotte in Italia, le batterie E-N’box sono formate da celle li-ion 21700 da 5Ah di ultimissima generazione.
Sono progettate per il massimo contenimento del peso e delle dimensioni.
Seguendo la filosofia secondo la quale la batteria non deve condizionare il progettista, hanno creato questo battery pack con le forme della Zeus e posizionandola nel miglior modo possibile per ottenere così il miglior baricentro e la miglior dinamica per la bici.

RDR Zeus

Le batterie proposte sulla gamma RDR Zeus sono ben 4:
– Infinity 1080 Wh Peso 4,2Kg per chi sogna di pedalare all’infinito
– Extra capacity 900 Wh – Peso 3,7Kg appositamente realizzata per configurazioni trail ed enduro, così come per chi desidera pedalare a lungo
– Touring capacity 720 Wh – Peso 3,2Kg per realizzare una bicicletta equilibrata e performante sia in segmento enduro che XC
– Light capacity 540 Wh – Peso 2,7kg per ottenere prestazioni assolute senza compromessi, nonché una e-bike super leggera
Il Kit telaio verrà fornito di serie con la batteria Touring Capacity da 720Wh ma già in fase di acquisto sarà possibile richiedere l’installazione con batteria di capacità superiore o inferiore, in funzione di eventuali altre esigenze.
Sarà inoltre possibile acquistare a parte anche un Range Extender da ben 250Wh. 

IL MOTORE

Riguardo al motore, RDR non ha ancora ufficializzato l’unità.
Sappiamo che c’è la volontà di portare avanti la filosofia del Made in Italy optando per l’azienda italiana Oli.
Non è ancora possibile svelare specifiche e valori di questa nuova unità ma ci è stato riferito che sarà un motore ad altissime prestazioni.

CARATTERISTICHE TECNICHE

–  Telaio bi-ammortizzato 29er/27,5+ progettato e realizzato completamente in Italia, in carbonio monoscocca T800/T1000
–  Paracolpi rimovibile in carbonio e kevlar.
–  Finitura: resina nanotecnologica
–  Grafiche e colorazioni: decal adesive completamente customizzabili
–  Taglie: S/M/L-XL
–  Peso telaio 2250gr (+-5%)
–  Peso bicicletta completa nell’allestimento top di gamma , senza motore e batteria 10,580gr
–  Escursione: 150 mm
–  Ammortizzatore: Trunnion Interasse 205 x 60 mm

–  Serie sterzo: conica 41.8 x 45° x 8.4 H / 51.8 x 45° x 8 L
–  Passaggio cavi: interno (predisposizione a 5 vie)
–  Tubo Sella: 31,6 mm
–  Carro posteriore: boost 12*148
–  Unità motore: motore italiano non ancora ufficializzato
–  Batteria: E-N’Box con celle 21700 integrata nel Down Tube (rimovibile solamente da centro autorizzato RDR Italia)
Disponibile nelle versioni : 540Wh -720Wh (di serie) – 900Wh – 1080Wh
– Caricabatterie MDA 3Ah, 42Volt

RDR Zeus

GLI ALLESTIMENTI

Ci sono diverse linee di allestimento dedicate, in modo tale da permettere al consumatore di scegliere quella più consona per lui, non solo in termini di performance ma anche di budget. Ovviamente, laddove il cliente volesse realizzare un proprio allestimento, sarà possibile acquistare il pacchetto telaio, motore e batteria, andando poi a selezionare i componenti che si desiderano.

RDR Zeus Enduro
L’allestimento Enduro è l’allestimento più “spinto” verso il divertimento estremo.
L’ammortizzatore a molla è il Formula MOD con tecnologia CTS completamente personalizzabile unito alla forcella anteriore DT Swiss F535 One dalla linea pulita ma al contempo dalle ottime prestazioni.
Cambio e comando SRAM XX1 Axs con corona e cassetta pignoni Leonardi Generale Lee.

RDR Zeus

L’impianto frenante è affidato ai Formula Cura 4 a quattro pistoni, potente, leggero, solido e istintivo!
La versione Zeus Enduro è proposta con un manubrio in carbonio e attacco manubrio Oversize da 35 mm.
Infine le ruote, RDR Fibra Race in carbonio con canale interno da 35 mm abbinate a mozzi DT Swiss 240 SP.

Zeus Superlight
L’allestimento Superlight è stato pensato per chi, pur scegliendo una e-bike bi-ammortizzata, non vuole rinunciare ad un mezzo leggero e scorrevole.
L’esperienza sulla bicicletta tradizionale ha portato alla medesima certosina ricerca per trovare la componentistica più leggera da abbinare ad una e-bike garantendo sempre la massima affidabilità e guidabilità del mezzo su ogni terreno.

RDR Zeus

Ammortizzatore posteriore DTSwiss R535 One a tre posizioni, unito ad una forcella anteriore Rock Shox Pike Ultimate 160mm.
Trasmissione e freni affidati al top di gamma Shimano XTR 9100 che sono garanzia di efficienza con un occhio sempre puntato al peso.
Anche in questa versione hanno optato per le ruote RDR Fibra Race ma con canale interno da 30 mm abbinate a mozzi DTSwiss240 SP.
Tutto in questa versione è frutto di una ricerca per ottenere una Ebike da record per quanto riguarda il peso.

Zeus Touring
La versione meno impegnativa, pensata per chi dalla sua RDR Zeus si aspetta trails infiniti, per chi non rinuncia al pregio, all‘esclusività e alla qualità di un telaio Made in Italy, ma cerca il compromesso di budget con un assemblaggio più contenuto.
In questo caso hanno optato per una forcella Rock Shox 35Gold con escursione 150mm.
La trasmissione è affidata a un gruppo Shimano SLX mentre per l’impianto frenante è il Formula Cura.
Ruote in alluminio RDR XL Evolution con canale interno 35mm.

PREZZO E DISPONIBILITÀ

Per quanto riguarda il prezzo, il kit telaio + motore + batteria 720 + collarino carbonio e serie sterzo avrà un prezzo al pubblico di € 8.690,00
La bicicletta completa ovviamente dipenderà dall’allestimento scelto che, come sempre con RDR, sarà ” a la carte”.

Presto sarà possibile preordinarla sul sito ufficiale in quanto per il primo anno sarà prodotto in edizione limitata di 50 pezzi.
La consegna sarà a partire dalla prima settimana di novembre 2021.
Al momento il preordine sarà unicamente per il kit telaio, non bicicletta completa , a causa dei problemi di consegna della componentistica.
Se siete curiosi di vederla dal vivo e “siete di zona” RDR sarà presente alla Sella Ronda HERO con la nuova Zeus, non fatevela scappare!

Per ulteriori informazioni rdritalia.it

Pulire i dischi dei freni: cosa fare e cosa evitare…

Come pulire i dischi dei freni della vostra e-Mtb?

Può sembrare un’operazione banale, ma a volte bastano piccole disattenzioni per compromettere l’efficienza dell’impianto frenante.
Oppure semplicemente per renderlo più rumoroso.
I classici dischi che “fischiano”, ad esempio, spesso sono dovuti ad un’errata pulizia.

In questo articolo analizzeremo i metodi migliori per pulire i dischi dei freni della bici e vedremo anche quali sono gli errori più comuni da evitare.

Pulire i dischi dei freni



SGRASSATORE SPECIFICO

La strategia migliore per ottenere un buon risultato è quella di utilizzare uno sgrassatore specifico per freni a disco.
Ormai quasi tutte le aziende che si occupano della cura della bici ne ha almeno uno in gamma, a costi piuttosto accessibili.

Basta spruzzarne una piccola quantità su un panno pulito o su della carta assorbente e passarlo con cura su tutta la superficie del disco.
In altri casi, il prodotto deve essere spruzzato direttamente sul disco e lasciato agire per qualche istante prima di pulire con un panno.
In genere non c’è bisogno di risciacquare, ma è sempre meglio leggere le istruzioni d’uso per essere più sicuri.

Se utilizzate un panno, l’unica accortezza è che sia ben pulito.
Ovviamente non deve essere stato usato in precedenza per pulire la trasmissione, ma neanche per lucidare il telaio, poiché molti prodotti contengono una componente oleosa che può creare una patina sul disco e danneggiare le pastiglie.
Insomma, per evitare errori, il consiglio è di dedicare un panno esclusivamente alla pulizia dei dischi.

ALCOOL

Un’altra soluzione valida consiste nell’utilizzare un panno o della carta assorbente imbevuta di alcool.
L’ideale sarebbe l’alcool isopropilico, ma visto che non è così facile da trovare, può andare bene anche l’alcool normale.

Pulire i dischi dei freni

E’ una tecnica meno raffinata, ma comunque efficace e senza particolari controindicazioni.
Nel caso dell’alcool isopropilico non c’è bisogno di risciacquo; se utilizzate quello normale, per scrupolo, se ne può effettuare uno veloce.

ACQUA E SAPONE

La classica acqua e sapone utilizzata per la pulizia della bici può rappresentare un’altra valida alternativa per pulire i dischi dei freni. Attenzione, però, ai prodotti troppo aggressivi, che nel lungo periodo possono danneggiare i componenti.
Meglio usare un prodotto specifico per il lavaggio bici oppure saponi delicati.

Pulire i dischi dei freni

In questo caso ci sono due accortezze da tenere a mente.
Primo, non utilizzate la stessa acqua e la stessa spugna usata per la pulizia della trasmissione, perché inevitabilmente conterranno residui oleosi.
Secondo, risciacquate abbondantemente con acqua e poi asciugate con un panno pulito, perché residui di sapone potrebbero rendere rumorosi i dischi.

CARTA ABRASIVA A GRANA FINE

Nel caso di incrostazioni o sporco particolarmente ostinato si può adottare una tecnica leggermente più aggressiva, ovvero passare sul disco una carta abrasiva a grana molto fine (800-1000).

Oltre che per la pulizia, questa tecnica andrebbe adottata anche in caso di cambio di mescola delle pastiglie (ad esempio, da metalliche ad organiche o viceversa).
Di come far funzionare al meglio i freni delle e-Mtb ne avevamo parlato qui:

I freni delle e-Mtb: 5 consigli per farli funzionare

ATTENZIONE ALL’AUTOLAVAGGIO

Lavare la bici all’autolavaggio con getto d’acqua ad alta pressione è sconsigliato, ma diciamo la verità, per necessità o mancanza di tempo, qualche volta lo abbiamo fatto tutti.

Per non danneggiare ruotismi e componenti è importante non utilizzare il getto ad alta pressione da distanza troppo ravvicinata, ma per le bici con freni a disco c’è anche un’altra raccomandazione da tenere a mente: evitare tutti i programmi che prevedono lucidatura o risciacquo finale con cera, perché quasi sempre contengono una componente oleosa che lascia una patina sul disco e danneggia anche le pastiglie.
Va benissimo, invece, il risciacquo semplice, solo con acqua.
Date un’occhiata a come lavare una e-Mtb:

Come lavare una e-Mtb: fate attenzione a…

PER LE PASTIGLIE C’E’ POCO DA FARE

Se rumorosità e scarsa efficienza dell’impianto non dipendono dal disco, ma dalle pastiglie, purtroppo c’è poco da fare. La mescola, infatti, “assorbe” lo sporco e le sostanze oleose e non c’è modo di pulirle efficacemente.
Si può provare con un po’ di carta abrasiva fine, che però serve solo a eliminare polvere e residui di frenata. Nel 90% dei casi sarà necessario sostituirle.

Pulire il disco con regolarità, rimuovendo residui ed eventuali schizzi d’olio, dunque, è molto importate anche per allungare la vita delle pastiglie stesse.

Infine, facciamo un breve cenno sulla pulizia delle pinze, che a volte si rende necessaria per rimuovere polvere e residui di sporco generati dalla frenata.
In questo caso serve un pizzico di manualità in più, perché per prima cosa è necessario togliere le pastiglie dalla loro sede, ed è fondamentale evitare qualsiasi tipo di prodotto per non creare danni all’impianto.

La pulizia va effettuata solo con acqua, al limite aiutandosi con un piccolo scovolino per rimuovere i residui dall’interno della pinza.

Se questo articolo su come pulire i dischi dei freni della bici vi è piaciuto, qui sotto trovate dei consigli di guida su come evitare il dolore alle mani, soprattutto quando si frena..

Dolori alle mani in e-bike: le cause e i possibili rimedi

Coppa del Mondo UCI di e-Mtb: risultati delle due gare italiane

Si sono concluse le due gare della Coppa del Mondo UCI di cross country con Mtb elettriche, WES Bologna Appennino – presented by Suzuki Hybrid.
L’anello di cross country disegnato sui territori di Castiglione dei Pepoli e Camugnano ha visto trionfare in entrambe le giornate Jerome Gilloux per gli uomini e tra le donne la svizzera Nathalie Schneitter nella gara uno e Mélanie Pugin in gara due il giorno dopo.
Buoni risultati anche per gli italiani, risultati che vi lasciamo scoprire leggendo i comunicati dei due giorni di gara…
SC

Jerome Gilloux



COMUNICATO UFFICIALE

GARA 1

La prima delle due gare ha visto trionfare tra le donne la svizzera Nathalie Schneitter sulla francese Mélanie Pugin e sull’inglese Karen Pepper; tra gli uomini successo del transalpino Jerome Gilloux che ha lasciato allo svizzero Joris Ryf e a Francescu Maria Camoin gli altri due gradini del podio.
Miglior italiano in gara Martino Fruet, quinto classificato.

Coppa del Mondo UCI di e-Mtb
Nathalie Schneitter

WES Bologna Appennino – presented by Suzuki Hybrid non ha deluso le aspettative di appassionati che si stanno affacciando al mondo delle competizioni di Mtb elettriche e hanno trovato nella prima tappa italiana della Coppa del Mondo UCI di E-MTB un elevato standard competitivo con piloti provenienti da 8 nazioni.
Nella gara femminile il successo è andato alla elvetica Nathalie Schneitter del team Trek Bosch che ha chiuso il circuito cross country (ripetuto 5 volte) dominando la gara con il tempo di 1:04:46.
Al secondo posto una sfortunata ed esausta Mélanie Pugin del BH E-Racing Team che a causa della rottura della catena a un giro dal termine, ha dovuto spingere la bici fino al traguardo.
Sul terzo gradino del podio la britannica Karen Pepper del team Lapierre.
«Mi spiace per i problemi meccanici di Melanie, perché so che lei era la favorita, ma può succedere – ha commentato la vincitrice Schneitter – e dedico il successo di oggi a mia madre che mi ha visto tagliare il traguardo a braccia alzate».

Coppa del Mondo UCI di e-Mtb
Melanie Pugin

Molto animata anche la prova maschile che ha visto al via quasi 30 riders con il francese Jerome Gilloux del team Moustache che ha tagliato il traguardo per primo con il tempo di 53:53 sconfiggendo la concorrenza dello svizzero Joris Ryf del team Bergstrom Werksmannschaft con cui è andato in fuga sin dai primi giri, ma che ha lasciato a due tornate dalla fine: l’elvetico ha chiuso con un ritardo di soli 13 secondi.
«È stata una gara molto combattuta con lo svizzero Ryf, su un percorso molto impegnativo – ha commentato Gilloux, vincitore della prova maschile – e io ho potuto fare la differenza nei tratti tecnici».

Joris Ryf
Joris Ryf

Conclude il podio l’altro francese Francescu Maria Camoin a cavallo di una Specialized motorizzata Brose, a 2’43” dal vincitore.
Primo italiano in classifica il trentino Martino Fruet del team Lapierre Trentino che ha terminato i cinque giri del circuito cross country in 57’10” al quinto posto assoluto, mentre al decimo posto si è piazzato l’olimpionico Marco Aurelio Fontana.

CLASSIFICHE GARA 1

Donne
1 – SCHNEITTER Nathalie – SUI – TREK BOSCH / Trek / Bosch – 01:04:46
2 – PUGIN Mélanie – FRA – BH E-RACING TEAM / BH / Brose – 01:19:54 – +15:08
3 – PEPPER Karen – GBR – TEAM PEPPER / Lapierre / Bosch – -1 lap
4 – MARIACHER Jacqueline – AUT – E-TEAM MAGNETI MARELLI CHECKSTAR / Thok – -1 lap
DNF – WISCHMANN Noa – GER – CASSIOPEIA RACING / Specialized / Brose – DNF

Uomini
1 – GILLOUX Jerome – FRA – E-TEAM MOUSTACHE / Moustache / Bosch – 53:54:00
2 – RYF Joris – SUI – BERGSTROM WERKSMANNSCHAFT / Bergstrom / Bosch – 54:07:00 – +0:13
3 – CAMOIN Francescu M. – FRA – SPECIALIZED / Specialized / Brose – 56:38:00 – +2:43
4 – CHARMES Théo – FRA – TEAM CYCLISTE DU GOLF / Cube / Bosch – 57:10:00 – +3:16
5 – FRUET Martino – ITA – TEAM LAPIERRE TRENTINO / Lapierre / Bosch – 57:14:00 – +3:20
6 – CURE Alexandre – FRA – BH E-RACING TEAM / BH / Brose – 58:07:00 – +4:13
7 – RAMOS GAMEZ Milton – HON – ROCKRIDER / Stilus / Bosch – 58:18:00 – +4:24
8 – MOSER Andreas – SUI – THÖMUS E-RACING TEAM / Thomus / Shimano – 58:22:00 – +4:28
9 – MURRAY Charles – NZL – SPECIALIZED / Specialized / Brose – 58:24:00 – +4:30
10 – FONTANA Marco Aurelio – ITA – FOCUS SCUDERIA FONTANA / Focus / Bosch – 58:24:00 – +4:3

GARA 2

Parla francese la seconda giornata della Coppa del Mondo UCI di E-MTB che ha visto la vittoria di Jerome Gilloux sullo svizzero Joris Ryf: unica variazione rispetto a ieri, il terzo gradino del podio occupato dallo spezino Andrea Garibbo.
Tra le fila femminili la transalpina Mélanie Pugin si prende la rivincita sulla svizzera Nathalie Schneitter e sulla sfortuna della rottura della catena nella prova di 24 ore fa.
Cala il sipario su WES Bologna Appennino – presented by Suzuki Hybrid che ha visto al via piloti in rappresentanza di 10 nazioni, Australia e Nuova Zelanda comprese.

Coppa del Mondo UCI di e-Mtb
Jerome Gilloux

A dominare la scena maschile è stato ancora una volta il transalpino Gilloux del team Moustache che, insieme allo svizzero Joris Ryf del team Bergstrom Werksmannschaft, hanno fatto una gara fotocopia di quella di ieri: primi chilometri in fuga appaiati, e allungo del francese dopo un terzo di gara, pedalando gli ultimi quattro giri (su 5 previsti del nuovo tracciato nei boschi dell’Abetaia di Castiglione dei Pepoli) in fuga solitaria.
Lo svizzero ha pagato lo sforzo di 24 ore fa, accusando un distacco di un minuto e 16 secondi dal vincitore, ma difendendo la seconda posizione dal rinvenire dell’italiano Andrea Garibbo del team Haibike (bici motorizzata Yamaha), atleta di La Spezia con una lunga militanza nel mondo enduro e che ben si difende anche nelle prove cross country.

Andrea Garibbo

«Sono molto soddisfatto e non me lo aspettavo: nelle qualifiche del mattino non ho spinto fino in fondo e ho chiuso con il terzo tempo e questo mi ha dato grande fiducia – ha commentato lo spezzino Garibbo – e chiudere al terzo posto è il premio di tre anni di allenamenti dedicati a questo mondo. Sì, lo confesso, oggi mi sono proprio divertito».
Rispetto a ieri, l’entrata in gara di Garibbo ha fatto slittare di una posizione i diretti avversari: Martino Fruet (campione italiano cross country di e-mtb) del team Lapierre Trentino ha chiuso al sesto posto. Fuori dai dieci Marco Aurelio Fontana (13esimo) in giornata no sin dalle prime battute.

Martino Fruet

La prova femminile WES Bologna Appennino di oggi è stata la rivincita della francese Mélanie Pugin del BH E-Racing Team, ieri attardata dalla rottura della catena all’ultimo giro: dopo la partenza della gara nel centro storico di Castiglione dei Pepoli, il gruppo si è trasferito nel circuito cross country, da ripetere 6 volte, e al termine della prima tornata, la transalpina ha allungato sulla svizzera Nathalie Schneitter del team Trek Bosch, vincitrice nel round di ieri, staccandola di 52 secondi sotto il traguardo.

Melanie Pugin

«Ho la maglia di campionessa del mondo di specialità, ma anche quella di leader della Coppa del Mondo di e-MTB 2021, e sono molto soddisfatta della mia prova odierna – ha commentato a caldo la francese durante le fasi di controllo dei mezzi che i giudici UCI effettuano sulle bici a pedalata assistita dei primi cinque classificati – e naturalmente il mio obiettivo è mantenere questo stato di forma fino ai Mondiali di agosto». Ha completato il podio la austriaca Jacqueline Mariacher a un giro dalla vincitrice.

Jacqueline Mariacher

Si conclude la seconda tappa delle WES E-MTB World Series che assegna le leader jersey al francese Jerome Gilloux e alla connazionale Mélanie Pugin.
«Siamo estremamente soddisfatti dell’evento poiché organizzare una gara in questo momento non è facile per le ragioni di sicurezza – ha commentato Vito Piarulli, organizzatore locale della tappa Bolognese delle WES Series – ma abbiamo visto nelle prove di Mtb elettriche un grande potenziale, anche sotto il profilo di promozione territoriale del nostro Appennino».

CLASSIFICHE GARA 2

Donne
1 PUGIN Mélanie FRA BH E-RACING TEAM / BH / Brose 01:06:42
2 SCHNEITTER Nathalie SUI TREK BOSCH / Trek / Bosch +0:52
3 MARIACHER Jacqueline AUT E-TEAM MAGNETI MARELLI CHECKSTAR / Thok -1 lap
4 WISCHMANN Noa Natascha GER CASSIOPEIA RACING / Specialized / Brose -1 lap
3 PEPPER Karen GBR TEAM PEPPER / Lapierre / Bosch -1 lap
6 GALVANI Letizia ITA TEAM SUZUKI HYBRID / Thok / Shimano -3 Laps

Nathalie Schneitter

Uomini
1 GILLOUX Jerome FRA E-TEAM MOUSTACHE / Moustache / Bosch 58:35:00
2 RYF Joris SUI BERGSTROM WERKSMANNSCHAFT / Bergstrom +1:16
3 GARIBBO Andrea ITA HAIBIKE / Haibike / Yamaha +2:06
4 CAMOIN Francescu Maria FRA SPECIALIZED / Specialized / Brose +2:35
5 CHARMES Théo FRA TEAM CYCLISTE DU GOLF / Cube / Bosch +2:41
6 FRUET Martino ITA TEAM LAPIERRE TRENTINO / Lapierre / Bosch +3:39
7 CURE Alexandre FRA BH E-RACING TEAM / BH / Brose +4:20
8 MOSER Andreas SUI THÖMUS E-RACING TEAM / Thomus / Shimano +4:35
9 RAMOS GAMEZ Milton HON ROCKRIDER / Stilus / Bosch +4:37
10 VAN ECK Jeroen NED CST POSTNL BAFANG MTB RACING TEAM +5:01

Il circuito WES E-MTB World Series 2021 si trasferisce a Charade in Francia, nel circuito Clermont-Ferrand che ospiterà la terza tappa della Coppa del Mondo UCI di specialità nel week end del 17 e 18 luglio.

Per ulteriori informazioni worldebikeseries.com

Scegliere la taglia di una e-Mtb? Ecco qualche suggerimento…

Come scegliere la taglia di una e-Mtb?
Geometrie moderne, indecisione tra due taglie compatibili, reggisella telescopico con poca escursione o con troppa, un attacco manubrio corto o lungo, come fare?
Ci sono moltissime variabili che caratterizzano una e-Mtb e la taglia del telaio per la quale optare.
Scopriamole…

Scegliere la taglia



CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Le geometrie delle moderne Mtb ed e-Mtb hanno caratteristiche in comune, ovvero:
– tubo superiore lungo
– reach abbondante
– angolo di sterzo ridotto (cioè “aperto”)
– attacco manubrio corto
– movimento centrale basso
– lunghezza del carro quanto più contenuta possibile
– interasse relativamente lungo
Una geometria così caratterizzata impone una posizione in sella più centrale, ossia un assetto completamente diverso rispetto a quanto si vedeva fino a 5-6 anni fa.
Una bici di taglia M di 5-6 anni fa adesso è una S piccola, se non addirittura una XS…
Oggi il biker ha una posizione più centrale per compensare meglio gli spostamenti in avanti e indietro sulla sella e quindi stancarsi di meno nella guida e ridurre allo stesso tempo il rischio di ribaltamento, in discesa quanto in salita.
Quindi, si può andare più veloci con minore fatica e questo oggi vale per tutte le tipologie di e-Mtb.

La maneggevolezza tuttavia, rispetto a una volta, non è tanto inferiore, perché oggi le e-Mtb sono più basse, hanno un peso meglio distribuito, sospensioni più raffinate, senza dimenticare, infine, che le bici di oggi richiedono e invitano a posizionarsi in sella in modo diverso, favorendo proprio la maneggevolezza senza perdere in stabilità.

Scegliere la taglia

LA SCELTA
Le moderne tabelle fornite dai produttori sono molto dettagliate e più affidabili rispetto ad una volta.
La specificità di ogni bici ha portato le aziende a realizzare prodotti estremamente ingegnerizzati e molto raffinati.
Niente è lasciato al caso.
Sempre più taglie a disposizione e una naturale evoluzione di questi prodotti hanno fatto in modo che scegliere la taglia di una e-Mtb sia diventato un compito più facile per tutti gli utenti.
Quindi fate affidamento come prima cosa alla tabella delle taglie fornita dal produttore.

Se doveste essere a cavallo tra due taglie, ovvero se la tabella vi fornisse la possibilità di scegliere tra due, dovrete fare un’analisi critica sul vostro stile di guida e sul tipo di sentieri che andrete ad affrontare.
Quando si è indecisi tra due taglie è di fondamentale importanza tenere a mente queste due situazioni:

– scegli la taglia più piccola tra le due se ti piace una guida più reattiva, se preferisci una bici più maneggevole a una più stabile, se hai una guida molto attiva e prediligi percorsi tecnici e tortuosi;

– scegli una taglia in più se ti piace la stabilità, cerchi maggiore confidenza nella guida ad alta velocità e sul ripido e ti capita di girare su sentieri con molta pendenza.

A conferma di quanto detto sopra potete estrapolare le stesse considerazioni proprio dalla nuova concezione di taglie che sta portando avanti Specialized attraverso l’S-Sizing, ovvero, altezza del tubo piantone pressoché invariata, ma lunghezza della bici che cambia a seconda dell’altezza del rider o, appunto, dello stile di guida.

Scegliere la taglia

La sempre più diffusa volontà da parte dei marchi di realizzare telai con un’altezza del piantone quasi invariata, grazie alla diffusione e escursione sempre maggiore dei reggisella telescopici, con misure di reach, stack e orizzontali differenti, ben si adatta alla possibilità da parte degli utenti di scegliere la taglia di una e-Mtb in base all’altezza o alle esigenze di guida.

Qui di seguito trovate ulteriori consigli sulla scelta di manubrio e attacco manubrio per migliorare la confidenza di guida:

Come la larghezza del manubrio influenza la guida di una e-Mtb

L’attacco manubrio: come condiziona la guida di una e-Mtb?

WES 2021: Tutto pronto per la prima tappa a Bologna del World E-bike Series

WES Bologna Appennino – presented by Suzuki Hybrid è alle porte (5/6 Giugno) la starting list con oltre cinquanta tra atlete e atleti che sfrecceranno sui sentieri intorno a Castiglione dei Pepoli e Camugnano è ormai definita.
Nella prova femminile farà il suo debutto in stagione la svizzera Nathalie Schneitter del team Trek, campionessa del mondo di E-MTB nell’anno 2019 e vera favorita al doppio podio di Bologna.



l’atleta del team Specialized Sofia Wiedenroth non sarà presente per infortunio. E tra le defezioni dell’ultimo minuto anche quella di Kathrin Stirnemann, atleta Thömus, impegnata con la squadra nazionale svizzera.
La battaglia per la testa della classifica sarà quindi contro una coppia che ha già dimostrato di competere ad alto livello, come la campionessa del mondo di E-MTB in carica Mélanie Pugin della formazione BH, in vantaggio di soli 3 punti nel ranking mondiale sulla francese Karen Pepper del team Lapierre.

WES
Nathalie Schneitter del team Trek

In campo maschile c’è grande attesa per Marco Aurelio Fontana, portacolori della formazione Focus e bronzo olimpico a Londra 2012, e Andrea Garibbo del team Haibike, che entreranno in scena nel round di Bologna.
Dopo il suo debutto alla prima prova di Monaco, Roberto Fabbri del team Fantic sarà nuovamente protagonista in questo primo appuntamento italiano della stagione.

Marco Aurelio Fontana team Focus

Ritorna anche dopo il round monegasco, l’italiano Vittorio Gambirasio della formazione Lee Cougan. Guardando ai migliori piloti della classifica maschile, la sfida è aperta: il francese Jérôme Gilloux (Moustache) è in vantaggio di soli 10 punti, e dovrà guardarsi dagli attacchi alla sua maglia da leader di Joris Ryf del team Bergstrom.
Sarà una due giorni di gara interessante dal punto di vista tecnico.
I team dovranno pensare alla preparazione della bici, cercando di trovare il giusto assetto per i tracciati appenninici. I motori delle e-mtb funzionano tutti entro limiti prestabiliti, ma la scelta delle sospensioni e dei pneumatici è fondamentale per mantenere alte le prestazioni delle bici per tutta la durata della gara.
Senza contare che le condizioni atmosferiche potrebbero giocare un ruolo importante nel determinare il risultato finale.

DAGLI SCI ALL’E-BIKE, PETER FILL A WES BOLOGNA APPENNINO
Peter Fill, il jet azzurro vincitore di due medaglie iridate e di tre Coppe del Mondo di specialità dello sci alpino, è l’atteso ambassador dell’evento: «L’idea di una gara di mountain bike elettriche come WES Bologna Appennino mi è piaciuta fin da subito: le e-bike stanno avendo un grande successo, riescono a coinvolgere e ad avvicinare tante persone all’attività all’aria aperta e al mondo del ciclismo – continua il l’ex azzurro dello sci altoatesino – ho sempre usato la mountain bike, anche quando gareggiavo, per migliorare la postura e l’equilibrio e poi perché è un mezzo molto divertente e stimolante».

TUTTO QUELLO CHE SERVE SAPERE
La conferenza stampa di presentazione di WES Bologna Appennino – presented by Suzuki Hybrid si terrà domani 4 giugno alle 11:00 a Bologna nella magnifica e suggestiva location del Complesso della Basilica di San Luca, dove autorità locali e partner daranno il via a questa due giorni elettrizzante.
Il quartiere generale dell’evento sarà a Castiglione dei Pepoli, in Piazza della Libertà – il centro storico del paese – dove è anche posizionata la partenza delle due gare: sabato il primo round alle ore 15:50 e domenica la partenza alle ore 15:00.

Per informazioni: www.worldebikeseries.com
Comitato organizzatore locale: Rew Events www.rewevents.com

Sta per arrivare la nuova Thok Mig-R: di che colore la volete?

La gamma all-mountain di casa Thok cresce: l’azienda piemontese di e-Mtb è al lavoro sulla nuova Thok Mig-R.
Ancora non è stata svelata la data del lancio ma si sa già che la bici, appena disponibile, sarà in pronta consegna.
Nel frattempo, Thok chiede aiuto agli appassionati: potete collaborare al progetto della nuova e-Mtb, aiutando a scegliere il colore.
In che modo? Potete scoprirlo nel
COMUNICATO UFFICIALE.
VM



Novità in casa THOK: si allarga la gamma con una nuova MIG-R che verrà lanciata a breve.
Nel frattempo, il brand di Alba invita tutti gli appassionati a collaborare nella scelta della nuova colorazione.

Thok Mig-R

La nuova e-Mtb che Thok si appresta a lanciare sul mercato sarà la versione super accessoriata della sua celebre MIG.
La bike, che affiancherà la MIG 2.0, si chiamerà MIG-R ed amplierà la gamma dell’inconfondibile all-mountain, la più amata portabandiera del brand piemontese.

A quando il lancio?
Poche le anticipazioni: si sa che sarà sicuramente nei prossimi mesi e che tutti gli esemplari disponibili saranno in pronta consegna.

Nell’attesa THOK ha pensato di coinvolgere i tanti appassionati del brand a diventare parte attiva del nuovo progetto.

SEI COLORI TRA CUI SCEGLIERE
Collegandosi a questo link, sarà possibile votare la preferita tra le 8 livree proposte per la nuova Thok MIG-R .

Thok Mig-R

Tutti i fan del brand, non solo i THOKers, avranno la possibilità di dire la loro e contribuire a determinare il colore della nuova bici.

Basterà rispondere a poche semplici domande, selezionare il colore preferito e convalidare la scelta.
Coloro che parteciperanno attivamente al sondaggio riceveranno in anteprima notizie sull’arrivo della nuova bici (che, ricordiamo, sarà disponibile da subito) e sulle altre novità in arrivo dal brand italiano.

Per approfondimenti sulle bici Thok, il sito ufficiale è www.thokbikes.com.
Potete poi dare un’occhiata anche al nostro archivio articoli.

Qui sotto, vi ricordiamo l’ultima novità presentata da Thok:

Thok e-bikes lancia la Tk01 R: specifiche e prezzo

VIDEO – La taratura delle sospensioni secondo Trek: poche semplici regole…

Le mtb e e-mtb hanno sospensioni estremamente sofisticate e richiedono una regolazione  specifica per ogni singolo ciclista.
Abbiamo trattato quest’argomento nell’articolo come evitare gli errori più comuni sul setup delle bici.
Entrando più nel dettaglio, scopriamo come sia importante seguire il processo evidenziato in questo video per assicurare che la tua nuova bici funzioni per come è stata disegnata.



Segui questi semplici passaggi per ottimizzare la performance della tua sospensione.
I settaggi forniti sono suggerimenti da cui partire, non regole rigide che ogni atleta deve rigorosamente seguire.
Trek ha pensato di realizzare una guida di riferimento per un primo setup delle sospensioni, utile per ogni Mtb e e-Mtb.
Per i fortunati possessori di una bici Trek, l’azienda americana ha messo a disposizione un nuovo calcolatore, in grado di fornire valori di partenza molto più accurati (lo trovate qui).

taratura delle sospensioni secondo Trek

La guida passo-passo sulla taratura delle sospensioni secondo Trek:
1. Per garantire la precisione, la taratura dell’abbassamento deve essere eseguita indossando l’abbigliamento di guida completo di scarpe e casco e il resto dell’attrezzatura.
2. Impostate lo smorzamento al massimo “aprendo” completamente la manopola blu sulla forcella in senso antiorario e la leva blu sull’ammortizzatore in senso antiorario.
3. Utilizzare la calcolatrice per sospensioni Trek per individuare i PSI iniziale in base alla bici e al tuo peso e utilizzare la pompa per ammortizzatori per impostare i PSI di partenza di conseguenza.
4. Con la pompa collegata, spingere con decisione verso il basso la sella per attivare l’ammortizzatore. Controllare il manometro e regolare nuovamente i PSI se necessario.
5. Salire in bicicletta facendola tenere a un amico o appoggiandola contro una parete. Spostare gli o-ring in gomma su forcella e ammortizzatore portandoli contro le guarnizioni.
6. Scendere con cautela dalla bici, senza comprimere ulteriormente la sospensione. Appoggiare la bici da un lato può agevolare l’operazione.

7. Misurare la distanza in millimetri tra o-ring e guarnizioni. Questa è la misura dell’abbassamento.
8. Utilizzare la calcolatrice per sospensioni Trek per trovare la misura di abbassamento ideale in millimetri. Se l’abbassamento non è entro i 2-4mm rispetto alla misura consigliata, usare la pompa per ammortizzatori per regolare i PSI. Aggiungere aria se l’o-ring si è allontanato troppo. Usate la valvola di sfiato per far uscire l’aria se l’o-ring non si è spostato abbastanza.
9. Utilizzare la calcolatrice per sospensioni Trek per trovare la taratura consigliata del ritorno.
10. Ruotare le manopole rosse sulla forcella o sull’ammortizzatore completamente in senso orario nella posizione di chiusura. Da qui, ruotate la manopola rossa in senso antiorario secondo il numero di clic consigliato.

11. Ora la configurazione è tarata, ma ricorda che questo è solo un punto di partenza. Prova a fare un breve giro di prova con molti dossi. Se ti sembra che l’ammortizzatore sia sotto sforzo o che la forcella sia un trampolo a molla, riduci il ritorno ruotando la manopola di 1-3 click in senso orario. Se ti sembra che l’ammortizzatore o la forcella rimangano schiacciati o non recuperino completamente dopo un dosso, aumenta il ritorno ruotando la manopola rossa di 1-3 click in senso antiorario.
12. Dopo qualche prova, controlla la taratura delle sospensioni misurando la distanza tra gli o-ring e il corpo dell’ammortizzatore o la parte inferiore della forcella. Dopo una normale uscita, la distanza dell’o-ring deve corrispondere alla corsa specificata per il tuo ammortizzatore o la tua forcella. Se non si raggiunge questa corsa, si consiglia di provare a ridurre il PSI. Se l’o-ring ha troppa escursione, o scivola sul corpo dell’ammortizzatore, si consiglia di aumentare i PSI.
13. Ricorda che le preferenze e lo stile di guida individuali sono fattori importanti per determinare la taratura più adatta a te. Provare con diversi livelli di abbassamento e di ritorno fino a trovare la combinazione che corrisponde meglio al modo in cui guidi la bici.

Per ulteriori informazioni trekbikes.com

Piattaforma Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL? Ecco le differenze…

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL?
Ovvero, Orbea Rise o Specialized Turbo Levo SL / Kenevo SL?
Sono certamente le tre e-Mtb leggere più desiderate del momento, ma in cosa differiscono?
La Specialized Levo SL ha portato ad un altro livello questa categoria, l’Orbea Rise si è intromessa dimostrando di essere altrettanto innovativa e infine è arrivata la Kenevo Super Light che sta definendo nuovi standard di guida in discesa per le e-bike da enduro.

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL



Due sistemi integrati di motore e batteria, tre modelli esclusivi con similitudini ma anche molte differenze nel tipo di utilizzo, scopriamole insieme nel video qui di seguito:

Iniziamo nel dire che l’Orbea Rise e la Specialized Turbo Levo SL sono le due e-Mtb leggere che si assomigliano di più per tipo di utilizzo, escursione e geometria.
Chiaramente ognuna di loro ha delle peculiarità, che vi invitiamo a scoprire nei rispettivi articoli test (Orbea RiseLevo SL), ma, in generale, sono estremamente maneggevoli e piacevoli da guidare per via del peso ridotto, baricentro basso e geometrie equilibrate, tipiche delle all-mountain.
La Specialized Kenevo SL utilizza la stessa piattaforma della Levo SL ma si allontana un po’ dalle altre perché è stata pensata quasi unicamente per andare forte in discesa.

La differenza più evidente tra la Rise e la Levo SL è in salita per via delle due piattaforme utilizzate, ecco perché approfondiremo l’argomento Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL.

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL

CARATTERISTICHE TECNICHE
La piattaforma Shimano EP8 RS (Rider Synergy) della Orbea Rise utilizza un EP8 leggermente depotenziato con 60 Nm di coppia, invece che 85 Nm, batteria da 360 Wh integrata e Range Extender da ben 252 Wh per un totale di 612 Wh.
Il sistema Specialized Turbo SL ha invece un motore che sviluppa fino a 35 Nm di coppia, batteria da 320 Wh integrata e Range Extender da 160 Wh per un totale di 480 Wh.

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL

SOFTWARE
Per lo Shimano EP8 RS c’è la possibilità di personalizzare i 3 livelli di assistenza Eco, Trail e Boost con l’app e-tube e in più ci sono due profili ben distinti.
Il primo rende la Rise molto più efficiente e garantisce un’autonomia di tutto rispetto facendo molto affidamento sulle doti atletiche del biker.
Il secondo profilo si avvicina molto ad una e-bike tradizionale, utilizzando tutti i 60 Nm di coppia a disposizione.

Se parliamo di personalizzazione dell’assistenza, la piattaforma Specialized è ancora ad un livello superiore.
L’app Mission Control permette di regolare moltissimi parametri in modo da cucirsi addosso i 3 livelli di assistenza Eco, Trail e Turbo, oltre ad avere una connessione e interfaccia più rapida e pratica di quella Shimano.

SHIMANO EP8 RS O SPECIALIZED TURBO SL? QUALI DIFFERENZE?
L’Orbea Rise con il suo EP8 RS riesce ad essere due e-Mtb.
Gestendo l’assistenza con il software, nel Profilo1 il biker riceve poco supporto da parte del motore, permettendo però di coprire giri di circa 2000 metri di dislivello con la sola batteria integrata, chiaramente gestendo l’assistenza in Eco e a tratti Trail.
Nel Profilo2 si riescono a sfruttare 60 Nm che nella maggior parte delle situazioni sono più che sufficienti per affrontare anche le salite tecniche e ripide tipiche delle e-Mtb tradizionali.
In questo profilo però l’autonomia scende inevitabilmente garantendo comunque un’uscita in pausa pranzo con circa 1000 metri di dislivello (in Trail/Boost).

Il sistema Specialized Turbo SL è super efficiente, ma manca un po’ di coppia per farne un utilizzo da e-bike tradizionale (cioè affrontando salite molto ripide e tecniche), anche se siamo allenati.
Bisogna programmare i giri come se fossimo su una Mtb, allora sfrutteremo quel poco di assistenza in più che ci permetterà di risparmiare tempo ed energie da sfruttare poi in discesa.
Il vantaggio che offre la piattaforma Turbo SL è evidente quando si percorrono sentieri veloci o con continui rilanci oltre la soglia dei 25 km/h.
Oltre questa soglia il motore SL ha veramente poca resistenza da spento soprattutto se paragonato all’EP8 RS o ai motori “Standard”.

COME VANNO LE TRE E-MTB?
Orbea Rise e Specialized Levo SL sono agili, maneggevoli e capaci di affrontare anche i sentieri di montagna più tecnici.
Divertenti e vivaci anche quando la pendenza è poco marcata.
Stabili quanto basta per affrontare anche i trail più veloci e scassati dei bike park.
Hanno un bel bilanciamento generale.
La situazione, in discesa, cambia totalmente quando prendiamo la Specialized Kenevo SL.

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL

In salita si sente che è una e-Mtb pensata per la discesa.
L’ideale è salire su sentieri battuti, così l’efficienza da parte del motore e l’autonomia restano alte.
Si sale svelti e una volta in cima l’approccio che si ha con la velocità raggiunge una nuova dimensione.
Su sentieri pianeggianti e articolati soffre un po’ per via delle geometrie rivolte alla discesa e per la generosa escursione (170 mm).

Invece, il tecnico e scassato con forte pendenza e il veloce riescono ad esprimere tutte le qualità della Kenevo SL.
In discesa è tutt’altra cosa rispetto alle altre due.
È una e-Mtb da enduro che offre sensazioni di maneggevolezza simili ad una Mtb con il vantaggio di offrire ancora maggior stabilità e sicurezza su smosso e veloce, una vera macchina da discesa.

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL

IN CONCLUSIONE
Mettendo da parte le capacità specifiche delle tre contendenti e concentrandoci sulle due piattaforme viene fuori che l’Orbea Rise con il suo EP8 RS risulta essere una e-Mtb leggera che può trasformarsi anche in e-Mtb per brevi uscite.
Le due Specialized con motore Turbo SL sono e-Mtb leggere che possono essere utilizzate quasi come Mtb per via della pochissima resistenza del motore da spento o se usato su sali e scendi veloci.

Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL

Vi abbiamo descritto che comportamento hanno i due sistemi e, in generale, le caratteristiche delle tre bici. Adesso spetta a voi, in base alle esigenze, capire se indirizzarvi sulla piattaforma Shimano EP8 RS o Specialized Turbo SL.

Se ve lo siete perso vi riproponiamo quest’altro confronto tra Rise e Levo SL:

Orbea Rise contro Specialized Turbo Levo SL: quale scegliere e perché?

TEST – Specialized Turbo Levo SL Expert Carbon: elettrica quando serve

VIDEO – Orbea Rise: non è una e-Mtb, bensì due…

VIDEO – Specialized Turbo Kenevo SL: nuova definizione di enduro “elettrico”

VIDEO – Thok e Mercedes-Benz presentano: “Carico la bici in auto e si va. O no?”

Come si carica una e-bike in auto? Magari per tanti però non è così scontato e facile, soprattutto quando si parla di e-mtb che pesano oltre i 20KG.
Per questo Thok e Mercedes-Benz hanno pensato a un video tutorial che dà qualche dritta.
Vi lasciamo al comunicato ufficiale e al video realizzato, simpatico e allo stesso tempo utile.
SC



COMUNICATO UFFICIALE

Ok, alzi la mano chi non l’ha mai fatto? Dove sono i duri e puri che alle raidate ci vanno solo in bici? Ma dai: tutti abbiamo tirato giù i sedili dell’auto, lottato con coperte e teli copri-sedili, rimosso ruote, sganciato perni e… imprecato per le macchie di grasso, perché la bike non ci sta, perché forse bisognava metterla al contrario, perché domani-mi-compro-un-porta-bici e così via.
In maniera semi-seria (o forse no) THOK presenta un tutorial che spiega come caricare correttamente la propria e-mtb su un mezzo a quattro ruote.
Lo fa utilizzando un van Mercedes-Benz, un partner con cui condivide da tempo finalità ed idee.

Mercedes-Benz, infatti, è stata l’azienda che per prima ha creduto nelle potenzialità dell’allora start-up cuneese, ed ha deciso di affiancare e supportare il giovane brand in un momento in cui il nome “THOK E-Bikes” era sconosciuto.
Mercedes-Benz si è occupata di fornire a THOK tutti i veicoli necessari agli spostamenti di personale e di attrezzatura, garantendole sicurezza, comodità e grande capacità di carico.
Il vano dello Sprinter, ad esempio, il mezzo aziendale che THOK utilizza per gli eventi e le fiere, può caricare fino a 17 bici THOK oltre a tutto il materiale espositivo, che per un’azienda come questa comprende 4/5 gazebo, pareti, bandiere, roll up e l’attrezzatura meccanica, con grandi cassette porta-attrezzi e cavalletti espositivi.
Invece, nel Classe V, l’auto della flotta, THOK si sposta in viaggio e trasporta spesso un bel numero di biciclette.

TANTO IN COMUNE
Pur provenendo da ambiti differenti (veicoli e biciclette), sono molti gli aspetti che accomunano THOK e Mercedes-Benz: la ricerca dell’eccellenza tecnica ad ogni costo, la passione per le alte prestazioni e l’amore per lo stile e l’innovazione. Ma anche, la serietà di intenti, un certo rigore nel perseguire i rispettivi obiettivi e, soprattutto, la passione per lo sport.
Ricevere la fiducia di un marchio storico così solido ed imponente ha sicuramente dato impulso al giovane brand di Alba, contribuendo anche alla sua crescita aziendale: un modello di riferimento di efficienza ed un’icona di classe da cui trarre, ogni giorno, insegnamento ed ispirazione.

Per ulteriori informazioni thokbikes.com

Proteggere la bici dal furto? Arriva l’assicurazione Bikeplatinum

Ricordate l’articolo su come evitare il furto? Oggi c’è finalmente un’ulteriore rassicurazione per i ciclisti moderni che utilizzano la bici per gli spostamenti di tutti i giorni, l’assicurazione Bikeplatinum.
SC

COMUNICATO UFFICIALE

Da oggi, chi sceglie di acquistare una bici Scott o Bergamont potrà usufruire di uno sconto sulla polizza assicurazione Bikeplatinum per proteggere la bici dal furto, anche se questo avviene in strada.
Il furto della bici è una delle principali paure di tutti gli appassionati e secondo una recente indagine rappresenta un vero e proprio deterrente all’acquisto per chi la vorrebbe utilizzare in città come mezzo di trasporto.
E’ proprio per questo che Scott ha deciso di avviare una partnership con Bikeplatinum.

Proteggere la bici dal furto



I clienti Scott possono personalizzare la propria polizza assicurazione Bikeplatinum scegliendo tra due diverse opzioni:
– Light: la soluzione ideale per chi ha bisogno di proteggere la bici dal rischio di furto.
In caso di sinistro Bikeplatinum restituisce una bici identica a quella assicurata.
Comfort: il pacchetto per chi, oltre al furto, vuole proteggere la propria bici dai danni ai componenti (anche elettrici nel caso di e-bike) e aggiungere la protezione infortuni, per pedalare senza pensieri.

COME RICHIEDERE UN PREVENTIVO
Per ricevere un preventivo, e successivamente attivare la polizza, è necessario iscriversi a Ciclo Registro, il primo database di biciclette centralizzato e patrocinato da ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori), in collaborazione con comuni e forze di polizia.
Registrando la bici verrà generato il Certificato Digitale di Proprietà, che al suo interno riporta sia i dati della bici (ad esempio numero di telaio, marca, modello) sia i dati del proprietario. Inoltre, ogni volta che viene registrata una bici, Ciclo Registro genera un CicloID, composto da 7 caratteri alfanumerici, che sarà il codice identificativo della bicicletta.
A questo punto basterà inserire il CicloID e la data di nascita direttamente nel preventivatore di Bikeplainum per calcolare il preventivo.

Per maggiori informazioni sull’assicurazione Bikeplatinum:
24hassistance.com
scott-sports.com

VIDEO – Orbea Rise: non è una e-Mtb, bensì due…

Vi abbiamo presentato l’Orbea Rise con un breve short test che, in parte, ha descritto già le enormi potenzialità di questa e-Mtb ma dopo molti mesi di utilizzo è arrivato il momento di entrare nei dettagli e svelarvi tutte le doti di questo oggetto che, a prima vista, non la dice tutta.
In realtà l’Orbea Rise non è una e-Mtb, bensì due…

Orbea Rise



Chiaramente guardi la scheda tecnica e ti colpiscono due dati su tutti: la leggerezza, 16,7 Kg (rilevati in taglia M), e l’insieme motore e batteria ridotti rispetto ad una tradizionale e-bike, parliamo di 60 Nm di coppia max e 360 Wh a disposizione della batteria integrata.
Provandola così a lungo abbiamo scoperto che i due profili del software sviluppati con Shimano, uniti alla ridotta massa della Rise, offrono due possibilità di utilizzo completamente differenti.
Prima di tutto vi lasciamo al video e continuando a leggere approfondiremo i dettagli tecnici e gli aspetti dinamici di questa sorprendente e-Mtb.

– DETTAGLI TECNICI TELAIO
– Geometria
Di base è una Orbea Occam.
L’angolo di sterzo da 66° (variabile di 0,5° attraverso un flip chip) in abbinamento a una forcella Fox 36 da 150 mm la rende agile quanto basta e stabile sul ripido.
L’angolo del piantone è piuttosto verticale, 77°, che facilita l’azione sui pedali sui tratti più ripidi e aumenta il reach, da 450 mm in taglia M, in favore della stabilità.
Completa il quadro la lunghezza del carro di 445 mm.

– Assetto in sella
Personalmente ho avvertito la sensazione che tutto è dove dovrebbe essere e la larghezza del manubrio tagliato a 770 mm unita alla lunghezza di un attacco da 40 mm sono perfette per le mie esigenze di guida.
Il reggisella telescopico Fox Transfer da 150 mm di travel è adeguato alla taglia M e si riesce a trovare facilmente l’altezza di sella corretta (70 cm nel mio caso).

Orbea Rise

– Cura costruttiva
Orbea continua a migliorare da questo punto e lo conferma l’attenzione riposta al passaggio interno dei cavi, interamente guidato, l’attenzione al posizionamento di protezioni per il telaio e c’è anche la possibilità di personalizzare la colorazione attraverso il programma MyO.
Cura costruttiva e praticità anche grazie alla possibilità di inserire una borraccia o un Range Extender appositamente sviluppato da ben 252 Wh!

Orbea Rise

– Tuning ammortizzatore
La sospensione con pivot concentrico all’asse posteriore viene gestita molto bene in abbinamento al Fox Float Dpx2, riuscendo ad essere reattiva alle piccole sollecitazioni, più sostenuta nella parte centrale del travel e progressiva nel finale.
Mette a proprio agio sin da subito e solo se la vogliamo indirizzarla di più alla discesa verrebbe voglia di avere un po’ più di sensibilità iniziale.
– Posizionamento ammortizzatore
Posto sotto il tubo superiore è facilmente raggiungibile anche in sella e ben protetto da detriti e sporco.

Orbea Rise

– Autonomia batteria
L’alta efficienza del motore Shimano EP8 RS riesce a sfruttare al meglio la ridotta capacità della batteria integrata nel tubo obliquo (360 Wh).
L’Orbea Rise è in realtà due e-Mtb, c’è il profilo a basso consumo che permette di affrontare moltissimo dislivello percorrendo medie superiori ad una Mtb normale.
L’altro profilo sfrutta in modo più classico la potenza del motore (seppur ridotta a 60 Nm) e consuma chiaramente di più, ma può permetterti un utilizzo che è del tutto simile ad una e-Mtb tradizionale grazie all’ottimo rapporto peso/potenza.

I risultati di dislivello effettuato e batteria residua che abbiamo ottenuto, considerando le difficoltà tecniche delle salite su cui abbiamo pedalato, sono di tutto rispetto e onestamente mi hanno sorpreso.
Con il range extender si arriva alla soglia dei 3200 m di dislivello “agevolmente”.
La batteria Rise RS 21700 utilizza celle Tesla che allungano la durata e le prestazioni della batteria: secondo Orbea, dopo 500 cicli di ricarica, la batteria Orbea RS mantiene ancora un 80% di capacità contro un 60% di una batteria standard.

– Peso telaio e/o bici
Abbiamo rilevato 16,7 Kg con porta borraccia, senza pedali, senza Range Extender, in taglia M e tubeless.
E’ un risultato molto buono, ottenuto con un telaio più leggero (rispetto a quello della Turbo Levo SL), un motore pari al quello delle e-Mtb tradizionali solo leggermente depotenziato.
I componenti utilizzati spiccano per finitura e leggerezza anche se più che adeguati per un uso trail/enduro.

– Prezzo telaio e/o bici
Il prezzo della Orbea Rise M Team è di 8999 €, in particolare la versione per EBIKECULT.IT è vicina ai 10 000 € per via di alcuni elementi ulteriori di personalizzazione.
C’è da dire che è un prezzo esclusivo, così come il progetto e la componentistica e riteniamo che sia allineato alla concorrenza anzi, offre livelli di personalizzazione ulteriori.
– Garanzia telaio
Orbea offre la garanzia a vita sui telai per il primo proprietario.

Orbea Rise Orbea Rise

– COMPORTAMENTO IN SALITA
Due profili di assistenza del motore che si traducono in due e-Mtb.
A prescindere dalla modalità di utilizzo (spenta, eco, trail e boost) l’Orbea Rise può avere due diverse gestioni di erogazione della potenza.
Due i profili preimpostati di assistenza elettrica: il profilo 1, studiato per pedalate su terreni scorrevoli e con pendenze ridotte e il profilo 2, per gli impieghi più impegnativi, senza dimenticare le possibilità di personalizzazione offerte dall’app Shimano E-Tube Project.
Una è meno invasiva e rispecchia più lo sforzo del biker, l’altra invece è più classica da e-bike e offre maggior supporto anche nelle fasi di difficoltà del biker.
Da questi profili, risultano due Orbea Rise completamente differenti.
Nel profilo 1 possiamo beneficiare di un’assistenza che permette di fare molto dislivello andando più veloci ma pianificando e percorrendo gli stessi sentieri che faremmo con una Mtb tradizionale.

Nel profilo 2 l’assistenza alla pedalata è tipica delle e-Mtb, tanto supporto e una guida in salita che è totalmente differente.
Si possono pianificare e affrontare anche i sentieri più impervi beneficiando di una spinta che non mette mai in difficoltà ma anzi è più che adeguata ad affrontare ogni tratto tecnico.
Due profili, due bici.
In uno è poco più di una Mtb, nell’altro è una e-Mtb.

Equilibrata e pedalabile anche a motore spento se la pendenza non è eccessiva e il terreno è scorrevole.
Sulle salite lunghe la posizione in sella è buona e confortevole.
Sui tratti più ripidi e tecnici, la geometria ben bilanciata unita alla leggerezza permettono manovre difficilmente replicabili con altre e-Mtb.

– COMPORTAMENTO IN DISCESA
Qui si va un po’ in confusione perché siete saliti velocemente e in discesa vi aspettereste di rinunciare a qualcosa, invece è agile, leggera e facile come una Mtb da trail/enduro.
Si guida più come una Mtb che come una e-Mtb.
Non a caso troviamo anche componenti da Mtb, non abbiamo la forcella Fox 36 studiata per le e-bike.
Effettivamente sembra di essere in sella ad una Mtb tradizionale in discesa.

Orbea Rise

È montata con componenti al top, pesa come una enduro economica ma è molto più efficace per via della qualità dei componenti.
Se vi piace la stabilità delle e-Mtb classiche qui potreste restare delusi perché questa va guidata e vuole essere guidata.
Facile da alzare in manual, si ferma in spazi brevi e freni e sospensioni non vanno in crisi facilmente come sulle normali e-Mtb.
È super divertente e precisa nella guida.
Attenzione Mtb da enduro…

Orbea Rise

– COMPORTAMENTO SUL PEDALATO
In pianura, quando si superano i 25 km/h si riesce ancora a pedalare.
Ma anche in salita quando siamo ancora freschi si riesce a salire per via della sua efficienza in pedalata e della sua leggerezza.
Sali e scendi, con rilanci oltre i 25 km/h non sono ancora quelli di una Mtb ma sono comunque divertenti e si è invogliati a tenere alta la velocità.

In conclusione…
Possiamo affermare che l’Orbea Rise è una e-Mtb super leggera che all’occorrenza può essere anche una e-Mtb tradizionale.
È una e-Mtb leggera con tutti i vantaggi di essere maneggevole, divertente ed estremamente pronta agli input del biker.
Garantisce andature da Xc per moltissimi metri di dislivello offrendo in discesa le capacità di una enduro.
È anche una e-Mtb capace di arrampicarsi ovunque grazie all’ottimo rapporto peso/potenza ma con gli ovvi limiti dell’autonomia…

Orbea Rise

Specialized non è stata la prima a proporre una e-Mtb leggera, ma ha sicuramente dato una nuova impronta a questa categoria ma adesso che è arrivata l’Orbea Rise gli altri marchi ci penseranno due volte prima di scegliere in che direzione andare: e-Mtb tradizionale, e-Mtb leggera o entrambe in un’unica bici?
Due e-Mtb in una è un progetto complicato da realizzare ma Orbea con la Rise secondo noi c’è riuscita in modo egregio…

Per ulteriori informazioni Orbea.com

Abbiamo condotto un confronto sull’esperienza maturata tra la Specialized Turbo Levo SL e l’Orbea Rise, date un’occhiata:

Orbea Rise contro Specialized Turbo Levo SL: quale scegliere e perché?

Specialized Turbo Levo 2022: arriva anche la versione Expert

La Specialized Turbo Levo 2022 è l’ultimo passo di un’evoluzione iniziata 5 anni fa.
Quando Specialized è entrata in capo e-bike lo ha fatto non da pioniera, ma ha scelto una strada solitaria: progettare telaio, motore, batteria e software in casa.
Ve l’abbiamo mostrata in anteprima in questo articolo.

Specialized Turbo Levo Expert 2022



Inizialmente era stato deciso di importare solo i modelli S-Works e Pro.
La gamma però si è ampliata e adesso è disponibile anche la versione Specialized Turbo Levo Expert 2022.
Diamo un’occhiata ai dettagli:

Specialized Turbo Levo Expert 2022

Il telaio è sempre full carbon 11m, che adotta ruota anteriore da 29″ e posteriore da 27,5″ con escursione rispettivamente di 160 mm e 150 mm.
Le caratteristiche di motore e batteria restano le medesime delle versioni S-Works e Pro, con il motore Specialized Turbo Full Power System 2.2 e 700 Wh di batteria.

Specialized Turbo Levo Expert 2022

A cambiare è l’allestimento nel quale troviamo:
sospensioni Fox Performance Elite
– freni Sram Code RS
– manubrio in alluminio
– trasmissione mista Sram X01 – GX
– ruote Roval Traverse 29″ e 27,5″
Specialized Turbo Levo Expert 2022
Le taglie disponibili sono ben 6 per la versione Expert carbon/smoke/black, cioè dalla S1 alla S6, mentre per la colorazione maroon/black sono 4, dalla S2 alla S5.

Specialized Turbo Levo Expert 2022

Il prezzo della Specialized Turbo Levo Expert 2022 scende a 9299€
Per ulteriori informazioni specialized.com

Se avete la “vecchia” e siete curiosi di capire cosa cambia date un’occhiata qui:

Compro la nuova oppure “potenzio” la precedente? Ovvero Turbo Levo 2022 VS 2019